Zirkzee: “Leao mi vuole al Milan? Non lo so, ma i rumors…”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Zirkzee spedisce al mittente le voci di calciomercato, anche quelle che riguardano il Milan e che sono piaciute a Rafael Leao

La stella di Joshua Zirkzee sta illuminando la Serie A in questo inizio di stagione, tanto da meritarsi le prime voci di calciomercato. A quella che riguarda il Milan, anche Rafael Leao ha messo like: cosa ne pensa il gioiellino del Bologna? Joshua Zirkzee si è raccontato ai microfoni della Gazzetta dello Sport.

Zirkzee, Leao, il Milan e Gullit

Alle domande sul calciomercato e sulla voce dell’interesse del Milan, Joshua Zirkzee ha risposto così:

ZIRKZEE E IL MILAN: «Anche se è accaduto solo in Italia, qualcuno per i miei capelli mi ha paragonato a Ruud Gullit o a Pierre Van Hooijdonk, il papà di Sidney. Ma io sono Joshua. Solo Joshua. Leao ha messo un like su una notizia di apprezzamento del Milan nei miei confronti? Non lo so, ma non mi interessano questi rumors… Io so che quando giro nel centro di Bologna tanti mi fermano e parliamo. Ieri, dopo una foto, un ragazzo mi ha detto “A Firenze gol eh! Io domenica ci sono”. Ecco: io cerco sempre di giocare bene perché la gente non la voglio deludere».

GESTIRE LA PRESSIONE: «Prima della gara la sento molto: proprio perché non voglio deludere il mio allenatore, i compagni, la gente che grida il mio nome e quello del Bologna. Prima sento l’agitazione nel voler fare le cose per bene, il fuoco addosso: quando inizia la gara torno quello di sempre e quel fuoco lo esprimo a modo mio».

“MILAN, QUANTO TI PIACE ZIRKZEE!”: IL QUOTIDIANO LANCIA L’IPOTESI

Leader a Bologna

Alla sua prima, vera stagione da titolare con la maglia del Bologna, Joshua Zirkzee ha già convinto tutti: addetti ai lavori, allenatore e compagni di squadra.

IL RUOLO: «Sono un nove e mezzo? Sì, mi piace come idea. Da più piccolo ho giocato anche da numero 10, nei baby del Feyenoord, o anche da 11 nel Den Haag. Dove mi mette Motta, sto. Mi piace poter giocare la palla, ecco… Con Arnautovic avevamo e abbiamo un bellissimo rapporto: quando ho fatto il primo gol in questa stagione, la prima telefonata è stata di Marko. Non mi vergogno a dire che sono stato felice quando è andato all’Inter: si è liberato un posto (sorride, ndr). Cosa mi ha detto? “Adesso è il tuo turno”. Dopo le vacanze sono tornato ad allenarmi e mi sono detto: fai tutto quel che devi fare per non deludere nessuno. Credo di essere cresciuto. Da piccolino guardavo Ibra, Ronaldinho, Ronaldo il Fenomeno, Van Basten, poi ho giocato con Lewandowski e Arnautovic: ma a questi ultimi due non ho mai chiesto pareri o trucchi. Li ho guardati. Ho assorbito nozioni, giocate. E il resto l’ho messo io, di mio».

L’ALLENATORE ED I COMPAGNI: «Bella domanda. Motta è Motta. Ci fa guardare sempre avanti o più in alto, ma Motta è il Coach. Punto. Se mi chiede com’è Orsolini, io dico matto, fa lo stupido e gol. Se lei mi chiede di Aebischer dico non sbaglia un pallone, intelligente e leader. Se vuole sapere di Saelemaekers dico che parla molto, “molesto” e gran giocatore. Se dici De Silvestri rispondo leader, musica e la più gradevole persona al mondo. Ma Motta è il mister. E basta. Io? Divertente, pazzo, creativo».

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