Wenger analizza il Mondiale: “Addio dribbling, chi corre di più è già a casa”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Nell’uscita odierna, La Gazzetta dello Sport ha pubblicato un’analisi di Arsene Wenger. L’ex allenatore dell’Arsenal, con gli altri tecnici Fifa ha spaziato su vari argomenti strettamente legati al gioco del calcio. Questo il testo completo.

Si vince con le ali: al centro non si sfonda più. Però segnare è sempre più difficile, come tirare in porta, perché le difese sono più organizzate, “corte” e protette di un tempo. Il portiere oggi sembra il vecchio libero, “l’undicesimo giocatore” sottolinea Arsène Wenger, capo del calcio della FIFA. Sono quasi scomparsi gli “uno contro uno” in favore di un gioco collettivo. E tanti corrono, probabilmente male, se è vero che le squadre con più chilometri percorsi sono già fuori e quella che corre di meno, l’Argentina, è ai quarti. L’Argentina però ha Messi che, per fortuna, sfugge a tutte le classificazioni da laboratorio.

Ieri la Fifa ha presentato il report tecnico relativo alla fase a gruppi, il lavoro svolto da Wenger con i tecnici Jurgen Klinsmann, Cha Du Ri, Pascal Zuberbuhler e il nostro Alberto Zaccheroni. Un quadro interessante, ma un po’ preoccupante se davvero il calcio continuerà a perfezionare soprattutto la fase difensiva. Wenger sottolinea come nessuno abbia finito i gruppi a punteggio pieno perché lo sforzo fisico è stato elevatissimo. Il 31% delle squadre ha avuto nella seconda partita un risultato opposto alla prima. Molto diversi anche primo e secondo tempo (nel quale il Giappone ha ribaltato Germania e Spagna).

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Sui gol: Il punto di non ritorno era stato Italia ‘90, con una media di 2,1 gol a partita. Da allora la Fifa aveva studiato in tutti i modi come aumentare i gol, cominciando dal divieto di retropassaggio al portiere. Anche la “Vision” del presidente Infantino, il documento sul futuro del calcio, invitava a strategie (sportive e regolamentari) favorevoli al gol. Ma questa prima fase va in senso contrario: la media gol a partita è 2,50, in leggero calo rispetto a Russia 2018 (2,54) e Brasile 2014 (2,83), meglio di Sudafrica 2010 (2,10). La fese in cui si segna di più sono i recuperi dopo il 90’, con 12 reti, quando le squadre sono più stanche e meno ordinate. Vediamo se l’eliminazione diretta migliorerà lo score.

Poi, sui tiri: Il gol, però, si può sbagliare. Più preoccupante il dato sui tiri in porta in discesa. In media sono 10,9 a partita, stanno precipitando rispetto al passato: 12 (2018), 12,9 (2014), 14,1 (2010). “Uno dei motivi sono le difese più protette al centro”, dice Wenger. La curiosità è che la squadra che ha tirato di più è la Germania, 67 tiri, davanti a Francia e Brasile (52), ma è fuori dal Mondiale. “Anche perché forse è mancato un 9”, aggiunge Klinsmann. Tirano pochissimo Polonia e Australia (20 in totale), ma anche l’Olanda (24). Giocano più che altro in contropiede. “Van Gaal però è tutto tranne che difensivo”, scherza Wenger. Olanda e Spagna sono le squadre più ciniche: quella di Van Gaal segna un gol ogni 1,6 tiri, quella di Luis Enrique ogni 1,7. Il Brasile ha bisogno di tirare sette volte per segnare, non un segnale entusiasmante.

Sulle difese, sempre più “corte”: si vince dalle fasce. Il dato più clamoroso riguarda le zone d’attacco. Sulle fasce — tra linea laterale e area — si svolge ormai la maggior parte degli attacchi: il 30% a sinistra, il 28% a destra. Al centro resta il 42%, ma il centro è largo 40 metri mentre le due fasce, assieme, fanno 28. Il significato è chiaro: ormai ci si protegge a doppia, se non tripla, mandata davanti all’area. Ecco perché si segna e si tira di meno. Le difese alte sono più “corte” di un metro rispetto alla Russia, quelle “basse” di due metri. In pratica ci sono due blocchi sempre più compatti. Negli ultimi 35 metri sono state registrate 5 entrate in meno a partita rispetto al 2018. Le statistiche parlano chiaro: +83% di cross. Con grandi risultati soprattutto grazie ai giocatori che arrivano in fondo e mettono al centro con precisione. Le ali potrebbero tornare di moda anche sul mercato. «Chi ha le migliori ali e i migliori difensori d’attacco vincerà il Mondiale», assicura Wenger.

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I portieri: un ruolo nuovo, fa anche il libero. Il ruolo che sembra essersi evoluto di più è quello del portiere. Oggi è praticamente “un altro giocatore in campo, non usa solo le mani”, fa Klinsmann. In questo torneo, i portieri hanno ricevuto 356 passaggi invece dei 177 di Russia 2018. “Il portiere è il primo regista ormai, quindi deve essere freddo e tecnicamente dotato”.

Sui fuoliclasse: addio “uno contro uno”, tanta corsa, ma… Sono quasi scomparsi gli “uno contro uno”. Ci provano Messi, Mbappè, Musiala, un po’ Grealish e pochi altri: gli ultimi mohicani. «Forse perché alcuni top sono arrivati fuori forma». O forse perché ci sono sempre meno top, mentre aumentano i raddoppi di marcatura sugli attaccanti e il pressing. Però c’è un dato interessante: quelli che corrono di più sono fuori dal Qatar. La media squadra è 113 km a partita. Gli Usa sono il top con 123, poi l’Australia 120. Meno di tutti corre l’Argentina (105), ma anche il Brasile non si danna. Essendo però le squadre che recuperano palla più velocemente, hanno meno bisogno di correre.

Infine, la polemica: “Si è qualificato chi pensava a giocare”. Dalla tecnica alla politica, Wenger chiude con un’analisi tutto sommato discutibile: “Le nazionali mentalmente pronte e decise a concentrarsi sulla competizione, e non sulle manifestazioni politiche, si sono date più possibilità di vincere la loro prima partita ai Mondiali”. Il riferimento a Danimarca e Germania è chiaro, chissà quanto puntuale in un rapporto tecnico.

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