Vergine (settore giovanile): “Cresco i ragazzi nel nome del Milan! Ecco il nostro obiettivo”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Il nuovo direttore del settore giovanile del Milan Vincenzo Vergine ha parlato per la prima volta degli obiettivi di una nuova, lungimirante gestione

Anche Vincenzo Vergine, nuovo direttore del settore giovanile del Milan, si è finalmente presentato ai tifosi rossoneri in una lunga intervista rilasciata ai microfoni di MilanTV. Gli argomenti affrontati sono stati tanti: dagli obiettivi generali ai risultati sul campo, passando per l’importanza di chiamarsi Milan e i progetti per portare il club ad un livello più alto. Di seguito, le parole di Vergine:

Obiettivi, risultati, squadra

Quali sono gli obiettivi del settore giovanile del Milan? “E’ uno dei progetti più ambiziosi del mondo: il primo grande obiettivo di un vivaio è quello di formare in casa le risorse per la prima squadra. In un grande club, significa mettere in piedi gente che lavora a questo progetto con una visione unica, che ponga al centro il calciatore, sapendo come aiutarlo a performare, a migliorare. La mission è il calciatore: tutti quanti devono avere chiaro che il processo finale del lavoro è tirare fuori il massimo dalle potenzialità del calciatore. Questo è il nostro grande obiettivo”.

Nelle ultime stagioni, il Milan giovanile è tornato a vincere: il risultato è importante? “Il tema è complesso. I veri risultati di un grande vivaio sono il numero di calciatori che hai portato nelle prime squadre, che sono diventati valore economico oltre che tecnico ovviamente. Questo è il grande risultato. Ovviamente, i risultati che si ottengono in campo nelle varie categorie sono strumenti importanti: per fare un grande calciatore a 19 anni deve essere per forza un vincente, e quindi bisogna inserirlo in gruppi abituati a vincere. Formare un calciatore a un certo livello significa che deve essere sempre abituato a vincere, a superare l’avversario. In questo c’è una sottile linea che demarca il risultato, che può diventare fuorviante: se inserito in una visione più ampia, è funzionale per capire se si è sulla buona strada. Tutto deve funzionare per far migliorare il calciatore, ma avendo chiaro che il Milan non può che giocare per vincere, con una mentalità di dominio del gioco e la forza e la voglia di crescere per superare qualsiasi avversario. Voglio un modello unico, il calciatore del Milan dev’essere identificabile: deve onorare la maglia, deve essere attaccato al club ma con una personalità e una competitività che lo devono contraddistinguere”.

L’ambizione c’è anche nello staff, nella struttura: quando è importante l’aggiornamento continuo e il lavoro di squadra? “E’ quello che deve fare un grande club: investire costantemente nella formazione del personale. Se i giocatori sono la nostra materia prima, le persone che operano dai tecnici al personale di supporto devono essere formate costantemente dal club ed essere all’altezza di ciò che devono poi proporre ai calciatori. Non è importante quanto siano bravi in campo i nostri tecnici, ma è importante formarli anche per le questioni extra-campo: l’investimento invisibile deve partire da me, anche se ho trovato un club molto attento a queste dinamiche e un AD molto sensibile intorno a questi temi, oltre che molto ambizioso, proprio come Moncada e D’Ottavio con i quali condividiamo la visione che parte dalla base e finisce a San Siro”.

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Approccio e strutture

L’approccio che vuole portare è anche scientifico e culturale oltre che sportivo? “Sì, sicuramente. Noi non possiamo che avere un approccio scientifico, culturale lo diventa in senso lato. Dev’essere così perché oggi abbiamo una serie di strumenti e parametri che ci servono per ridurre ai minimi termini le variabili che incidono nella formazione del calciatore. Conoscere quelle infinite variabili che sono alla base della formazione dei top player significa studiare, formarsi a livello accademico. Non bisogna essere scienziati: il calcio non è una scienza, ma le utilizza affinché possa avere come risultato ultimo un calciatore migliore”.

Per quanto riguarda le strutture, è in programma un restyling del Vismara? “Le strutture del Milan sono eccellenti, a Milanello è appena stato inaugurato un centro per la Primavera eccellente, quindi siamo veramente all’avanguardia e abbiamo tutto quello che serve per l’attuale seconda squadra del Milan. Tutte le altre si allenano al Vismara, che è un ottimo centro ma necessita di interventi mirati a porre l’attenzione sul calciatore e a renderlo un centro di appartenenza dove i ragazzi possano vivere il Milan dalla mattina alla sera. Il progetto è già avviato, ed entro la fine della stagione vedrà il Vismara rinnovato ed adeguato al blasone del Milan”.

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Vincenzo Vergine e l’importanza del Milan: la formula vincente per il settore giovanile rossonero

Il senso di appartenenza, il senso del Milan, quanta importanza ha? “Tanta, ti aiuta e ti consente di recuperare tanto di quel percorso che serve per far sentire quella maglia cucita addosso. Se quando reclutiamo i calciatori bravi, se sono tifosi del Milan sono avvantaggiati. Questo non avviene sempre, la nostra rete scout lavora ovunque su altri parametri. Il compito nostro è quello di farli calare in quel contesto in cui il calciatore possa vivere e respirare rossonero dalla mattina alla sera, per far capire cosa vuol dire indossare la maglia, un orgoglio che lo deve rendere all’altezza. Se il calciatore cresce con questi valori, quando arriva a 20 anni quella maglia è sicuramente cucita addosso”.

Si allenano abbastanza i ragazzi del settore giovanile come monte ore? “Assolutamente no. Viviamo in un contesto scolastico e istituzionale dove nessuno fa niente per i nostri ragazzi. Parto dalla base, quando reclutiamo calciatori bravi vengono da un background dove fanno poca attività motoria. Questa è una delle cause del depauperamento del talento sportivo: noi li portiamo in un regime di allenamento dove ci alleniamo poco, ma non possiamo fare più di così per motivi logistici, scolastici e di organizzazione. Noi ci stiamo sforzando in questa direzione, abbiamo avviato programmi in questo senso per allargare le ore di allenamento in una stagione. Senza questo tipo di intervento, rischiamo di non mettere quel pezzettino importante nella formazione di un atleta, pezzettino che si deve incastrare con l’altro grande sforzo che stiamo cercando di fare, quello di occuparci del tempo libero e degli altri momenti vuoti della giornata”.

C’è spazio per un sogno? “Il sogno bisogna tenerlo nel cassetto. Mi piacerebbe nella prossima intervista dire di averlo realizzato, questo sogno. Quindi l’impegno che io e la struttura metteremo in piedi sarà quello che quel sogno, che tutti noi abbiamo, lo renderemo realizzabile. Perché lavorare nel Milan è un sogno, esserne all’altezza anche. Ed è quello che cerco di trasferire ai miei ragazzi e a tutti i miei collaboratori. Bisogna essere consapevoli che si vive in una realtà dove il privilegio di farne parte non deve mai essere dato per scontato”.

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