Valeri confessa: “Il fallo di Hateboer su Leao era rosso fuoco”

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Piero Mantegazza
Nato in provincia di Como nel 2000, laureato in Economia dei beni culturali e dello spettacolo. Ho mosso i primi passi nel giornalismo a “La Provincia di Como” per poi passare a Radio Rossonera. Raccontare lo sport è la mia passione: calcio e tennis non devono mai mancare. Fin da bambino il focus è il Milan, che è come una seconda famiglia. Innamorato delle bandiere e delle loro ineguagliabili storie, ormai sempre più in via d’estinzione

Se lo ricordano bene i tifosi del Milan, quel fallo di Hateboer su Leao non sanzionato con la massima punizione. L’arbitro Paolo Valeri è tornato a commentarlo.

Atalanta-Milan a inizio stagione è stata una bella partita, equilibrata e conclusa in parità 1-1. Al vantaggio di Maliovskkyj ha risposto Bennacer. In quella sfida c’è però stato un episodio chiave, un intervento di Hateboer con il piede sollevato e a martello su Leao, che con la possibilità di rivedere il contatto a rallentatore non avrebbe dovuto dare scampo al giocatore di Gasperini: un fallo nettamente da rosso.

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Al VAR quella sera c’era Valeri, che ospite di un corso alla LUISS ha dichiarato: Sì, su Hateboer ho sbagliato, ero al VAR e quell’intervento su Leão era rosso fuoco. Un errore, ve lo spiego: il giocatore s’è rialzato subito, nessuno ha chiesto nulla, il gioco è ripreso quasi subito. Ecco, entri come in un tunnel, ti convinci di un’idea, la fai tua e finisci per sbagliare invece bisogna essere asettici, dimenticarsi di essere arbitri. È capitato a me, capitò lo scorso anno in Torino-Inter (fallo di Ranocchia su Belotti da rigore). Dobbiamo stare più attenti”.

Inoltre continua chiarendo di chi sia la competenza su un chiaro ed evidente errore:

Se l’episodio è soggettivo e non oggettivo, non può essere rivisto dal VAR. E dato che nel VOR controlliamo tutto, al momento non è previsto il challenge da parte delle panchine. Fra l’altro, non credo sia un deterrente per le polemiche. Se un arbitro va al monitor dopo una chiamata di un allenatore e conferma la sua scelta, che succederebbe? Oggi i nostri giovani colleghi sono fissati con gli episodi, ce li fanno vedere al polo d’allenamento. Ai miei tempi, i nostri maestri, come il compianto Stefano Farina, ci parlava d’altro: del modo di stare in campo, di come ci rapportavamo con i giocatori. L’episodio singolo era l’ultimo problema”.

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