Una dinamica è ribaltata, ma non solo: il Milan deve accorgersene al più presto

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Un anno fa di questi tempi eravamo alle prese con un Milan primo in classifica, a 32 punti su 36 disponibili e assolutamente inarrestabile. O meglio, domabile solo da Juventus e Inter, le uniche in dodici giornate in grado di far uscire dal campo i rossoneri senza i 3 punti in tasca. Ci confrontavamo con un Milan forte della consapevolezza assunta nell’anno precedente, quello del ritorno a casa in Champions League. Una squadra capace di vincere la partita dominando a Bergamo o in casa con la Lazio, passeggiando (mi si passi il termine) contro il Cagliari, soffrendo come col Torino oppure passando da mille difficoltà come con Verona e Spezia. Insomma, di questi tempi, un anno fa (non per calendario solare ma di Serie A) eravamo alle prese con una rosa con una fame di arrivare alla vittoria unica nel campionato italiano.

Oggi, come ha evidenziato Stefano Pioli, reduce da un rinnovo di contratto strameritato, “l’ambizione c’è, dobbiamo essere quasi ossessionati per poter vincere le varie partite”. Esattamente quel che è mancato in tante, troppe situazioni in questa stagione per una squadra campione d’Italia che ha l’obiettivo di trionfare nuovamente. Fin dal post partita contro l’Atalanta, alla seconda di campionato, Sandro Tonali aveva sottolineato l’importanza di azzerare quanto accaduto lo scorso anno favorendo la concentrazione totale per quello corrente. E infatti, contro i bergamaschi, col Sassuolo e soprattutto domenica a Torino, si è colta la mancanza di un elemento fondamentale: l’ossessione per la vittoria.

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Dodici mesi fa per i milanisti era abitudine ascoltare pareri di chi sottovalutava il Diavolo, di chi parlava di overperforming, di attesa di un’inevitabile caduta o di miracolo. Si potrebbe andare avanti all’infinito, o almeno fino a 19. Oggi la dinamica è ribaltata: il Milan è una certezza, una realtà: tutti l’aspettano al varco perché lo temono. Tutti temono i campioni d’Italia ed è normale che questi siano sotto i riflettori, sotto pressione e stimolati da continui entusiasmi ogni qualvolta arrivi un passo falso. Prima si tendeva a sminuire, a lasciar passare sottotraccia ogni enorme conquista. Adesso, invece, una qualsiasi vittoria viene vissuta come la normalità. Il Milan ha bisogno di accorgersi che non è più la sorpresa, ma una affermazione che deve confermarsi. Come?

Attraverso la mentalità, quella agognata e costruita meravigliosamente negli ultimi due anni, tramite fatica e bei ricordi. Una mentalità, comunque, che deve avere come stella polare l’umiltà. La rosa di Stefano Pioli 2022/2023 in questo avvio d’annata troppo spesso è passata da momenti chiave vissuti con leggerezza e superficialità. E ciononostante si ritrova dopo 12 giornate al terzo posto a 26 punti: appena sei dietro ad una rivale che pare ingiocabile. Ecco perché basterebbe poco per fare il salto definitivo che spetta alle grandi squadre con necessità di confermarsi. A proposito del Napoli, primo a 32 punti: vi ricorda qualcosa?

Premessa: ogni affermazione fatta da qui in poi sugli azzurri non è volta a sminuire il lavoro fatto da Spalletti e società da giugno fino ad oggi. Parliamo di una squadra che a detta di tutti quest’estate avrebbe perso degli asset in maniera brusca e frettolosa, sostituiti da calciatori non all’altezza e con un allenatore che gode di poca credibilità tra i tifosi rivali. Ecco, si tratta di una situazione già conosciuta ai più. La pressione fin da agosto sulla capolista è praticamente pari a zero, e la libertà mentale è quasi totale. Il Milan scudettato e il Napoli di oggi sono accomunati da questa situazione, e anche gli uomini di Spalletti ne stanno approfittando di giornata in giornata.

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Curiosamente, però, quel che differisce è la presa di coscienza del pubblico. Fino a quando Romagnoli non ha sollevato al cielo la coppa del campionato italiano è sussistito lo scetticismo generale sul Milan, mentre dopo il primo filotto positivo degli azzurri la riconoscenza per il lavoro svolto si è presto palesata. Un giocatore come Lobotka gode già della stima di cui ancora non gode Bennacer, Kalulu non è ancora ciò che è già diventato Kim e Kvaratskhelia è indubbiamente più forte dell’intera Serie A (e di Leao).

Curiose differenze che non devono però distogliere l’attenzione dal focus principale: i rossoneri devono ritrovare quella voglia di portare a casa i tre punti che ha sempre contraddistinto la stagione passata. Solo così si potrà contrastare la concorrenza, perché ad oggi l’unica cosa che è certa sulla superiorità del Milan rispetto a chi, in questo momento, sta dominando il campionato è la consapevolezza.

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Torino-Milan Giroud
Photocredits: acmilan.com

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