Boateng dopo Udinese-Milan: “Ho scritto a Maignan! Non sono tutti Ibra”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Maignan in Udinese-Milan come Boateng 13 anni fa: per l’ex 10 rossonero non è cambiato nulla, anzi, i social non aiutano

Maignan in Udinese-Milan non è stato il primo, né sarà l’ultimo dei giocatori di Serie A vittime di episodi razzisti. Il 3 gennaio del 2013, il capitano Massimo Ambrosini ritirò il Milan da una amichevole sul campo della Pro Patria dopo che Kevin-Prince Boateng aveva interrotto il gioco (dirigendosi negli spogliatoi) a causa di continui ululati proveniente dal settore dei tifosi di casa. La Gazzetta dello Sport ha intervistato proprio l’ex numero 10 rossonero per parlare di quanto accaduto sabato sera.

Non è cambiato niente

Queste le parole dell’ex giocatore del Milan, Kevin-Prince Boateng, sull’episodio che ha coinvolto Mike Maignan nel primo tempo della sfida contro l’Udinese:

MILAN, MAIGNAN ACCUSATO DAI TIFOSI DELL’UDINESE: “COME LE PECORE!” E ADESSO?

CAMBIAMENTI ZERO: «Se il portiere del Milan deve lasciare il campo significa che non è successo nulla. Occorre che più giocatori trovino il coraggio di Maignan. A parlare e a esporsi devono essere tutti, non sempre e solo quelli di colore. L’esclusione a vita di quel tifoso dallo stadio dell’Udinese decisa dal club è un gesto molto importante. Dopo di che, dico partita persa a tavolino al primo episodio. Senza aspettare gli annunci dello speaker».

MESSAGGIO A MAIGNAN: «Gli ho scritto due volte, è un ragazzo fenomenale. Lo posso aiutare, stiamo lavorando per cambiare le cose. Se lo vorrà, andrò a trovarlo a Milanello, perché ha bisogno di una mano. Anche se magari dice di stare bene, non sai mai come una persona poi reagisce nel suo intimo. I social non aiutano? Sono il terreno dell’odio. Chiunque può insultare in modo violento. Un giocatore nero che vede sotto il suo profilo la faccia di una scimmia va a casa e ci sta male. Non sono tutti forti come Ibrahimovic».

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