Tra decostruzione, frantumazione e riciclo dei materiali: ecco come verrà abbattuto San Siro

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Tema centrale delle proprietà di Milan e Inter è il nuovo stadio. San Siro farà parte del passato di rossoneri e nerazzurri e lascerà spazio ad un nuovo impianto.

Ma come sarà demolito il Meazza quando – e se – dovesse essere approvato in via definitiva il progetto di Inter e Milan per la realizzazione di un nuovo stadio a Milano? Del tema si è parlato durante l’ultimo incontro sul Dibattito Pubblico, quando gli interventi sono stati accompagnati da una video-simulazione in 3D con il piano per eliminare ogni traccia dello stadio che attualmente ospita i due club milanesi.

Le società – scrive Il Giornale – lo hanno presentato anche per smentire i timori di ambientalisti e dei residenti sui danni prodotti dal cantiere. L’AD della società Despe (la ditta di demolizioni incaricata), Stefano Panseri, ha spiegato innanzitutto che bisognerà scordarsi demolizioni con “collasso” immediato, prodotte con esplosivi o mezzi meccanici. Il Meazza sarà decostruito con un sistema che permette di “masticare” e frantumare il cemento armato fino allo schiacciamento.

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Si parte con escavatori tradizionali per demolire il primo anello. Per attutire le polveri vengono montati cannoni con acqua nebulizzata mista ad aria compressa tra il secondo e il terzo anello (cannon fog) e degli “acchiappapolvere”, pompe che portano acqua nebulizzata in altezza per limitare ulteriormente la diffusione. Peer ridurre i rumori, invece, vietati mezzi a percussione, saranno usati solo mezzi a schiacciamento con pinze meccaniche. Per decostruire il secondo anello entreranno in campo i carri gru con braccio alto trenta metri: potranno sollevare, smontare e mettere a terra i componenti più alti.

Oltre i 30 metri, si eviteranno crolli e cadute di macerie. Anche le torri secondarie non portanti, infatti, saranno decostruite. Rimane lo scheletro delle quattro torri principali con la copertura. «A questo punto abbiamo lo spazio per poter calare le travi. Monteremo sistemi idraulici per portarle da 52 metri di altezza fino a terra. E una volta in basso smonteremo anche quelle», ha raccontato Panseri a proposito del piano per la demolizione.

«Si può recuperare il 99,63% del materiale: il calcestruzzo separato viene mandato in centri appositi per il riciclo. Nella peggiore delle ipotesi concorre ad operazioni di riempimento quali piazzali o altre opere stradali, nella migliore torna ad essere calcestruzzo utilizzabile. Il ferro viene portato in acciaierie per essere nuovamente fuso e utilizzato. Pochissimi componenti, come il cartongesso degli spogliatoi o la plastica dei seggiolini, non saranno riciclati», ha concluso l’AD di Despe.

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San Siro
Photocredits: acmilan.com

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