Sacchi: “Milan, se pensi alla Coppa il Toro può fermarti”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Arrigo Sacchi ha parlato dell’importantissima sfida di stasera tra Torino e Milan.

Sacchi, che partita si aspetta?
«Prima della sfida vinta dai granata a Udine avrei detto che non mi sarei aspettato granché, perché il Torino arrivava da un brutto momento. Però contro l’Udinese ho rivisto il Toro che mi aveva entusiasmato nella scorsa stagione. Nelle settimane in cui non arrivavano buoni risultati, stentavo a vedere i valori che invece ci sono. Era come se la squadra di Juric avesse perso la sua grinta e quella compattezza fondamentale per vincere le partite. Aver conquistato con merito il successo a Udine, contro una squadra ben allenata e in forma, è stato un ottimo segnale. E quindi penso che per il Milan sarà un impegno complicato, anche perché i rossoneri arrivano dalla trasferta di Zagabria e avranno nella testa l’impegno di mercoledì contro il Salisburgo, che sarà decisivo per la qualificazione agli ottavi di Champions. Bisognerà vedere se il Milan scenderà in campo con la mente completamente libera. Se non fosse così, e se il Toro riuscisse a ripetere la prova di Udine, per il Milan potrebbero esserci dei problemi».

Qual è il punto di forza delle due squadre?
«Il progetto. Senza progetto non si costruisce nulla. Milan e Torino sono due squadre che hanno uno stile e che, attraverso le idee, migliorano i giocatori. Penso anche al Napoli, che con l’organizzazione e una manovra offensiva ha fatto crescere tanti elementi che non erano considerati campioni. Il gioco è importante come la trama di un film: i migliori attori non bastano per preparare un capolavoro. Gli allenatori sono come registi cinematografici o direttori d’orchestra. E Pioli e Juric fanno benissimo il loro lavoro. Quando hai un gioco, salvi i bilanci. Quando non hai gioco, devi spendere tanti soldi per affidarti ai grandi campioni che costano molto. Il Torino è un collettivo in cui tutti i giocatori sono importanti proprio perché sono sempre connessi tra loro. E lo stesso discorso vale per il Milan, che incontra qualche difficolta solo quando si allunga e fa emergere le lacune individuali. Queste due società stanno dimostrando che le idee contano più dei soldi».

Cosa le piace di Pioli e Juric?
«Sono nati tattici, ma stanno diventando strateghi. E questo è un passaggio fondamentale. Juric è stato bravissimo a insegnare la fase difensiva, i raddoppi, la pressione: la sua visione del calcio, insomma. Pioli ha creato nel tempo una squadra che ama giocare e attaccare: il Milan comanda le partite come piace al suo tecnico».

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Nelle ultime settimane il Toro ha un po’ cambiato atteggiamento dal punto di vista tattico limitando la pressione a certi momenti della partita e certe zone del campo.
«Però io preferisco sempre la versione in cui la pressione è più frequente. E a Udine ho rivisto il Toro che mi piace».

Il Milan ha definitivamente acquisito una mentalità europea?
«Questo lo vedremo, ma i segnali sono buoni. La mentalità europea la mostri quando contro qualunque avversario tutti i giocatori attaccano e poi difendono».

L’inserimento di De Ketelaere procede in modo naturale?
«Oggi è un ragazzo confuso, bisogna avere pazienza. Ha paura di giocare, entra con l’ansia di dover dimostrare il proprio valore. Spero che riesca a tirare fuori le sue qualità».

Vlasic, Radonjic e Miranchuk sono fondamentali nel progetto tattico di Juric. Come li valuta finora?
«Vlasic ha grande qualità e si muove per la squadra a tutto campo, anche se non sempre: deve farlo ogni minuto. Miranchuk è in Italia da più tempo e questa per lui è una stagione decisiva. Radonjic deve imparare a sfruttare con continuità l’indubbio talento».

Può essere l’anno dell’esplosione di Pellegri?
«Glielo auguro. L’importante è che resti umile. Da ragazzo tutti lo consideravano un campione e forse lui ci aveva creduto. Poi gli infortuni l’hanno rallentato, ma a Udine ha fatto un bel gol e sicuramente ha un buon potenziale. A me piace molto anche Ricci».

Leao è spesso incontenibile. Cosa gli manca ancora?
«La continuità. A Zagabria all’inizio è stato irritante, poi ha fatto un gol bellissimo. Mi piacerebbe vederlo seguire sempre il suo marcatore, quando si sgancia verso l’area rossonera».

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Arrigo Sacchi

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