Sani: “Ecco perché Tonali giocava il Milan vincente”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Parla il medico a cui si è rivolto Tonali: dentro alla ludopatia di Sandro con il professor Sani

Un percorso già intrapreso per sconfiggere una dipendenza: Sandro Tonali si è rivolto al professore Gabriele Sani, direttore del dipartimento di psichiatria clinica e d’urgenza del Policlinico Gemelli, oltre che docente all’Università del Sacro Cuore di Roma. Ai microfoni della Gazzetta dello Sport, il medico dell’ex Milan ha parlato della cura che hanno già cominciato insieme ed è entrato nel suo caso specifico. Di seguito, la sua intervista pubblicata da Gazzetta.it.

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Professore, lei è anche a capo del Cepid, nuovo centro specializzato in cure delle dipendenze inaugurato a inizio anno. Ci spiega innanzitutto come si arriva alla diagnosi di ludopatia?

“Parliamo di una dipendenza patologica che ha tratti ben identificabili a livello oggettivo. Esistono degli strumenti di definizione codificati a livello internazionale. Il più evidente: la perdita completa del piacere per quello che si fa, sostituita dall’essere ‘costretti’ a farla”

Che tipo di percorso viene intrapreso con il paziente?

“Il percorso di cura comincia con l’accoglienza e il riconoscimento della persona, prima ancora che del paziente. E delinea un trattamento multidisciplinare e personalizzato che coinvolge, in modo armonico, psichiatri, psicologici, gruppi terapeutici”

Perché gli affetti più cari e le persone vicino a lui non si rendono conto del problema?

“Una delle caratteristiche della malattia è la bugia patologica: che sia per vergogna, paura o per disprezzo di sé, si tende a nascondere tutto anche agli affetti più cari. Anzi, soprattutto a loro, a cui si è certi di dare una sofferenza. Uno dei primi passi per uscirne è proprio il riconoscimento del problema e la condivisione”.

Per un professionista del calcio l’allenamento con i compagni può essere d’aiuto?

“Una volta abbattuto il muro del silenzio è certamente utile uno stile di vita sano, in linea con i propri desideri e capacità, in un ambiente familiare. Un calciatore professionista può dunque trovare conforto allenandosi insieme a compagni che ti sostengono”.

Calciatori, a proposito. Ragazzi ricchi, famosi e acclamati sul campo. Sono proprio loro tra i soggetti più fragili?

“La patologia colpisce tutti, senza distinzioni. Un giovane calciatore ha stress e responsabilità che derivano dalle pressioni esterne, dall’attenzione mediatica. Situazioni che possono generare angoscia e attivare un meccanismo disfunzionale per cui ‘la cura’ diventa l’adrenalina delle scommesse. Diventa un qualcosa di cui non poter più fare a meno, un comportamento compulsivo, incontrollabile, in cui il guadagno eventuale non c’entra assolutamente niente”.

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“Tornerà meglio di prima”

Tonali è il paziente più giovane che ha in cura, o la malattia è sempre più diffusa anche tra i ragazzi?

“Abbiamo notato un abbassamento dell’età, fino ai minori, di ogni tipo di dipendenza”.

Sembra che Tonali abbia puntato nelle scommesse multiple a volte anche sul Milan che però metteva sempre vincente, perché?

“Perché il ludopatico ha una sua ritualità, segue una sequenza scaramantica. Sandro scommetteva sul Milan vincente per questo. Faceva parte del suo rito portafortuna, si chiama ‘pensiero magico'”.

Il Tonali calciatore potrà tornare a una carriera professionistica di alto livello?

“Non solo. Se è arrivato dove è arrivato nonostante questo fardello, una volta che se ne sarà liberato potrà a maggior ragione esprimere il proprio potenziale come e forse meglio di prima”.

La sua storia potrà essere d’aiuto al pubblico di ragazzi a cui si rivolgerà?

“Certo che sì, ha un’immagine potente e la condivisione permetterà a molti giovani di riconoscersi in lui, nella sua malattia e iniziare ad affrontarla”.

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