Avv. Grassani: “Causa Newcastle al Milan per Tonali? No, ma in futuro…”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Si aprirà un contenzioso tra Milan e Newcastle dopo la possibile squalifica di Sandro Tonali? Quali potrebbero essere le “prove” che incriminano il Milan? Cosa succederà d’ora in avanti? Le risposte dell’avvocato Mattia Grassani

Il Milan subirà delle conseguenze con il Newcastle dopo il coinvolgimento di Sandro Tonali nel caso scommesse? E’ questa la domanda che negli ultimi giorni tantissimi tifosi rossoneri si stanno chiedendo, ricevendo delle risposte che, nonostante diverse, vanno più o meno tutte nella stessa direzione. L’ultimo in ordine cronologico a dire la sua sul triangolo Milan-Tonali-Newcastle è stato l’avvocato Mattia Grassani, uno dei principali esperti italiani di diritto sportivo, intervistato da Tuttosport. Di seguito, le risposte dell’avvocato alle domande del quotidiano.

Il Newcastle “restituirà” Tonali al Milan? La risposta dell’avvocato

I trasferimenti potrebbero subire delle conseguenze? «Il contratto di trasferimento vede perfezionarsi il proprio oggetto con il tesseramento del calciatore da parte del club acquirente, per il tramite della competente Federazione. Per questa ragione, ritengo difficile che un calciatore squalificato possa essere, per così dire, “restituito” alla società cedente».

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Sarebbe possibile, invece, chiedere una possibile diminuzione del prezzo di acquisto in seguito a una squalifica. «Non esistono norme sportive specifiche, in ragione dell’estrema peculiarità del caso. Ai contratti di trasferimento in ambito interno si applica il diritto civile italiano, mentre in ambito internazionale rileva la legge individuata di comune accordo dalle parti o, in assenza di specifiche pattuizioni, il diritto svizzero. Diciamo che più lunga sarà la durata dello stop e maggiore potrebbe essere la rideterminazione, al ribasso, del valore di trasferimento perché verrebbe meno la possibilità di beneficiare del calciatore per tutto il periodo concordato. Ma per me resta una forzatura immaginare una fattispecie simile a meno che non venga provato che la società sapesse».

Quindi sarebbe necessaria la presenza di clausole specifiche? «Potrebbe esserlo in ragione del fatto che, nella maggior parte dei casi, la società cedente, al momento del trasferimento, non era a conoscenza della problematica posta alla base della squalifica del calciatore e, dunque, in un eventuale contenzioso potrebbe eccepire l’assenza di qualsiasi forma di dolo o anche solo di colpa nel proprio comportamento».

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Cosa cambierà in futuro?

Nell’ultima domanda rivoltagli dal quotidiano, l’avvocato Mattia Grassani ipotizza cosa potrebbe cambiare in futuro nell’ambito dei club di calcio dopo il caos scommesse.

Pensa che, dopo questo scandalo, i club acquirenti si cauteleranno di più? «Già adesso i contratti di trasferimento, soprattutto quelli internazionali, sono molto complessi e articolati. I club acquirenti cercheranno di tutelarsi da qualsiasi evento sopravvenuto che possa compromettere o limitare le prestazioni del calciatore, ma le società cedenti non accetteranno di buon grado clausole generali che prevedano, in automatico, forme di responsabilità “oggettiva”, in assenza di consapevolezza dell’eventuale circostanza “invalidante” o fatto impeditivo idonei a ridurre il valore delle prestazioni sportive del calciatore. Tutto dipenderà, dunque, dall’abilità negoziale delle parti in causa»

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