Tonali: “Il Milan è casa mia! Vi dico cosa è cambiato rispetto all’anno scorso…”

DiDavide Giovanzana

Mag 24, 2022

Sandro Tonali ha raccontato il 19esimo scudetto della storia del Milan alla Gazzetta dello Sport di questa mattina.

A 11 anni era in piazza a Sant’Angelo a festeggiare il tricolore 2011, altri undici ed esulta da protagonista sul campo del Sassuolo. Si sente dentro una favola?
“Quando vinci cambia tutto, se possibile l’attaccamento alla maglia aumenta. Ero bambino in strada a Sant’Angelo Lodigiano, paese milanista, per la festa da tifoso. A Reggio Emilia è stato pazzesco, ma ho realizzato quanto abbiamo fatto solo una volta tornati a Casa Milan: ho letto l’emozione negli occhi della gente intorno a noi, allucinante. Mi sono detto: non prenderò il telefono in mano per video o foto, questi momenti devo viverli e tenerli sempre con me.”

Altro salto nel tempo: dalla provincia a Brescia a idolo di San Siro. Si monterà la testa?
«Non c’è questo pericolo. La Serie B mi ha fatto bene, prendi calci e pugni a palla lontana. Gli avversari sono martelli, hai due strade: o essere mangiato o essere più forte degli altri per emergere».

Il prossimo salto?
“A Santa Lucia ho già chiesto troppo, ma sognare non costa nulla e allora in futuro vorrei provare a vincere la Champions League con questa maglia. Sarebbe indescrivibile”.

Ora un passo indietro. Cosa ha avuto in più il Milan della concorrenza?
«La fame. C’erano avversarie più forti sulla carta, come l’Inter, ma nessuno aveva più voglia di noi. Ci abbiamo messo passione, cuore, emozione, valori. Così puoi arrivare ovunque: noi lo abbiamo dimostrato».

Ibrahimovic le ha fatto i complimenti per la grande crescita, vuole restituire l’assist?
“Zlatan dà sicurezza, basta che ci sia. Vederlo seguire la partita in piedi in panchina vale più di mille gesti. Lui decide per sé e per noi, potrebbe starsene nel suo e invece è un campione che pensa prima agli altri: ci ha preso per mano come figli. Spero continui: alza il livello, è determinante in campo e fuori”

Il Milan come combinazione perfetta: da Ibra fino a Kalulu, come si è creata l’intesa?
«L’anno scorso ci è servito per studiarci, conoscerci meglio, diventare quelli di oggi. Kalulu è stata la rivelazione ma poi penso a Tomori e Maignan, venivano da altri campionati e sono stati subito decisivi. Se cercate Mike possibile che lo troviate a Milanello anche ora: ha una voglia matta di migliorarsi. Se io arrivavo un’ora e mezzo prima per fare terapie, lui era già lì. La prima volta che l’ho visto ho pensato: “Questo è enorme”».

Così ha cancellato il ricordo di Donnarumma. Con Gigio condivide l’azzurro, lo ha sentito?
«Mi ha scritto lui. Spero sia felice del nostro successo come io lo sono del suo. È andato a Parigi e ha vinto subito, sapeva che qui c’era un percorso da fare, mattoncino dopo mattoncino abbiamo costruito la nostra vittoria».

Tonali, a chi consegna l’Oscar di miglior giocatore della stagione?
“L’oscar di miglior giocatore della stagione lo do a Leao, per le partite che ci ha fatto vincere quando eravamo in difficoltà. Ha dato concretezza e punti, al di là delle giocate. Se parte palla al piede sai che arriva, io per primo ne ho approfittato: contro il Verona mi ha messo lui nelle condizioni di segnare due volte. Non ci sono miei meriti se non quello di essermi fatto trovare al posto giusto, il resto è opera sua”.

Il suo grande merito quale è stato?
“Il gol alla Lazio, per il momento in cui è arrivato è stato il più pesante della stagione. Un altro gol arrivato da dentro l’area piccola, devo aggiungerne altri da fuori. E migliorare nella scelta dei tempi sui contrasti, troppe volte mi espongo al rischio ammonizione. Migliorerò, mi ispiro a Thiago Alcantara. Rivedo ogni mia partita, tranne l’ultima: avrò tempo per farlo”.

Prima della rimonta sulla Lazio, quali altri momenti chiave vi hanno spinto al titolo?
«Il derby di ritorno. Contro l’Inter ce la giochiamo alla pari ormai da anni ma in quel caso, sotto di un gol, ci ha costretto a fare una scelta. Potevamo pensare che ormai fosse finita oppure provarci. La doppietta di Giroud ci ha dato una spinta che poi ha fatto la differenza. Ha caricato noi e tutto l’ambiente»

Ha temuto di non vivere questo sogno? L’estate scorsa la sua permanenza rossonera era in dubbio. Il Milan ha insistito, lei si è tagliato l’ingaggio, i suoi manager hanno chiuso il cerchio.
«Alla fine ricordo la telefonata di Maldini che mi dice: “Tranquillo, sei per la seconda volta un nuovo giocatore del Milan”. Lì ho messo il punto e sono ripartito. Arrivava dopo settimane di trattative, non un giorno o due: ringrazio i miei agenti per aver fatto tutto il possibile per realizzare il mio desiderio, per me hanno fatto davvero tantissimo. E grazie anche a Cellino per essere stato di parola: ha detto che voleva solo la mia felicità, e la mia felicità era qui».

Qui per sempre?
“Ridurmi lo stipendio per il Milan era stato il mio ultimo pensiero, come lo sarà il rinnovo. Perché è certo che io voglio stare qui, contratto dopo contratto. Sarebbe bello diventare una bandiera, ma non guardo così tanto oltre per scaramanzia. Sono così legato a questi colori da sapere che il mio prolungamento non sarà mai un problema, giusto che la società pensi prima ai compagni in scadenza che a me: ho già un accordo per altri quattro anni. Voglio essere l’ultimo dei pensieri”.

Finalmente libero da ansie, quando ha capito di essere entrato in una nuova fase della sua carriera?
«Fin dall’inizio della stagione mi sono sentito diverso. Avevo più feeling con i compagni, con meno timore nel rischiare qualcosa. Ero libero».

Il messaggio più bello ricevuto e quello che manderà.
«Mia nonna che viene a San Siro per Milan-Atalanta non è un messaggio, ma un gesto che mi ha fatto felice. Il mio telefono è in tilt, appena lo sblocco chiamerò per primo Gattuso: so che è felice che il Milan sia tornato a vincere».

Il tatuaggio celebrativo è pronto?
«Non so cosa, ma lo farò presto. Ho il braccio sinistro libero. E spero in futuro di riempirlo».

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photocredits: acmilan.com

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