Tonali: “Ancora non mi spiego la crisi di gennaio, ci ha fatto male! De Ketelaere arriverà, Leao va aiutato…”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

In una lunga intervista ai microfoni di DAZN, Sandro Tonali ha parlato con Massimo Ambrosini della sua esperienza al Milan: dall’arrivo tra le difficoltà allo scudetto, passando per Pioli, Maldini, Charles De Ketelaere e Rafael Leao. Tutte le parole di Sandro nello speciale “Ambro e Tonali“:

Tonali sugli inizi da calciatore, dal Lombardia Uno al Piacenza
“Qui al Lombardia Uno era passione e puro divertimento, ero libero. Son partito attaccante ma giravo per il campo come si faceva da piccoli. Preferivo giocare davanti ma pian piano sono indietreggiato nel campo. Il rapporto coi miei compagni mi ha aiutato, con alcuni mi sento ancora, abbiamo fatto tanta strada insieme. Ho avuto amici che spesso la domenica mattina venivano a vedermi in giro per l’Italia. Ho ancora le tute e a volte ci penso, avrei potuto andare a giocare vicino a casa mia in una squadra dilettante ma questa è stata una bella scelta. All’inizio era un sogno, ma non era un’ossessione a quell’età. E’ arrivata dopo, quando ero a Piacenza: lì ho capito che vita volevo fare. Nel mio percorso sono stato fortunato e bravo nel scegliere e nel circondarmi delle persone giuste, sia qui che a Piacenza che a Brescia. A 11 anni ho fatto il salto a Piacenza e guardando le partite allo stadio in Serie B ho capito. Lì all’inizio non era ancora un lavoro, era passione e divertimento… ma lì ho capito che dovevo giocare a calcio”.

Sul paragone con Pirlo
“Qui al Milan meno, ma quando ero a Brescia… Era diventato un po’ pesante, era come se dovessi dimostrare di essere come Andrea. Pirlo dice di me che sono forte perché guardo avanti quando ho la palla? Diciamo che nel calcio di adesso, dove con due passaggi arriva in porta, la base del possesso in avanti, in attacco è fondamentale e aiuta i compagni”.

Tonali sull’origine della fede milanista
“La mia prima maglia era un regalo di Santa Lucia ed era la maglia di Lampard del Chelsea, poi sono arrivate tutte quelle del Milan. Il mio essere milanista nasce da mio padre, che seguiva tanto il Milan prima avere me e i miei fratelli addirittura in trasferta. Poi le cose sono cambiate, ora viene a vedere me. Allo stadio mi portava più mia mamma perché a mio padre non piaceva vedere le partite in tribuna… Il mio primo match a San Siro è stato Milan-Chievo 1-0 con gol di Seedorf sotto l’incrocio. Mi piaceva tanto andare a San Siro, non mi faceva paura, ci andavo da tifoso e non avevo in mente che avrei potuto tornarci con la maglia del Milan. Giocavo un calcio diverso, vedevo un calcio diverso anche quando ero a Piacenza e a Brescia”.

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Sul trasferimento al Milan
“In un primo momento, durante il Covid, avevo capito qualcosa. C’era in ballo il mio trasferimento e io avevo chiesto benissimo la squadra in cui avrei voluto andare, se fosse possibile. L’avevo chiesto come un sogno, era difficile. Parlavo tanto col mio procuratore e tanto con mia mamma, una persona alla quale ho sempre detto tutto. Parlavo anche con la mia ragazza, speravo giorno e notte fino a quando il forse si è trasformato in una notizia. Il braccio destro del mio procuratore mi diede la notizia, ma la cosa brutta è che non c’era niente di sicuro, era un’opzione. E’ stato un delirio durato 20 giorni, un giorno sì e un giorno no…”.

Sandro Tonali sul primo, difficile anno in rossonero
“Il primo anno al Milan è stato difficilissimo, dividere il Milan da giocatore e il Milan da tifoso è veramente complicato, ci sono stati anni in cui andavo a vedere il Milan anche quando giocavo al Brescia, tanto non mi riconoscevano. Dopo un periodo di assestamento sono riuscito a fare questa cosa, il momento è stato dopo il primo anno. Il peso derivava dal tifo o dalla responsabilità che sentivo? Era un peso, per i tifosi, per la mia famiglia, per gli amici: mi trovavo in un posto in cui non potevo deludere. Ho avuto paura nei primi momenti, arrivavo da Brescia, altro stadio, altra gente, altre partite… cambia tutto. E sono cambiato anche io, con difficoltà e ostacoli e soprattutto con l’aiuto del mister. Pioli mi ha parlato tantissimo il primo anno, aveva capito che c’era qualcosa che non andava e più da brava persona che da bravo mister ha cercato in tutti i modi di aiutarmi. La stessa cosa la sta facendo adesso con altri giocatori che si trovano nella mia stessa fase. Comunque non ho mai dubitato di me, le persone intorno a me mi hanno aiutato a non circondarmi di questi pensieri. Un pochino c’è stata anche la fortuna di aver giocato con lo stadio chiuso, che può voler dire poco ma per San Siro è tanto. Appena sono entrato in campo il secondo anno l’ho capito subito dal primo passaggio, mi sentivo bene, sicuro di tutto in mezzo al campo e questo mi ha dato sempre più forza ogni partita. L’importanza di essere sempre titolare mi ha dato fiducia e mi ha fatto capire che ero cambiato, che avevo fatto lo step. Non mi dimentico i primi 10 mesi a Milano, al secondo anno giocare ogni partita era una liberazione. Anche Paolo Maldini ha fatto tanto per volermi sia al primo anno che dopo, sia lui che Massara mi hanno sempre voluto bene ed è un riconoscimento che avrò sempre nei loro confronti. Non perché hanno realizzato il mio sogno, ma perché hanno creduto in quello che potevo e potrò dare in tutti gli anni in cui potrò restare qui”.

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Tonali sulle difficoltà di Charles De Ketelaere
“Ad inizio anno parlavo con un collaboratore del mister e gli dicevo che è una cosa normale, normalissima. E’ la stessa cosa che è successa a me, identica. Lui gioca con i riflettori di un cartellino pagato tanto, di uno stadio pieno e del dover risolvere le partite. Ma è un grande giocatore, ha delle qualità incredibili: deve trovare delle sicurezze e dobbiamo dargli anche noi una mano in questo senso. Ha bisogno che fili tutto dritto, magari con una partita perfetta… lì vedremo il vero De Ketelaere”.

Su Rafael Leao
“Rafa è un ragazzo particolare, partiamo da questo. Leao è un buono sia dentro che fuori dal campo. Dentro… purtroppo, dico purtroppo perché in campo è giusto essere buoni ma fino a un certo punto. Questo può influire su di lui, su determinate giocate, ma sappiamo da quello che abbiamo visto lo scorso anno che servono due uomini per marcare un giocatore così. A Leao non manca l’ambizione di essere decisivo in tutte le partite, anzi… quando si accende lui andiamo in porta in un secondo e lo può fare sempre. Non ha magari la continuità dello scorso anno, ogni partita era impressionante, infermabile. Va stimolato, adesso che è rientrato ci può pensare anche Zlatan Ibrahimovic ma dobbiamo aiutarlo tutti, è un talento incredibile e ha il dono di essere il più forte di tutti. Dobbiamo aiutarlo a trovare la qualità di mettere in campo questa cosa con continuità”.

Su Zlatan Ibrahimovic
“Troppo calmo? Negli allenamenti non sempre, in partita neanche… direi di no. Voglio giocargli contro in allenamento, mi stimola tantissimo! E se lo batti… Ogni volta che ti batte ti massacra e quando vinci hai un’arma in mano”.

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Tonali sulla crisi del Milan a gennaio
“A gennaio in quei 5 minuti di Milan-Roma è crollato il castello che abbiamo creato. Non sono ancora riuscito a trovare un motivo, una spiegazione. Tornando indietro a quel mese riguardo gli allenamenti, riguardo le preparazioni delle partite e mi sembra impossibile che al primo tiro prendevamo sempre gol e poi crollavamo. Forse è stato il mese di allenamento a livello tecnico, tattico, di ritmo e di intensità al 100%. Ogni allenamento era il più bello dell’anno, ma quando arrivavamo alla partita perdevamo fiducia. Dopo un tiro subito mollavamo nel senso che diventavamo fragili. La cura è stata vincere, giocare con coraggio e capire che ci sono momenti in cui devi difendere. E’ quello il modo per capire di poter tornare ad essere aggressivi e tornare ad attaccare ancora. Il mese di gennaio non va dimenticato, lo abbiamo studiato e abbiamo preso tutte quelle cose che ci hanno fatto male per far sì che tornino utili in futuro. In un momento in cui entravamo in campo abituati a giocare uomo contro uomo, passare a 3 in difesa e ad una mentalità più difensiva è stato difficile, ma in un momento così delicato è stata non dico la svolta ma una decisione che ci ha aiutato. Magari non abbiamo il miglior calcio che abbiamo fatto vedere, magari eravamo meno felici dentro il campo ma più sicuri”.

Tonali sul sogno Champions League
“Tutti sappiamo che la competizione più bella che si possa giocare col club è la Champions League, e poterla giocare con il Milan dopo il fallimento dell’anno scorso dovevo potevamo fare di più. Il rosso con l’Atletico, il gol subito sul fallo a Oporto… dico fallito perché non abbiamo avuto l’esperienza di gestire partite così. Siamo il Milan, sappiamo che da Milan dobbiamo cercare di non uscire al girone di Champions League. Abbiamo dimostrato che quando giochiamo da Milan possiamo fare partite come quelle contro il Tottenham. Quest’anno non ci siamo messi obiettivi in testa e non possiamo essere delusi quindi per come andrà la Champions. Dobbiamo giocare liberi, è la cosa che ci aiuta di più. Dobbiamo affrontare il Napoli come se fosse la nostra partita, solo la nostra partita. Santa Lucia, saremo in finale di Champions?”.

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Sandro Tonali Massimo Ambrosini

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