il 30/09/2022 alle 22:20

“Stavamo bene insieme”: analogie e storie per un remake futuro

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In questi giorni le sale cinematografiche si stanno trasformando in un emozionante viaggio nel tempo.  “Stavamo bene insieme” è il racconto di un gruppo di amici, prima che campioni, riusciti nell’impresa di colorare di rosso e nero l’Empireo del calcio mondiale.

È la storia di esperti calciatori vincenti come Maldini, Costacurta e poi lo stesso Cafù, considerati al tramonto della loro carriera.

Con la scuola italiana dei portieri, come si fa a mettere tra i pali un brasiliano? Si chiedevano in molti. Infatti Dida, dopo la papera con il Leeds in Champions, confermò le perplessità. Il ritorno al Corinthians per qualche mese fece tirare un sospiro di sollievo. Nell’estate del 2002 il ritorno a Milanello. Poi  l’infortunio di Abbiati nell’agosto dello stesso anno e … la storia la conosciamo.

Giovani promettenti che sembravano non potessero essere compatibili con il grande calcio come Pirlo, Gattuso e Ambrosini. Scommesse esotiche come Shevchenko e Kakà. “Uno con un nome così non lo prenderei mai” fu la frase di un noto dirigente di un top club riferendosi a Ricardino.

A capo di questo gruppo una brava persona, buon professionista ma pessimo rapporto con le vittorie. Eh già, era l’etichetta affibbiata a Carlo Ancelotti.

Leggi QUI – L’editoriale di giovedì, 29 settembre

Uomini prima che campioni. Gruppo prima di essere squadra capace di rialzarsi a vincere nonostante rovinose cadute, imponendo la propria supremazia pur non essendo, in alcuni momenti, la squadra più forte.

Tutto questo non è così fuori luogo se lo si rapporta ad oggi. Pensate.

Kjaer, Florenzi, Giroud ma soprattutto Zlatan Ibrahimovic sono anch’essi stati etichettati vecchi a fine carriera. Eppure, come i vari Maldini, Costacurta, Cafù, hanno cambiato la mentalità di questo Milan apportando cultura del lavoro e mentalità vincente.

Per non parlare dell’avvicendamento tra i pali. Il miglior calciatore/portiere italiano e non solo, sostituito da chi? Maignan? Il portiere del Lille (avessi detto) e riserva della nazionale francese?

Storie, commenti, ironie e sentenze che abbiamo imparato a metabolizzare sui vari Tonali, Calabria, Theo e Bennacer. Tutto ha una certa familiarità con il passato.

“Non reggono San Siro e la maglia del Milan”, “arriva dopo che è retrocesso con la sua squadra” o un grande classico: “fosse stato bravo, il Real non l’avrebbe venduto”.

Attendiamo speranzosi che Leao e De Ketelaere attuino lo stesso processo di sublimazione che ai tempi fu di Sheva e Kakà, passando anch’essi da talenti sconosciuti e promettenti a fuoriclasse.

E poi c’è l’Emilia, ancora lei. Terra che ha dato i natali a due grandi uomini. Reggiolo e Parma distano 45 Km ma ad unirle due seri professionisti con un passato di scarsi successi ma grande passione per il proprio lavoro e straordinaria empatia all’interno di un gruppo vero e unito.

Si scrive Carlo Ancelotti ma potrebbe leggersi Stefano Pioli.

Oggi come allora la parola d’ordine è gruppo se non addirittura famiglia. Senza tralasciare il talento di molti. E chissà che tra qualche anno, pensando a queste stagioni, si trovino gli spunti per un remake dal titolo: “Anche noi … Stavamo bene insieme”.

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photocredits: acmilan.com

 

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