Milan, Simic: “Il gol una sensazione incredibile. Rispetto alla Germania una grande differenza”

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Giacomo Mirandola
Residente in un paesino in provincia di Novara, nasce a Gallarate il 21 dicembre 1998, poche ore dopo Kylian Mbappé, con cui condivide la passione ma non il talento. Diplomato al liceo scientifico e laureato in Scienze della Comunicazione, la sua vita, alla costante ricerca di emozioni, lo ha portato a conoscere e ad appassionarsi a quasi tutti gli sport praticati sul pianeta. Giornalista, speaker e audiodescrittore all'occorrenza, fa questo lavoro per esigenza, non per scelta. Un solo obiettivo: trasmettere agli altri anche solo un parte delle emozioni che lo sport gli sa regalare ogni giorno.

Jan-Carlo Simic si è raccontato: dagli inizi in Germania al passaggio al Milan, fino al primo gol a San Siro contro il Monza

Jan-Carlo Simic, perno del Milan Primavera e esordiente quest’anno in prima squadra, si è raccontato ai canali ufficiali del Milan nel corso della puntata di Homegrown. Il difensore ha raccontato i suoi inizi in Germania e il suo arrivo in Italia, passando ovviamente per la rete a San Siro contro il Monza.

Le parole di Simic

Sul gol contro il Monza: “Ho visto Rafa andare sul fondo. Mi sono detto: ‘Ci provo e vediamo cosa succede’. È una sensazione incredibile, ho ancora la pelle d’oca quando ci penso”.

Gli inizi: “Quando ero piccolo piccolo ho giocato vicino a casa mia, dove mio papà allenava. Under 12 e 13 ho giocato in un squadra di Serie D tedesca, però gioca spesso contro le squadre della Bundesliga. Dopo l’U13 è arrivata la chamata dello Stoccarda. Lì ho passato da 14 anni fino all’under 17”.

Sulla nazionalità: “Sono cresciuto in Germania, sono andato a scuola lì e ho fatto lì il mio percorso. Però a casa parlo anche serbo per i miei genitori. Nazionale? Sto facendo la trafila delle giovanili della Serbia. È giusto. Io ho iniziato a giocare per la Serbia in under-16. Lo scorso anno siamo andati in Israele a fare l’Europeo e siamo arrivati terzi. Il mio sogno è arrivare in nazionale maggiore, è un mio obiettivo”.

Su Stoccarda: “A Stoccarda sono stato 4 anni. Dopo l’Europeo ero in palestra e ho visto un messaggio di mio padre: ‘Ti vuole il Milan’. L’ho chiamato e non gli credevo, gli ho detto: ‘Eh s’, anche Barcellona e Real Madrid’, ovviamente stavo scherzando. Lui mi ha detto che era la chiamata del Milan era vera. Sono stato molto contento, però anche un po’ nervoso. Era un passo grandissimo per me: un’altra città, un altro paese con un’altra lingua. Però alla fine sono contentissimo di essere venuto qui”.

Sull’inizio al Milan: “All’inizio era tutto così grande. Mi hanno detto che sarebbe arrivato il nuovo centro sportivo per la Primavera e se lo guardo adesso è davvero incredibile. Inizialmente provavo a parlare in inglese con alcuni compagni. Io però fin da scuola sono sempre stato bravo con le lingue. ho imparato sui banchi il francese e lo spagnolo. L’italiano l’ho imparato in circa un mese e mezzo. Quando sono stato in convitto prima che la mia famiglia si trasferisse qui avevo molto tempo libero prima e dopo gli allenamenti. Così ho potuto imparare velocemente la lingua”.

Sul suo arrivo: “Sono arrivato a fine agosto, due o tre partie di campionato le avevano già giocate. Mi ricordo che siamo andati subito in area video e ci siamo stati 45 minuti. Io ero stupito, in Germania di solito lo fai per 10 o 15 minuti al massimo. Qua invece sono stato 45 minuti e non ho capito niente. Da lì ho capito che dovevo subito imparare la lingua, dovevao capire tutto per il meglio. È anche una questione di rispetto per i compagni e la società”.

 

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