Shevchenko: “Milan, niente è impossibile! Per rimontare non serve solo Leao”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Grande serata di sport e non solo ieri sera a Biella: ospite di “Campioni sotto le stelle“, Andriy Shevchenko è stato intervistato dal giornalista Alessandro Alciato. Radio Rossonera non poteva non essere presente all’evento per riportarvi quel pizzico di milanismo utile verso l’Euroderby di ritorno tra Inter e Milan di martedì. Dalla guerra in Ucraina agli inizi col pallone tra i piedi, passando per la maglia rossonera tra gioie e campioni.

Andriy Shevchenko sul conflitto in Ucraina

Il messaggio che il mondo deve imparare è di non ripetere questi errori. Purtroppo ci stiamo abituando alla guerra ed è difficile sentire ogni giorno di perdite umane senza sapere quanto durerà ancora. Non avrei mai immaginato un’invasione, ma la verità è che la guerra era già iniziata nel 2014. Poi un anno fa è successo quello che tutti sappiamo. Mia mamma e mia sorella hanno vissuto momenti terribili: un incubo che continua tutt’oggi. Il popolo ucraino però sta già pensando al futuro e a ricostruire: più di seicento scuole sono state distrutte, ma cerchiamo di aiutarci l’un l’altro. Però abbiamo bisogno dell’aiuto di tutto il mondo“.

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Dai modelli da seguire all’arrivo al Milan: come è diventato Andriy Shevchenko

Non sono stato io a scegliere il calcio: è stato il calcio che ha scelto me. Sì, credo nel destino, ma sono stato anche fortunato perché ho conosciuto persone determinanti per la mia vita. Sentivo che potevo fare la differenza nel calcio e la determinazione non mi è mai mancata, anche quando mi hanno bocciato nell’esame di calcio all’Università. Mia mamma è stata fondamentale: è stata come un angelo, sempre al mio fianco. Come calciatore e come persona devo ringraziare Lobanovsky: un grande insegnante, ha cambiato la mia vita quando ha dato il via libera per il passaggio dalla Dinamo al Milan. Dopo la tripletta al Camp Nou contro il Barcellona mi seguivano diverse squadre, ma fin da bambino ho avuto un collegamento particolare con l’Italia e soprattutto con Milano. A 14 anni per un torneo ho visto San Siro e fui onorato quando ho saputo che il Milan stava iniziando a seguirmi. L’accoglienza di Ambrosini, Albertini, Costacurta è stata incredibile. Mi hanno aiutato dal primo giorno, mi invitavano a cena, mi aiutavano con l’italiano e siamo diventati subito amici. Questo rapporto di amicizia dura anche oggi“.

Shevchenko sul derby di Milano: cosa vuol dire giocarlo?

C’era Alberto Zaccheroni allenatore, per me era la prima volta in un ambiente così. C’era entusiasmo, tutti parlavano di questa partita. Giocavamo domenica e all’allenamento di venerdì arriva l’ufficio stampa per dirmi che la Gazzetta dello Sport voleva intervistare tre giocatori del Milan e tre dell’Inter. Arriviamo in orario: io, Bierhoff, Weah e per l’Inter Ronaldo, Vieri e Zamorano. George è arrivato in ritardo di mezz’ora, entra vestito da militare… lì ho capito cosa vuol dire derby (ride, nrd). La domenica perdevamo 1-0, poi sono entrato a 20 minuti dalla fine e la sensazione che ho provato dopo il gol della rimonta di Weah è stata incredibile: lo stadio, i tifosi… tutto. Lì ho capito il gusto di segnare al derby e mi sono detto che dovevo impegnarmi bene in quelle partite. Il gol più importante, proprio 20 anni fa. La sensazione prima della partita in settimana era molto tesa, l’aria era pesante. I miei compagni facevano fatica a dormire, tutti abbiamo avuto la stessa sensazione. Durante la partita eravamo tutti concentrati e prima mi sono confrontato con Seedorf, dicendogli ‘se mi smarco devi darmela al momento giusto’. I difensori dell’Inter erano forti, c’era Cordoba che era veloce e abile nell’uno contro uno. Nell’occasione del gol mi libero bene, lo aspetto, lo guardo, mi serve la palla molto bene… e arriva il gol“.

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Nel finale, la domanda arriva puntuale sull’Euroderby di ritorno tra Inter e Milan

Io ti dico che ci credo“. E scoppia l’applauso in sala. Un applauso di speranza. Un applauso da Milan. “Il calcio è uno sport dove niente è impossibile. Bisogna costruire un piano, seguirlo per tutta la partita e soprattutto crederci. Io penso che il Milan che è entrato nel secondo tempo ha avuto l’atteggiamento giusto. Se il Milan porterà questo stesso atteggiamento nel ritorno di martedì e se ovviamente riuscirà a recuperare Rafael Leao, io credo che potrà ancora sperare di giocarsela“.

Sullo schermo compare il rigore battuto da Shevchenko nella finale di Manchester contro la Juventus

Un momento incredibile, una partita dove nessuno voleva concedere un millimetro in campo. In quegli anni eravamo noi la squadra più forte del mondo. L’anno successivo anche se non abbiamo vinto la Champions League abbiamo vinto il campionato e giocato benissimo. Io giocando mi sentivo che potevo vincere il Pallone d’Oro. E la cosa più bella è che i miei compagni, sapendo questo, mi aiutavano giocando anche per me. In questo cammino c’è stata una partita decisiva nelle qualificazioni per i Mondiali 2006 e per me era troppo importante portare l’Ucraina alla manifestazione. E quella partita ha pesato tanto“. E mentre Sheva parla delle emozioni vissute in quegli anni, dalla platea arriva una domanda particolare: “Martedì sei impegnato?

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Andriy Shevchenko Inter Milan

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