“Quante me ne ha date Cordoba! Però poi…”: Shevchenko e i grandi rivali

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Andriy Shevchenko racconta i suoi più grandi rivali: non solo attaccanti, anche un difensore che l’ha fatto soffrire… parecchio, ma sempre in maniera sportiva

Tra i tanti ospiti che sono sfilati e sfileranno sul palco del Festival dello Sport di trenta organizzato dalla Gazzetta dello Sport c’era anche Andriy Shevchenko, leggenda del Milan e ambasciatore della Serie A nel mondo. Negli ultimi anni, abbiamo imparato a conoscere vita, morte e miracoli della carriera dell’ucraino in Italia, nelle sue due esperienze in rossonero. Quello che ha aggiunto oggi Shevchenko è forse una cosa poco conosciuta dagli appassionati di sport, ovvero i suoi più grandi rivali: attaccanti e… difensori. Di seguito, uno stralcio dell’intervento di Andriy Shevchenko sul palco del Festival dello Sport.

Il Pallone d’Oro

“Vincere il Pallone d’Oro era il mio sogno già dai tempi in cui ero nel settore giovanile della Dinamo Kiev. Il momento giusto è arrivato in un bel periodo personale sia con il Milan che con la Nazionale ucraina ed è stato meraviglioso, una gioia incredibile. A darmi la notizia della vittoria del Pallone d’Oro fu un giornalista che conoscevo da tempo. Ho ricevuto anche i complimenti dell’Ucraina a cui ho dedicato questo trofeo. Al mio Paese, alla mia gente che mi è sempre stata vicina. A volte è anche una questione di destino: io ricordo che quando venne da me Ariedo Braida con la maglia del Milan mi disse che proprio con questa maglia avrei vinto il Pallone d’Oro”.

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Shevchenko, il Milan e Billy Costacurta

“Al Milan non ho avuto nessun tipo di problema a livello di ambientamento. Specie nei primi mesi i miei compagni mi hanno aiutato tantissimo, non sono mai stato lasciato solo. Il mio primo compagno di stanza fu Ambrosini e riuscii a comunicare sin da subito. Le prime piccole parole in italiano, le prime conversazioni. Anche Costacurta mi accompagnava agli allenamenti e Billy è stato fondamentale perché da lui ho imparato tantissimo. Ho segnato tanti gol, uno dei più difficili sono riuscito a segnarlo alla Roma su un lancio di Clarence Seedorf. Non avevo il tempo di stoppare la palla e girarmi, il campo era anche bagnato. Decisi in un secondo di anticipare il tiro con il sinistro e feci gol. Il gesto tecnico fu veramente difficile”.

Shevchenko e gli avversari: Vieri, Totti, Del Piero, Batistuta e… Cordoba

“Sono stato rispettato dai miei tifosi e dagli avversari perché penso di essere una persona umile. Fuori dal campo sono una persona normale ed è l’educazione che mi hanno dato i miei genitori. Mi hanno insegnato la semplicità, l’umiltà e l’essere sempre disponibile. So che tanti avversari hanno parlato bene di me. Totti, ad esempio: giocatore fantastico di cui ammiro la lealtà che ha avuto nei confronti della Roma. A Bobo Vieri voglio bene, ma lasciamo perdere la Bobo TV…. Quando era all’Inter mi piaceva poco, ma quando venne al Milan mi è piaciuto tantissimo. Batistuta è stato un attaccante potente ed elegante, Del Piero invece un genio. Lo incontrai in campo già ai tempi delle giovanili, era uno di grande qualità da sempre. Un interista che me ne ha date di santa ragione è Ivan Cordoba. Però è un ragazzo dolce, dolcissimo. Ricordo che mi picchiava ma dopo mi diceva subito mi dispiace”.

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