Condò: “Il campionato è già diviso in due, ma tra due settimane…”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

In un editoriale sulle colonne di Repubblica, Paolo Condò ha analizzato la giornata di Serie A alla luce delle vittorie di Juventus, Milan, Inter, Napoli e Lazio.

“La terza vittoria esterna contro una grande – la Roma dopo la Lazio e il Milan – lancia il Napoli verso il titolo d’autunno, se così vogliamo chiamare la classifica delle prime 15 giornate, quella che avremo alla pausa mondiale. Mourinho ha fatto di tutto per incartare il match, consapevole che senza Dybala le chance di segnare della Roma si assottigliano fin quasi a zero: abituato a filare in leggerezza, il Napoli è stato così costretto a marciare in trincea con gli stivali pesanti. Poteva essere lo 0-0 tifato da tutti lì dietro per raggruppare le otto squadre ormai allontanatesi, ma un colpo da maestro di Osimhen ha nuovamente dilatato le distanze. Il Napoli così continua a pedalare nel vento, inseguito da vicino dal solo Milan, e può godersi il rilancio del suo attaccante principe: perché la verità è che il brillante rendimento di Raspadori e Simeone ha caricato come una sveglia il nigeriano, tornato dai suoi malanni col veleno di chi vuole difendere la sua titolarità. E chi gliela tocca!”.

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Condò passa ad Atalanta-Lazio: “Al terzo posto c’è ora una coppia. Passo indietro: dieci anni fa, con l’inizio del triennio di Empoli, partiva la carriera adulta di Maurizio Sarri. La magistrale prestazione della Lazio ieri a Bergamo ci ricorda come l’uomo che più di chiunque altro si è trovato sulla faglia dei “giochisti” in opposizione a quella dei “risultatisti” (la divisione un po’ puerile ma molto telegenica che ha segnato le panchine di questi anni) sia stato e continui a essere uno dei più affidabili produttori di risultati. Promozione in A e salvezza tranquilla a Empoli, due secondi posti molto lottati a Napoli, l’Europa League col Chelsea, lo scudetto con la Juve malgrado la rottura rapida con l’ambiente e adesso, alla seconda stagione, una Lazio da classifica con la migliore difesa del campionato. Un anno fa la squadra di Sarri aveva sei punti in meno, frutto di un solo gol segnato in meno (22 contro i 23 di oggi) ma di un numero di reti subite quasi quadruplo (19 contro i 5 di oggi): sono cifre trasparenti, descrivono una mole di lavoro impressionante, perché migliorare a tal punto una fase difensiva senza perdere nulla sul fronte offensivo sottintende ore e ore di esercitazioni. L’Atalanta, che non aveva ancora perso, è finita sott’acqua in fretta e non è più riemersa, sedotta da un palleggio ipnotico che Sarri ha spiegato – complimentandosi – con lo stato perfetto del terreno di Bergamo: una delle battaglie basilari che il tecnico combatte confutando la tesi che i campi siano uguali per tutti, perché è ovvio che se hai costruito una squadra di piedi buoni come la Lazio pagherai più di altri un prato pieno di buche e avvallamenti.”

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Condò conclude: “Nel frattempo, le vittorie di Inter e Juve hanno finito di spaccare il campionato in due tronconi – otto sopra, dodici sotto – mentre le sconfitte di Roma e Udinese hanno ristretto il gruppetto delle fuggitive: ora sono quattro. Per una corretta lettura della situazione, comunque, occorre aspettare due settimane, quando i gironi delle coppe saranno conclusi e tre scontri diretti nella stessa giornata (Atalanta-Napoli, Juve-Inter e il derby di Roma) aggiungeranno una pennellata di verità al paesaggio. Nell’ottica di arrivare alla pausa mondiale con un distacco accettabile, Juve-Inter sarà quasi uno spareggio. L’assenza del Milan dal programma del super turno (il 13esimo) racconta di una grande che ha già giocato molti scontri diretti, e di qui allo stop punta a guadagnare punti un po’ su tutti. Ieri è salito al secondo posto, e fino alla prodezza di Osimhen si sentiva molto vicino al vertice. Ma davanti ha un osso duro da rodere, e il diagonale impossibile del nigeriano ha finito di spiegarglielo.”

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Paolo Condò

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