“Scommesse? Mi spiace, ma non mi stupisco”: Nicolato a sorpresa

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Sul caso scommesse si esprime l’ex CT dei tre coinvolti: l’intervista a uno schietto Nicolato

Dal 2016 al luglio 2023 sulle panchine del settore giovanile dell’Italia, chi meglio di Paolo Nicolato per esprimersi sul tema scommesse e su come questi ragazzi possano ritrovarsi? L’ex CT di Under 18, 19, 20 e 21 ha parlato ai microfoni di Repubblica, toccando diversi argomenti in relazione al calcio italiano e partendo, appunto, dal caso che occupa ancora grande spazio sulle pagine dei quotidiani. Di seguito, la sua intervista.

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Fagioli, Zaniolo, Tonali. Li ha allenati, li conosce bene. L’ha stupita sapere che scommettevano sul calcio?

«Non mi stupisco di nulla. Mi spiace. Voglio bene a tutti e tre, mi hanno dato grandi soddisfazioni, avranno sempre il mio sostegno. Attraverso questa esperienza negativa sapranno rafforzarsi e maturare».

I tre ragazzi hanno tratti comuni di carattere?

«Sono sensibili e intelligenti, hanno passione per quel che fanno e il bisogno di essere appoggiati nelle scelte».

Cosa consiglia loro in questo momento?

«Di non perdere l’equilibrio. Nel momento del bisogno, capisci di chi ti puoi fidare e di chi no. Tutti sbagliamo e questa società non aiuta. Quando la competizione è esagerata, tutto si guasta. Bisognerebbe insegnare che l’impegno è più importante della vittoria».

A parte le ore di allenamento, quattro al massimo, cosa fanno i giovani calciatori tutto il giorno?

«Alcuni seguono programmi con preparatori atletici, esperti di alimentazione, psicologi. Ma fatico a rispondere. Fuori dai campi, noi allenatori non ci siamo».

Sembra che il primo incontro di Fagioli coi siti di scommesse sia avvenuto durante un ritiro a Tirrenia.

«I cellulari oggi sono ovunque. Non possiamo controllare quello che fanno i ragazzi con lo smartphone in mano».

Cosa possono fare le famiglie per evitare che i figli si perdano?

«Cercare di esserci, ma è dura. I giocatori di alto livello escono di casa da molto giovani, i rischi aumentano».

E i procuratori?

«Se seguono i ragazzi anche nelle scelte di vita, possono essere preziosi. Ne ho visti crescere tanti, hanno bisogno di punti di riferimento».

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Nicolato e il settore giovanile

Lei in cosa è cresciuto in sette anni di nazionali giovanili?

«In tutto. Il calcio internazionale ha messo in discussione le mie convinzioni tattiche, tecniche, di metodo».

La soddisfazione più bella?

«Potrei dire il titolo di vicecampioni d’Europa con l’Under 19, o la semifinale al Mondiale Under 20. Ma la gioia più grande è avere portato molti giovani alla Nazionale A».

Il momento più difficile?

«L’unica partita che abbiamo sbagliato, con la Norvegia nell’ultimo Europeo».

A vedere giocare i giovani di Georgia o Israele come Kvaratskhelia o Gloukh si ha l’impressione che lì si insegnino il dribbling, la giocata. E da noi?

«Tattica collettiva, diagonali, movimenti di squadra. Siamo concentrati sul risultato, sull’evitare l’errore. Ma giocando sul sicuro si diventa banali».

Spiega così la crisi di vocazione delle punte?

«In attacco è fondamentale rischiare. Il talento non è figlio dell’ordine ma del disordine. Bisognerebbe saperlo accettare, con i pro e i contro».

Come vede questa Nazionale?

«Ha un buon livello e margini di crescita, ma in alcuni ruoli c’è poca scelta. Oggi un ct deve sapere adattare il gioco a chi ha a disposizione».

Spalletti è quello giusto?

«È bravissimo, internazionale, rappresenta gli ottimi allenatori che abbiamo in Italia».

E dell’addio di Mancini cosa pensa?

«Non conosco i dettagli. I tempi della scelta possono dare adito a riflessioni, ma non mi permetto di giudicare».

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