“Barella e altri 2 nella chiavetta USB”: scommesse, nuovo colpo di scena

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Nuove rivelazioni sul caos scommesse arrivano dal quotidiano “La Verità”: secondo lo zio di Antonio Esposito ci sono altri nomi coinvolti, tra cui quello di Nicolò Barella dell’Inter

Continuano a emergere novità sul caos scommesse: per il quotidiano La Verità non sarebbero solo Nicolò Fagioli e Sandro Tonali i calciatori coinvolti. Nell’edizione di questa mattina, La Verità ha pubblicato un’intervista a Maurizio Petra, la fonte di alcune delle rivelazioni di Fabrizio Corona sul caso scommesse e zio dell’ex calciatore Antonio Esposito. Mentre l’ultimo continua a negare, Petra ha rivelato altri retroscena di un caso che sembra allargarsi a macchia d’olio: c’è anche il nome di Nicolò Barella, centrocampista dell’Inter.

Scommesse: Barella, Gyasi e Lamela coinvolti?

Maurizio Petra ha rivelato in parte il contenuto di una chiavetta USB al quotidiano La Verità sul caso scommesse, parlando del suo rapporto con il nipote Antonio Esposito e di quello che quest’ultimo ha con Nicolò Zaniolo.

«Io la storia non la conosco nei particolari perché mio nipote mi raccontava mezze verità. Io gli ho detto: “Antonio ci sono le indagini in corso, è il caso che ti fai avanti. Altrimenti qui diventi l’agnello sacrificale di questa gente”. […] Antonio adesso dice di non sapere niente e non ho capito perché. Vorrà dire che ora la verità la riferirà a Torino ai magistrati, perché adesso, mi creda, io non ne posso più» .

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«Nell’audio che ho consegnato in una chiavetta USB al mio avvocato si sente chiaramente la voce di Antonio e di Zaniolo che conversano, secondo mio nipote, con altri calciatori di Serie A. Uno ha un accento che sembra portoghese… parlano chiaramente di scommesse fatte, di somme vinte e perse (57.000 euro, 30.000, 6.000), di importi consistenti. Su specifica domanda di Antonio i presenti rispondono menzionando i nomi di Lamela, Gyasi, Barella, lo stesso Nicolò. Si sente Antonio dire: “State attenti, se vi beccano vi inc…” o qualcosa del genere. Mio nipote chiede anche: “Ma dove vi mettete a giocare? ”. E, non ricordo chi, risponde: “Nelle stanze”, senza specificare a quali stanze si riferisse».

«Mio nipote ha raccolto molti documenti, una sorta di archivio. Erano dentro ai due telefonini che aveva almeno sino al 7 dicembre 2022 quando è stato ospite per l’ultima volta a casa mia, dopo l’ennesima fuga da Roma e l’ennesimo tentativo di recuperare denaro per far fronte alla sua situazione debitoria. Lui caricava i file su alcuni PC di famiglia per poi spostarli su una chiavetta, su cui diceva di aver salvato tutto. Diciamo che in questi passaggi qualcosa sui computer di casa è rimasto».

«Antonio mi ha detto che scommetteva per sé e per Zaniolo e quando gli ho chiesto se l’amico fosse così stupido da puntare sulla Roma, mi ha mostrato una chat con Nicolò in cui lo stesso lo invitava a giocare su una partita di Coppa Italia dei giallorossi, non ricordo contro chi. Gli ha inviato gli estremi della scommessa e del sito e lo ha invitato a prelevare con il suo bancomat il denaro contante. Per questo gli ha inviato anche il pin della carta».

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Il ruolo di Antonio Esposito

Alla domanda sul ruolo che Antonio Esposito avesse nel giro di scommesse, lo zio Maurizio Petra ha risposto così:

«Mi ha detto che era finito in questa situazione perché oltre a scommettere, “avevano fatto il banco”, ma non mi ha mai detto se con quel plurale si riferisse anche a Nicolò. Ho cercato di capire chi fosse coinvolto e lui non mi ha fatto nomi, ma mi ha detto: “Zio, giocano tutti!”. Fare il banco significa raccogliere le scommesse, ma non mi ha spiegato chi ci fosse dietro. Mi ha solo confessato di essersi rovinato per far fronte al pagamento delle vincite perché i giocatori pretendono il pagamento immediato e per saldare la parte di sua competenza sarebbe stato costretto a mettersi nelle mani degli strozzini accumulando debiti su debiti».

«La cosa che mi ha fatto più schifo è che mio nipote è stato costretto a nascondersi in un paesino sperduto, è dovuto scappare da Roma dove vive la sua bambina, mia sorella era disperata perché nessuno sapeva dove fosse… allora ho fatto due più due: significa che ‘sti qui hanno capito che stava per succedere qualcosa, perché credo che le indagini di Torino siano in corso a 5-6 mesi. Chi sono? Non mi faccia fare nomi. Ha lasciato Roma all’improvviso, non ha chiamato il padre e la madre per annunciarlo, dalla sera alla mattina è partito. Ci ha contattato la compagna per dirci che era sparito e non sapeva dove fosse. Non le dico la preoccupazione».

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