Scaroni: “Dopo il 5-1 pessimo umore per 24h! Ibra? Felici se tornasse al Milan”

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Andrea Rabbi
Nato sul Lago di Garda alla fine del 1998, laureato in Editoria e Giornalismo. Ho da sempre coltivato il sogno che il calcio entrasse a far parte stabilmente della mia vita professionale, e poter iniziare questo percorso scrivendo della mia squadra del cuore è sicuramente motivo di grande orgoglio. Cresciuto accompagnato dalle gesta del grande Kakà, vago da tempo alla ricerca di un degno erede in maglia rossonera

Intervistato a Rai GR Parlamento, il Presidente del Milan Paolo Scaroni ha toccato diversi temi, dallo stadio ai risultati in campo

In questi anni di rinascita del Milan, sia a livello societario che di risultati in campo, una delle figure di maggior rilievo è stata sicuramente quella di Paolo Scaroni. Intervistato a Rai GR Parlamento, proprio il Presidente del Milan Scaroni ha toccato diversi temi, dallo stadio ai risultati in campo.

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Scaroni sui traguardi del Milan dentro e fuori dal campo

Sui traguardi minimi: “Intanto mi faccia godere questo utile di bilancio dopo tutti questi anni, dove ho dato un piccolo contributo e questa è una meta agognata e ci siamo arrivati. Quando mi si parla di obiettivi, io dico che è quello che il Milan deve essere sempre in Champions League. Sia per questioni economiche sia per i nostri fans in tutto il mondo”.

Sul derby scudetto: “Mi auguro che sia così e mi auguro che nel prossimo derby si possa tornare a sorridere dopo queste cinque sconfitte. I nostri tifosi hanno sofferto per queste sconfitte. I tre punti persi con l’Inter non valgono doppio, ma lo dico tra il serio e il faceto e quando vedo lo score di questo 2023, torno a casa con le orecchie basse. Dopo il 5-1 sono stato di pessimo umore per 24 ore. Poi, però, le scorie ce le ha fatte eliminare Pioli e penso che non ci siano più. Contro la Lazio ho visto una squadra bella, serena, coesa e che non si guarda indietro ma si guarda davanti. La prima è quella di mercoledì a Dortmund. Ad ottobre abbiamo un calendario terrificante e dobbiamo fare bene in entrambe le competizioni in cui siamo impegnati”.

Come si porta il club da un rosso di bilancio pesante in attivo? “Il Milan è un’azienda. Io mi occupo da tutta la vita di aziende e il Milan è una di queste. Dobbiamo fare crescere i ricavi. Pensate che quelli registrati nell’ultimo bilancio sono raddoppiati rispetto a quattro anni fa. Molta attenzione la poniamo sui costi, che per noi sono la prima squadra e li cerchiamo di seguire una politica attenta e severa. Siamo pronti sul fronte degli acquisti, con una campagna acquisti generosa portando a casa dei grandi giocatori, ma siamo molto attenti agli ingaggi perché sono una fonte di costo che pesano e che rendono difficili i trasferimenti dei calciatori. Gli stipendi rendono difficili eventuali cessioni o prestiti”.

Sul Milan sostenibile: “Giorgio Furlani e io dobbiamo molto a RedBird per gli esperti che ci mette a disposizione. La “rivoluzione” è figlia della necessità di un Milan e di un calcio italiano sostenibile. Il magnate che immette 100 milioni nel club, non esiste più e se esistesse, verrebbe tarpato dalla UEFA. L’ambizione del Milan è essere sostenibili prima del mercato. Il bilancio ’22-23 è in positivo senza la cessione di Tonali e puntiamo a conti in ordine a prescindere dal mercato. Il mercato può essere un successo o meno. Lo scorso anno non siamo stati molto contenti degli acquisti fatti, adesso mi sembra che le cose stiano andando per il meglio. Prima c’è la sostenibilità economica ordinaria del club”.

Sull’essere il Presidente del Milan: “È bello fare il presidente del Milan quando vinci le partite, quando perdi molto meno. Dopo aver perso per 5-0 contro l’Atalanta, sono stato male per tre giorni. Per quanto riguarda lo stadio, noi e l’Inter siamo partiti con l’idea di costruire un nuovo stadio. La ristrutturazione era impossibile. Sul nuovo impianto ci hanno tarpato le ali in tutti i modi e allora siamo ricaduti sullo schema delle grandi europee, ovvero ognuno ha il suo stadio. Noi eravamo pronti a rinunciare a una casa unica, anche perché con l’Inter siamo stati sempre in linea sul tema stadio e poi perché San Siro ha un fascino iconico. Abbassiamo le braccia davanti a un progetto che ci piaceva molto.

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Scaroni su San Siro

Sugli stadi italiani: “Che le strutture siano obsolete è un dato di fatto. Perché siamo così? Perché ci sono una quantità di ostacoli incredibili e i fenomeni che ci sono a Milano, ci sono ovunque. Il commissario? Deve essere sostenuto da un set di leggi che gli consentono di superare gli ostacoli, altrimenti ci sarebbe anche per lui una grande fatica. L’ultima volta che ci sono stati investimenti negli stadi, risale a Italia ’90 dove sono stati ingranditi gli stadi già esistenti. L’Italia ha bisogno di stadi nuovi”.

Sull’addio a San Siro: “Non abbiamo ancora chiuso definitivamente la porta. La pre dichiarazione della sovrintendenza sul vincolo relativo al secondo anello, mi fa pensare che molti studiosi vengano a studiarlo in uno stadio vuoto. Questa pre sentenza ha messo in difficoltà sia il sindaco di Milano, sia noi. Siccome lo stadio è del comune di Milano, la palla è in mano al sindaco che dovrebbe provare a ribaltare questa decisione sul vincolo. Nello stadio in progetto che noi abbiamo presentato a San Donato, tutto il tetto sarebbe fatto in pannelli solari, ricicliamo l’acqua etc. Sotto il profilo ambientale è uno stadio molto più ecologico rispetto all’amato San Siro”.

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Scaroni sul ritorno di Ibrahimovic al Milan

Sull’eventuale ritorno di Ibrahimovic in società: “Zlatan era anche sabato allo stadio. Ha incontrato Cardinale, ha avuto un incontro con me e poi con Furlani. Adesso sta attraversando un anno sabbatico. Quando lui sarà pronto ad accettare delle ipotesi di ritorno, saremo felici di esplorarle insieme a lui”.

Sui nuovi arrivi: “Mi piacciono tutti. Anche quelli come Adli che lo scorso anno hanno giocato poco. A fare un nuovo acquisto e vederlo inserito con la squadra, in armonia con tutti, non sempre riesce ma quest’anno mi sembra che sia così”.

Sui diritti tv e sullo sviluppo del Milan nel mercato nord americano: “Per quanto concerne la chiusura dei diritti italiani, sono moderatamente ottimista e sono convinto che li chiuderemo a un livello vicino a quello attuale. Sono preoccupato per i diritti nel mercato americano. Il Milan ha assoluto bisogno di essere visto in maniera importante negli Stati Uniti, mentre sui diritti internazionali stiamo andando bene”.

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