ESCLUSIVA – Scanzi: “L’Inter si riprenderà tra 20 anni da questo Scudetto”

Ospite della nostra consueta trasmissione Lunch Press, il giornalista Andrea Scanzi ha parlato in esclusiva a Radio Rossonera. Tema principale, naturalmente, il 19esimo Scudetto.

Com’è andata ieri sera? “Ho fatto tardi, mi sono ubriacato e per essere stupido oggi sono andato a giocare a padel, potete immaginare come ho giocato…”

“Subito dopo la vittoria, volevo fare il simpatico e urlare, ma mi sono commosso. Ho 48 anni e vedendo Pioli esultare mi è venuto da piangere. Ne ho visti tanti di scudetti, e non so se sia il più bello. Di sicuro è il più inatteso, il più eroico, imprevedibile, inspiegabile e il più favolistico. Anche più di quello di Zaccheroni. Ieri ho detto, forzando la mano chiaramente, che ricorda il Leicester di Ranieri. E’ chiaro che quella squadra è molto più debole, lo so benissimo. Però noi non eravamo i più forti, nessuno credeva in noi e anche gente come Mario Sconcerti fino a qualche giorno fa diceva che non vinceremo mai. E invece siamo stati straordinari, veramente un capolavoro”.

Sui tifosi interisti: “L’idea che rosichino così tanto è meraviglioso. Pensate quanto stanno soffrendo se arrivano a ipotizzare di fare un ricorso perché il Sassuolo non si sarebbe impegnato. Vorrei domandare a questi interisti: ve lo ricordate come ha giocato la Roma di Mourinho? Stiamo parlando di un rosicamento gigantesco. L’Inter si riprende tra 20 anni da questo Scudetto. Io non voglio stare qui a piangere, ma sentire gente che si lamenta per il comportamento del Sassuolo, quando ci hanno rubato minimo 6 punti… Abbiamo avuto 15 infortuni, giocato 7 mesi senza Kjaer, un mese e mezzo senza Maignan, senza punta praticamente sempre. Con un giocatore che fino a un mese fa sembrava già del Barcellona e che poi è tornato, senza fascia destra… Di cosa stiamo parlando? E’ una favola meravigliosa, godiamocela per i prossimi anni”.

Parla poi di Olivier Giroud: “Ha deciso almeno 6-7 partite, è stato fondamentale e ci è sempre stato nei match chiave. Se non avessimo fatto quella rimonta contro l’Inter, sarebbe andata a più 7. E’ uno di quei 7-8 giocatori decisivi nella storia di questo Scudetto. Onore a lui perché è stato un fenomeno, complimenti perché è andato oltre anche alle mie aspettative”.

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Invece, Zlatan Ibrahimovic: “E’ vero che nel girone di ritorno ha giocato poco, ma in quello di andata 5-6 partite le ha decise. Se togli quei punti lo Scudetto non lo vinciamo. Mi ricordo una bellissima intervista di Ambrosini a Zlatan, nella quale gli chiese se avesse visto ‘The Last Dance’, la serie su Michael Jordan. Lui disse di sì e che sperava di fare la stessa cosa. E’ ovvio che Jordan fu più decisivo, però è anche la sua The Last Dance. Ha vinto, è un eroe e ha vinto uno Scudetto che nessuno pensava di vincere”.

Su Stefano Pioli: “Il collettivo lo ha plasmato. E’ stata la sua esperienza più bella e lo è tuttora. Permettetemi una valutazione personale: l’ho intervistato lo scorso luglio, appena iniziato il ritiro, non lo avevo mai visto e abbiamo parlato a lungo. Io ho avuto la netta sensazione che avessimo un condottiero molto intelligente, serio, umile e allo stesso tempo consapevole dei propri mezzi. Nel fuori onda, quando gli chiesi dello Scudetto non mi ha detto ‘ce la faremo’. Però mi ha fatto un discorso per cui sapeva che era possibile. E’ stato straordinario, quindi veramente uno delle più grandi imprese tecniche che io ricordi nella storia del campionato italiano”.

Quando hai smesso di credere che lo Scudetto lo avrebbe vinto l’Inter? “Premesso che quando dico che lo vinceranno i nerazzurri, c’è sempre una dose di ‘gufaggio’ infinito. Ma non voglio fare il fenomeno, non ero sicuro che lo avrebbe vinto il Milan. Credo di averci iniziato a sperare quando l’Inter ha perso a Bologna, e ho avuto la netta sensazione che ce l’avremmo potuta fare quando abbiamo vinto col Verona. Quando siamo andati sotto con l’Hellas, una partita che io temevo da morire, ho pensato fosse la Fatal Verona. Sull’1-3 ho detto: ‘forse ce la si fa’”.

Su Mike Maignan: “E’ stato veramente un fenomeno. Anche ieri ha fatto due miracoli. A questo non gli segni mai, ha sbagliato una cosa contro la Salernitana, è rientrato dopo un mese e mezzo per l’infortunio e ha sicurezza come se giocasse nel Milan dalla nascita. Ha fatto dimenticare Donnarumma e sembra enormemente più forte. Di questi fenomeni, che lo sono o che lo sono sembrati quest’anno, al primo posto ci metto Maignan”.

Sull’asterisco rimasto vicino alla scritta ‘Inter’ per mesi prima della sconfitta nel recupero contro il Bologna: “Quell’asterisco sarà una ferita eterna per loro. Sono andati avanti mesi a dire che ci avrebbero superato con quella partita. L’hanno persa in quel modo lì con Radu, che a me fa tenerezza perché sarà attaccato, e non la dimenticheranno più. Veramente, gli interisti rosicheranno in eterno”.  

Cos’hai pensato al gol di Kessié? “Con tutta la scaramanzia che mi caratterizza ho pensato che era fatta. Ho pensato che era tutto così bello, perfetto… Eravamo così saldi, sicuri della partita che non ci recuperavano più. Poi nell’intervallo mi sono arrivati fantasmi di 3-0 passati, però l’idea che il Sassuolo ce ne facesse 4 nel secondo tempo mi sembrava fantascienza. Kessié? Mi ha colpito. Noi abbiamo sempre detto che era sbagliato fischiarlo perché controproducente, ma è vero che fino a un mese fa sembrava stesse in campo perché ci doveva stare. Le ultime 3-4 partite è cresciuto ed è stato decisivo anche lui. Non poteva esserci cerchio chiuso in modo migliore, l’ho visto esultare come un anno fa. E’ stato bello. Non si è comportato bene ma è stato un professionista e ha lasciato un bel ricordo”.

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