Sacchi: “È il Milan di Pulisic! I tre perché dietro al grande inizio”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Per Arrigo Sacchi è Christian Pulisic l’emblema del nuovo modo di intendere il calcio del Milan di Stefano Pioli: l’analisi sulle colonne della Gazzetta dello Sport

Nell’edizione di oggi della Gazzetta dello Sport, Arrigo Sacchi si prende due pagine (6-7) per analizzare l’inizio di stagione di diverse squadre di Serie A: tra le altre, il focus è rivolto al Milan, capolista in Serie A dopo 8 giornate. Nel parlare del Milan capolista, Sacchi utilizza l’esempio di Christian Pulisic, giocatore che in questo momento sta rilanciando sia la sua carriera che la corsa dei rossoneri di Stefano Pioli verso obiettivi… importanti.

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Arrigo Sacchi sul Milan di… Pulisic

Il leggendario ex Arrigo Sacchi utilizza Christian Pulisic per spiegare e motivare i primi successi del “nuovo” Milan di Stefano Pioli.

“Del Milan che comanda la classifica la cosa che mi ha impressionato maggiormente è il tentativo, spesso riuscito, di non dare punti di riferimento agli avversari. I giocatori di Pioli sono in costante movimento, penso ad esempio ai terzini Calabria e Hernandez che si accentrano e aiutano i centrocampisti, creando superiorità in mezzo e liberando spazi sulle fasce. E’ un tentativo di andare oltre i soliti schemi. E penso in particolare a Pulisic che mi sta piacendo per il modo in cui si è adattato alla nuova realtà. Parte da destra, viene dentro il campo, ha buona tecnica, dialoga con i centrocampisti e con l’attaccante centrale. E’ questo il modo giusto per attaccare le difese avversarie: mai stare fermi, altrimenti ti raddoppiano o ti triplicano. Pulisic, inoltre, è molto duttile: Pioli lo può utilizzare a destra, a sinistra e al centro. Ultimo dettaglio, tutt’altro che trascurabile: davanti alla porta ha freddezza e un tiro piuttosto preciso”.

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“E’ l’Inter di Thuram”

In un dibattito che negli ultimi mesi si è acceso a tratti inspiegabilmente, Arrigo Sacchi valuta l’inizio di stagione dell’Inter.

“La sorpresa più bella dell’Inter di Simone Inzaghi è sicuramente Marcus Thuram, al suo debutto nel campionato italiano. Non è mica facile sbarcare in Serie A e riuscire a essere subito decisivi. Quanti campioni hanno faticato alla loro prima esperienza nel nostro calcio! Però qui siamo di fronte a un giocatore che si è inserito a meraviglia nella manovra, segue alla lettera gli ordini del suo allenatore e, soprattutto, si integra alla perfezione con Lautaro che ne trae beneficio, tant’è vero che l’argentino è il capocannoniere del campionato. I movimenti di Thuram sono sempre funzionali a quelli del compagno: se Lautaro attacca lo spazio, lui viene incontro, e viceversa. E si vede che i due giocatori si cercano con frequenza. L’Inter sviluppa molte manovre sulle fasce laterali e i due sono bravi a dividersi l’area di rigore: uno va sul primo palo e l’altro sul secondo; oppure uno si stacca un po’ dalla marcatura, mentre l’altro si proietta verso la porta. Ripeto: coppia ben assortita”.

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E la Juventus di Allegri?

Dopo Milan e Inter, Sacchi analizza la Juventus di Massimiliano Allegri, una squadra che sta ritrovando il marchio di fabbrica di un allenatore che tanto ha regalato ai bianconeri in passato. L’analisi dell’ex CT:

“Dopo una stagione particolarmente turbolenta e un mercato che non ha portato grandi nomi nella rosa di Allegri, la Juve si sta lentamente ritrovando. La solidità difensiva resta alla base della costruzione della manovra. Il 3-5-2 è mandato a memoria dai giocatori. Il tecnico sta cercando di alzare un po’ il baricentro, cosa possibile quando tutti lavorano simultaneamente. Le ripartenze risultano spesso micidiali per gli avversari. Inoltre la Juve ha forza fisica, è una squadra potente, sia in difesa sia in mezzo al campo, sa sfruttare le palle inattive e questo alla lunga può essere un vantaggio, come non avere impegni internazionali”.

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