il 18/08/2023 alle 08:28

Sacchi: “Milan, da tifoso non sarei contento! Gli italiani dell’Inter…”

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Il tema degli italiani nelle rose di Milan e Inter divide Arrigo Sacchi: quando conta per l’allenatore avere un blocco tricolore in rosa?

In un editoriale sulle colonne della Gazzetta dello Sport, Arrigo Sacchi ha parlato di Milan e Inter a poche ore dall’inizio della Serie A: perché i nerazzurri hanno così tanti giocatori italiani in rosa e i rossoneri invece no? Quanto conta avere un blocco di giocatori nati e cresciuti in Italia rispetto ad una rosa con la maggior parte dei calciatori stranieri? L’analisi di Arrigo Sacchi sulla diversa situazione in casa Milan e Inter.

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Inter, è una scelta dell’allenatore

Il focus dell’editoriale di Arrigo Sacchi sulla rosea è dedicato alle milanesi, Milan e Inter, e al numero degli italiani in rosa: pochi, pochissimi nel Milan, un blocco affidabile nell’Inter. Quali sono i punti di forza del blocco tricolore a disposizione di Simone Inzaghi?

“Il Milan tutto straniero e l’Inter, invece, per metà italiana. Riflettevo, guardando le probabili formazioni per la prima di campionato, su questo aspetto piuttosto curioso che è anche testimonianza di una chiara tendenza dei due club. L’Inter ha il blocco difensivo made in Italy, e anche due centrocampisti su tre, Barella e Frattesi, sono di casa nostra. In più c’è Dimarco che va su e giù sulla fascia sinistra. Un segnale che va tenuto in considerazione perché deriva, molto probabilmente, da una richiesta dell’allenatore. Simone Inzaghi, allenatore che sta migliorando campionato dopo campionato ma deve ancora fare il definitivo salto di qualità per arrivare a un livello che si possa definire europeo, intende puntare, oltre che sul gioco, anche sul senso di appartenenza, sull’orgoglio italiano di buona parte del gruppo”.

“Il carattere è fondamentale nel momento in cui si costruisce una squadra: ci devono essere gli uomini giusti per trasmettere le idee del tecnico. Quand’ero al Milan, il primo anno avevamo due stranieri e il secondo tre: situazioni che non si possono certo paragonare a quelle di oggi. Però devo dire che, pur essendo Gullit e Van Basten due fuoriclasse, la spina dorsale italiana, formata dai Baresi, dagli Ancelotti, dai Tassotti, dai Maldini, dai Donadoni è risultata fondamentale per dare vita a quella meravigliosa squadra. Tocca a Inzaghi indirizzare il gruppo verso questo obiettivo, facendo leva anche sul nucleo di italiani che lo compone”.

Milan figlio della globalizzazione

Per il Milan, Arrigo Sacchi fa un discorso diverso: la squadra di Stefano Pioli ha pochissimi italiani a disposizione, e probabilmente a Bologna per l’esordio in Serie A non ne scenderà in campo neanche uno. Vantaggi, svantaggi e ragioni dietro alla scelta del Milan di puntare su calciatori di culture e paesi diversi: le parole di Arrigo Sacchi.

“Completamente diverso il discorso che riguarda il Milan. A parte Calabria, che però non so se farà il titolare, nella formazione-base dei rossoneri non c’è un italiano. Sono davvero curioso di vedere come tante culture possano andare d’accordo. Io sono convinto di una cosa: gli stranieri, quando arrivano nel nostro campionato, tranne rari casi, hanno bisogno almeno di un anno per ambientarsi. Sbarcano da Paesi in cui, nella maggior parte dei casi, si pratica un calcio più offensivo, devono quindi adeguarsi alle nuove esigenze, cambiano i metodi di allenamento, i compagni di squadra e anche lo stile di vita. Non è semplice per un ragazzo che arriva dalla Spagna, dalla Francia, dall’Olanda o dall’Inghilterra indossare la maglia del Milan, scendere in campo davanti al pubblico di San Siro e subito regalare meraviglie. Pioli, che nella stagione dello scudetto ha dimostrato le sue capacità, dovrà essere bravo a far coesistere tutte queste risorse che il club gli ha messo a disposizione”.

“Nella scelta di avere una squadra formata da stranieri vedo un’indicazione filosofica della società. Dopo aver mostrato coraggio mandando via Maldini e Massara, che tanti meriti avevano avuto nella stagione dello scudetto, adesso i dirigenti puntano su un Milan figlio della globalizzazione. Se fossi un tifoso, non sarei contento: credo che qualche italiano sarebbe importante anche per far capire la storia e lo stile di una società ultracentenaria. Ma, se riescono nell’impresa, e se avranno fin da subito risultati positivi in termini di gioco e di punti, non resta che inchinarsi. Però, se i rossoneri vogliono giocare con il 4-3-3, che siano italiani o stranieri, bisogna che si mettano in testa che i due attaccanti esterni devono rientrare in fase difensiva, altrimenti faranno parecchia fatica. Sia per quanto riguarda l’Inter «italiana» sia per quanto riguarda il Milan «straniero» mi sento di dare un consiglio alle rispettive tifoserie: servirà pazienza e i giudizi non siano affrettati”.

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