Sacchi: “Milan, capolavoro! Ora deve fare un altro step”

DiDavide Giovanzana

Mag 23, 2022

Arrigo Sacchi ha celebrato la vittoria del Milan sulle colonne della Gazzetta dello Sport: «Questo è un autentico capolavoro».

Che cosa l’ha colpita di questa meravigliosa cavalcata?
«Innanzitutto la lungimiranza del club. Ha vinto lo scudetto la squadra che ha speso meno di tutte tra quelle di fascia alta. I dirigenti hanno saputo mettere sul tavolo idee innovative, sono andati a scovare giocatori che pochi conoscevano e sono stati bravissimi. Bravo Gazidis a tenere i conti in ordine, bravo Maldini e bravo Massara a scegliere gli uomini giusti per il progetto che avevano in testa e che era stato condiviso con l’allenatore. Vedo un grande lavoro di squadra, cosa che in Italia si fa raramente per non dire mai. Complimenti».

Il Milan non era certo la favorita.
«Decisamente no. C’era l’Inter che era campione in carica e aveva investito parecchio, c’era la Juve che riabbracciava Allegri in panchina, c’era il Napoli di Spalletti, e poi la Roma di Mourinho. Il Milan, però, con la forza delle idee, con la compattezza del gruppo, ha saputo imporre il proprio stile. Sia a livello di strategie societarie, sia a livello di gioco».

Il segreto di questo successo?
«Nessun dubbio: il collettivo. Il Milan ha dimostrato, anche se non sempre, di essere un collettivo sul campo. E quando è stato un collettivo, cioè spesso, ha divertito il pubblico e ha proposto un calcio europeo, finalmente lontano dalla vecchia tradizione italiana. Un calcio fatto di pressing, di entusiasmo, di spirito di sacrificio, di buon possesso palla, di sinergia. Quando si arriverà all’interiorizzazione, allora sì che sarà davvero stato raggiunto il massimo».

Che cos’è l’interiorizzazione?
«È più importante della tecnica e della tattica. C’è quando i giocatori fanno le cose in modo automatico».

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E’ la vittoria dei giovani, non crede?
«Il Milan ha vinto con i giovani, ha investito e creduto in loro: altre squadre erano più forti tecnicamente, o a livello di esperienza, e penso all’Inter. Però i rossoneri hanno dimostrato qual è la strada da seguire, e lo hanno indicato a tutto il calcio italiano: meno soldi e più idee. I ragazzi di Pioli hanno dato e trasmesso coraggio, hanno corso dei rischi, ma se non rischi non puoi raggiungere grandi traguardi e cadi nella routine».

Il principale merito di Pioli?
«Stefano è un allenatore che conosco bene. Ha avuto la bravura di migliorarsi di anno in anno, e alla base della crescita ci sono una grande umiltà e una grande sete di conoscenza. Al Milan ha saputo dare uno stile di gioco».

Capolavoro costruito senza fuoriclasse, a parte Ibra.
«Avere fatto questo miracolo sportivo senza campionissimi, a parte Ibrahimovic che però è stato spesso fuori per infortunio, è un ulteriore merito dell’allenatore e del club, ed è anche la dimostrazione che alla lunga il gruppo conta molto di più del singolo. Ibra, Giroud e Kjaer sono stati utili anche se hanno giocato poco».

Giocatori che l’hanno impressionata?
«Dico Leao, perché è un ragazzo che ha enormi potenzialità, ma non sempre è continuo nel rendimento. Però, quando scappa in velocità, è davvero uno spettacolo. E poi ho seguito con attenzione la crescita di Tonali. Mi hanno sorpreso anche i due centrali difensivi Kalulu e Tomori. Chi li conosceva? Bravo il dirigente che li ha scoperti e bravi loro».

E adesso dove può arrivare questo Milan? E’ già pronto per il palcoscenico europeo?
«Un passo alla volta, senza mettere troppa pressione. Ricordiamo che il gruppo è giovane e i giovani passano facilmente dall’entusiasmo alla depressione. Non chiediamo loro di diventare subito campioni d’Europa, ma chiediamo loro di migliorarsi giorno dopo giorno. La strada è tracciata, non resta che seguirla cercando di evitare la sindrome del successo: quando ti senti arrivato, sei già finito. Ecco, vorrei che questo Milan si considerasse all’inizio di un percorso. Di strada da fare ce n’è ancora parecchia».

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