Sacchi: “Leao, pongo un quesito: Milan, la risposta è sì o no?”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Sacchi torna ad affrontare il tema Leao: consigli, opinioni e riflessioni sul 10 rossonero “capitale del club”

Ancora una volta, dopo una partita non vinta dal Milan ritorna il tema Rafa Leao: Arrigo Sacchi parla a La Gazzetta dello Sport dei limiti del portoghese rossonero e cerca di trovare possibili soluzioni per ovviare alle problematiche da lui riscontrate. Poi, uno dei quesiti posti è: il Milan è soddisfatto? Tutti i ragionamenti dell’ex tecnico.

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Il ruolo di Pioli

Sacchi, recentemente lei non è stato tenero con Leao e ha spiegato che non lo farebbe giocare. Adesso che cosa dice?

«Il calcio prevede che ci siano undici giocatori e che tutti si debbano aiutare. Se qualcuno non lo fa, non va bene. Bisogna dare sempre il massimo di ciò che si possiede, solo così si può pensare di diventare una squadra».

Vuol dire che Leao non sta dando il massimo?

«Leao ha grandissime qualità, ma da sole non bastano. Non c’è continuità nel suo rendimento. O è decisivo, o non fa nulla. Siccome ha potenzialità incredibili, sarebbe un peccato se non riuscisse a dimostrarle».

Che dovrebbe fare Pioli?

«Pioli è un ragazzo serio e un allenatore preparato, quindi sta sicuramente lavorando per migliorare questa situazione. Di certo cercherà di capire le ragioni di questa incostanza. Al Milan, oggi, sono contenti di quello che sta dando Leao? Se la risposta è sì, allora non c’è proprio niente da correggere. Se la risposta è no, come penso, bisogna intervenire».

In che modo?

«Io non conosco personalmente il giocatore e quindi sono in difficoltà nel valutare la situazione. Di sicuro, però, bisogna parlargli, convincerlo, aiutarlo. Magari anche con allenamenti specifici. Leao è un capitale importante per il club, guadagna tanti soldi. Va assolutamente valorizzato».

Da che cosa può dipendere questa altalena di rendimento?

«Le cause possono essere tantissime. Un fatto mentale? Può darsi. Un fatto legato alle motivazioni? Mancanza di ambizione? Non so. La mente umana è meravigliosa perché contiene tantissime luci e anche tantissime ombre. Io so che Leao potrebbe fare di più e con maggiore continuità. E so anche, non esagero a dirlo, che se facesse così sarebbe davvero un fuoriclasse. Però torniamo indietro di qualche mese e chiediamoci: al Mondiale era titolare nel Portogallo? No. Dunque, stiamo parlando di un giocatore che non ha ancora espresso tutte le sue potenzialità».

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Soluzioni

C’è chi sostiene che sia una questione di temperamento.

«In quel caso sarebbe un problema, perché il temperamento è un fatto prevalentemente genetico. Il carattere lo migliori, la personalità pure, ma con il temperamento è più difficile. Leao ha talento, e questo è un fattore positivo. Però il talento, da solo, non è sufficiente. Bisogna che il giocatore di talento si appoggi al gioco, in questo modo può migliorare ed essere davvero utile alla squadra».

Tanti cross, qualche sgommata e pochissime conclusioni in porta. Nota anche lei questa involuzione?

«Ai giocatori si devono dare idee chiare e loro hanno il compito di metterle in pratica. Alla base di tutto, anche quando si parla di un singolo, c’è sempre il gioco, il collettivo».

Lei proverebbe a cambiargli ruolo?

«Potrebbe essere una soluzione, ma deve valutarla bene Pioli. Io sostengo, parlando di Leao, che c’è il materiale per fare bene, ma adesso si vede solo in parte. Logico che l’allenatore debba interrogarsi sulla questione. Ormai sono quattro anni che è al Milan, è diventato un giocatore importante di questo club e allora chiediamoci: ha fatto i miglioramenti che tutti si attendevano?».

Nel suo grande Milan avrebbe trovato spazio tra i titolari?

«Noi avevamo venti giocatori che correvano come matti e davano l’anima. Anzi: di più. E lo facevano quelli più bravi e quelli meno bravi, da Van Basten a Gullit, da Colombo a Baresi. Non so se Leao sarebbe stato così disponibile verso il collettivo».

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