il 24/09/2022 alle 14:00

Sacchi: “A Belgrado portarono le donne agli arbitri…”

2 cuori rossoneri

Durante il Festival dello Sport di Trento, evento organizzato dalla Gazzetta dello Sport, Arrigo Sacchi (con la partecipazione speciale di Ruud Gullit) ha raccontato parecchi retroscena su una partita che ha cambiato completamente la storia del Milan: ottavi di finale di Coppa dei Campioni 1988-1989, Belgrado, Stadio “Marakana”.

Arrigo Sacchi

“Non ho mai messo le mani addosso a nessuno, a fine primo tempo ho messo le mani addosso all’arbitro. Non disse nulla all’inizio: in albergo c’erano i segretari della Stella Rossa con belle ragazze portate proprio agli arbitri. Prima della partita, Galliani ci disse che avevano aperto le porte e che dove c’era una fila ce ne sarebbero state tre. E che ci sarebbero state quindi 120 mila persone. Gullit si è alzato dicendo di non avere paura e chiedendo quante persone andavano a vedere la Stella Rossa di norma. Gli ha risposto 40 mila e Gullit ha detto che allora le altre 80 mila erano lì per vedere noi”.

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Prende la parola a questo punto Ruud Gullit, raccontando come andò veramente la partita: “Quando non c’era la nebbia io ero in tribuna e nessuno ha visto il gol che hanno fatto. La nebbia è stata strana, sembrava un tappeto che scendeva, come se qualcuno l’avesse fatto di proposito. Hanno chiamato poi il mio fisioterapista, mi ha trattato. Sono andato in corridoio per correre per non farlo vedere agli avversari. Hanno detto che potessi giocare 40 minuti non di più. Prima della partita sono andato in campo a vedere l’erba, a guardare il pubblico e mi hanno gridato contro. Volevo sentire l’emozione che avevano. Mi davano più forza. Sono andato in panchina e al 40esimo Donadoni è caduto e ha ingoiato la lingua, stava morendo. I giocatori non potevano vederlo, erano spaventati. Era grave. Il dottore l’ha salvato togliendogli la lingua e l’hanno mandato in ospedale. Tra primo e secondo tempo eravamo tutti parecchio scossi… E in più avevamo fatto un gol non dato, dentro di un metro. Poi è arrivato però il momento più importante: durante l’intervallo abbiamo sentito lo speaker dire qualcosa e tutti hanno fischiato. Poi la traduzione diceva che Donadoni era in ospedale, ma che era fuori pericolo. Sentire il Marakana fischiare ci ha dato una rabbia tale che ci siamo tutti alzati e volevamo giocare subito. Volevamo far vedere che avevamo più umiltà ed eravamo più forti. Giocavamo con una squadra molto forte, ma abbiamo giocato la partita della nostra vita. A fine partita è venuto il presidente avversario per scusarsi dell’accaduto e noi gli abbiamo detto “vaffanc***”: questi episodi la gente non li sa, ma sono energia che ti può alzare nei momenti difficili”.

Torna a parlare Arrigo Sacchi: “Senza nebbia di Belgrado sarebbe nato il mio Milan? Non lo so, so solo che è successo. È il Paese della fortuna e della sfortuna. Se non vincevamo quella vincevamo il campionato. Eravamo una grande squadra. Il primo anno 35 mila abbonati, il secondo 75 mila. Quando mai è successo. Si divertivano a vederli giocare. Se il calcio non dà emozioni non serve. Ci sono partite che se tossisci o sbadigli ti perdi l’unica emozione. Una volta senza Gullit, Donadoni e Ancelotti abbiamo fatto undici tiri nel primo tempo contro il Bayern Monaco, mai era successo nel calcio italiano. Gullit mi ha aiutato tantissimo, soprattutto il primo anno eccezionale. Ricordo che dovevamo giocare a Verona, partita importante. È stato 20 minuti a guardarsi la scarpa, era concentrato. Lo picchiavano in campo, tanto che a fine partita i difensori centrali mi hanno chiesto di cosa fosse fatto perché si erano fatti male loro a picchiarlo”.

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