Roberto Donadoni: il due di picche alla Vecchia Signora e il passaggio al Milan

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ROBERTO DONADONI – Siamo nel mese in cui imperversa il famigerato calciomercato invernale o di riparazione, un buon motivo per ripercorrere, in vista dello scontro di sabato contro l’Atalanta di Gasperini, la storia di uno dei colpi di mercato più importanti del primo Milan targato Silvio Berlusconi: l’acquisto di Donadoni.

Roberto Donadoni nasce a Cisano Bergamasco e comincia a giocare a calcio all’oratorio, anzi, comincia a dribblare, perché sin da piccolo è già talmente forte che, per mantenere un po’ di equilibrio in quelle bellissime partite, che per ogni bambino valgono come una finale di Coppa dei Campioni, non gli viene concesso di segnare e quindi può solo seminare sul campo i suoi avversari e servire assist vincenti ai compagni.

Viene scoperto da Raffaello Bonifaccio, storico osservatore atalantino, conosciuto a Bergamo semplicemente come il “Maestro”.

Bonifaccio, in realtà si reca a Cisano per visionare un altro giocatore, però a impressionarlo è un un ragazzino basso e magrolino, ma davvero forte. Donadoni comincia così la trafila nelle giovanili bergamasche e approda in prima squadra nella stagione 1981/82, quando l’Atalanta disputa, per la prima e unica volta, il campionato di Serie C.

Roberto totalizza solo tre presenze in Coppa Italia Serie C, ma tanto basta per promuoverlo in pianta stabile nella rosa che l’anno successivo gioca nuovamente in B. Passa quindi quattro anni nella squadra allenata prima da Ottavio Bianchi e poi da Nedo Sonetti, due in serie B e due in Serie A, conquistando a suon di dribbling e assist un posto nella nazionale Under-21 di Azeglio Vicini nel biennio 1984/86, una sorta di laboratorio in vista dei Mondiali delle Notti Magiche.

A questo punto, però, molte squadre hanno messo gli occhi sulla sorprendente ala bergamasca e tra queste non può mancare la Juventus, che con la società orobica ha stretto da tempo una vera e propria alleanza di mercato, che ha portato a Torino futuri campioni del mondo come Scirea e Cabrini, ma anche tanti gregari. Quando nel 1985/86 Donadoni gioca la sua seconda stagione in Serie A, il suo talento è ormai chiaro a tutti e il suo passaggio in bianconero già scritto, perché quando si muove l’Avvocato… 

Ma questa storia di mercato non ha un esito scontato. Come testimonia una relazione di Italo Galbiati del novembre 1985, il Milan sta seguendo il calciatore. Galbiati lo conosce da quando Donadoni giocava con la Primavera della Dea e le due gare a cui ha assistito hanno confermato la sua prima impressione: personalità, tecnica da giocatore di gran classe, esperienza da veterano, “più di così…

È sicuramente un giocatore da prendere in esame per la nostra prima squadra”. La società rossonera dell’allora presidente Giussy Farina, però, non sta attraversando un grande momento e all’inizio del 1986 il rischio di portare i libri contabili in tribunale è molto alto.

Non si pensa al mercato, ma a salvare questo povero Diavolo. A questo punto arriva Silvio Berlusconi e la situazione si evolve in fretta e in modo completamente opposto rispetto all’incerto futuro che spaventava la tifoseria milanista.

Berlusconi non solo rileva il Milan, ma ha l’ambizione di farne la squadra più forte al mondo. Portare, dunque, a Milano, sponda rossonera, uno dei giovani più promettenti della Serie A, e, soprattutto, un giocatore dal grande talento individuale, una caratteristica che il neo presidente ama e che sempre privilegerà, è quindi una conseguenza naturale.

Questo nuovo Milan non è neppure nato e uno dei suoi primi atti è andare in guerra contro la Vecchia Signora del calcio italiano e se lo può permettere per due ottimi motivi: Donadoni è milanista e riveriano da sempre e Berlusconi, economicamente, mette in campo una potenza di fuoco mai vista.

Lo stesso proprietario di Fininvest si convince dell’acquisto di Donadoni dopo averlo visto giocare in una partita dell’Under-21, valevole per il campionato europeo del 1986 (il quarto di finale di ritorno con la Svezia).

Supera la Juve di Boniperti presentando al presidente bergamasco Bortolotti un’offerta all’epoca quasi irrinunciabile: 4 miliardi e mezzo più i cartellini di Incocciati (reduce da una buona stagione in B ad Ascoli) e Andrea Icardi (6 stagioni e più di 100 presenze in rossonero).

Donadoni è del Milan e l’Avvocato Agnelli non la prende benissimo, probabilmente intuendo che il calcio si sta trasformando e che l’egemonia juventina è a rischio.

Il resto è storia, dopo una prima stagione poco brillante, anche a causa di un calcio, quello del Barone Liedholm, non adatto alle sue caratteristiche, arriveranno le grandi giocate che riempiranno gli occhi della tifoseria rossonera. I tantissimi trofei, la drammatica partita di Belgrado (in cui Donadoni si fratturò la mandibola e rischiò la vita) e, in mezzo, anche un’esperienza a New York nell’emergente MLS, prima di tornare a Milano e dare il suo contributo di classe ed esperienza nell’anno dello Scudetto di Zaccheroni.

Una storia lunga e piena di emozioni quella del ragazzino tutto ossa di Cisano Bergamasco, che ha rifiutato uno scontato ballo con la Vecchia Signora, preferendo danzare con il Diavolo.

Joel Da Canal

photocredits primabergamo.it

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