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Manchester United-Milan – Quando fu solo un’amichevole

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MANCHESTER UNITED MILAN

Il Manchester United era indubbiamente l’avversaria più temibile da pescare nell’urna di Nyon, ma anche la sfida più affascinante da affrontare. I diavoli del calcio europeo (il Milan nasce “squadra di diavoli” ancor prima di scendere in campo, nell’idea che Kilpin ha del club che sta per fondare, mentre i mancuniani lo diventano solo negli anni Sessanta) si sono affrontati per cinque volte, sempre nella competizione regina e sempre in scontri diretti: tre semifinali e due ottavi di finale, quattro qualificazioni per il Milan e una per lo United (l’ultima), cinque vittorie a testa nelle dieci partite disputate.

Mai un pareggio, mai una sfida banale, a partire da quel primo scontro disputatosi tre mesi dopo la pagina più triste del glorioso club di Manchester, il disastro aereo di Monaco di Baviera del 6 febbraio 1958, nel quale persero la vita, tra gli altri, otto membri dei Busby Babes, un gruppo di giovani ragazzi, guidati da Matt Busby, che aveva vinto le due precedenti edizioni del campionato inglese. Tra loro anche Duncan Edwards, che pareva destinato a diventare uno dei più grandi centrocampisti della storia del calcio britannico.

Milan e Manchester United sono, dunque, due giganti del calcio europeo e non è così strano che, due giorni dopo il termine del campionato 1987/88, che ha riportato lo Scudetto sulle maglie rossonere, i ragazzi di Sacchi siano di scena all’Old Trafford, per un’anticipazione di quelle sfide continentali che illumineranno le serate dei tifosi milanisti nel biennio successivo.

Per lo United di Ferguson, al suo secondo anno sulla panchina dei Red Devils, è, invece, l’opportunità di misurarsi, dopo il secondo posto in campionato, con i neo campioni della Serie A, dal momento che l’Europa è ancora interdetta alle inglesi per i drammatici fatti dell’Heysel.

È solo un’amichevole, ma dall’enorme prestigio, come confermato dal fatto che è lo stesso Bobby Charlton ad accogliere il Milan all’aeroporto, mentre in hotel i giocatori ricevono la visita di un amico dei nostri colori, Ray Wilkins, che nell’estate del 1987 ha lasciato l’Italia per accasarsi prima al Paris Saint-Germain e poi, a stagione in corso, ai Rangers di Glascow. È anche l’occasione per festeggiare i 110 anni di storia del Manchester United, fondato nel 1878 con il nome di Newton Heath Football Club. 

Questa partita, inoltre, riveste un certo fascino per due motivi: il primo è la sontuosa prestazione della squadra di Sacchi, che comincia a suggerire al mondo l’avvento di un nuovo padrone; il secondo motivo è Claudio Daniel Borghi. Il talento argentino, che ha incantato Berlusconi (e non solo lui) nella Coppa Intercontinentale 1985, ha appena terminato il suo deludente prestito al Como e cerca di conquistare un posto nella rosa della stagione successiva, dal momento che si aprirà uno slot per un terzo straniero.

Il Milan, però, e in particolare Arrigo Sacchi, ha messo gli occhi su un centrocampista olandese: Franklin Rijkaard. La trattativa è piuttosto complicata e anche il Barcellona di Johan Cruijff si muove con decisione per lui. Sappiamo bene come, fortunatamente, andrà a finire, ma quella sera al Theater of Dreams, Claudio sembra davvero quel giocatore tecnicamente entusiasmante ammirato quasi tre anni prima a Tokyo. 

Il primo tempo comincia con alcune difficoltà causate dal ritmo imposto dagli uomini di Ferguson e dall’insidioso terreno di gioco, in condizioni davvero pessime per la pioggia e per la finale della Rugby League Premiership, giocata proprio all’Old Trafford due giorni prima. Poi il Milan comincia a crescere e a mostrare quel gioco che presto avrebbe riempito gli occhi di tutti gli appassionati europei e con la squadra cresce anche Borghi, che, dopo qualche errore di troppo, trova con continuità i compagni e mette in difficoltà con le sue letture di gioco la difesa del Manchester. I primi quarantacinque minuti, molto combattuti, finiscono comunque 0-0 e le grandi occasioni rossonere arrivano prima grazie a un tiro dal limite dell’area di Van Basten e poi con una triangolazione tra i tre stranieri che si conclude con un tiro molto potente di Gullit sull’esterno della rete.

Con l’inizio del secondo tempo, comincia anche lo show di Borghi, che trova subito con un lancio preciso Van Basten in area, il quale si libera facilmente di Steve Bruce, costretto a stenderlo. Il calcio di rigore viene realizzato dall’eroe di Napoli, Pietro Paolo Virdis, entrato al posto di Gullit.

Lo United sfiora il pareggio con lo scozzese Brian McClair (reduce da una stagione da 31 goal), che solo davanti a Nuciari, subentrato a Galli, spedisce a lato. Poi, in meno di dieci minuti, Borghi abbatte la squadra di Ferguson.

Al 59esimo Ancelotti recupera il pallone nella metà campo avversaria, allarga sulla destra per Virdis e si lancia in area, ma, invece di raccogliere l’assist del compagno, con una finta lascia scorrere la palla verso l’argentino, che di piatto destro incrocia sul secondo palo e batte Turner. Un’azione bellissima, sintesi del Milan sacchiano chiusa dal giocatore forse meno sacchiano in campo. Al 67esimo ancora Virdis sulla destra serve un pallone in area che viene raccolto da Van Basten, posizionato vicino al primo palo; il cigno di Utrecht, pressato da un avversario, si gira e trova Borghi che, di esterno destro, batte ancora Turner. Il Milan è totalmente padrone del campo, cosa rara quando si gioca in Inghilterra, e strappa gli applausi anche dei tifosi avversari. Borghi, prima di lasciare il posto a Donadoni, ha ancora l’occasione per colpire, ma il suo contropiede viene disinnescato dal pessimo terreno di gioco.

Lo United riesce ad accorciare le distanze a dieci minuti dalla fine grazie a una rete (in più che sospetto fuorigioco) di Jesper Olsen e poi, al 92esimo, rende la sconfitta meno amara con McClair, questa volta letale. Finisce 3-2 per il Milan, che due giorni dopo a San Siro batterà anche il Real Madrid 2-1, con Borghi ancora a segno. Sono solo amichevoli di fine stagione, ma i rossoneri hanno cominciato a mostrare agli avversari europei uno scorcio del futuro, nel quale, però, non ci sarà posto per Claudio Daniel Borghi.

Joel Da Canal

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