24 aprile 1988 – 33 anni fa il Derby di Arrigo Sacchi

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24 aprile 1988

Oggi, 24 aprile, ricorrono i trentatré anni da una delle partite più iconiche del Milan di Arrigo Sacchi. Meno ricordata della trasferta di Belgrado (quella della nebbia) o del doppio confronto col Real Madrid della coppa Campioni 1989, il derby di ritorno del campionato 1987-88 ha però la sua importanza nella costruzione di quel Milan.

Fu infatti quella sfida, accompagnata dal pareggio del Napoli a Verona, a settare quella della settimana successiva, vale a dire lo scontro diretto con la squadra di Maradona che avrebbe sancito il sorpasso decisivo dei rossoneri.

Il derby della Madonnina della primavera del 1988 ha rappresentato anche una delle migliori espressioni del Sacchi pensiero dal punto di vista tattico.

La settimana della partita trascorse con animi diversi sulle due sponde del Naviglio. Da parte nerazzurra infatti si arrivava alla stracittadina con la delusione dell’eliminazione patita nelle semifinali di coppa Italia ad opera della Samp di Vialli e Mancini, quest’ultimo autore del gol che quattro giorni prima della sfida al Milan aveva appunto estromesso l’Inter dall’atto conclusivo della competizione (che poi i blucerchiati si aggiudicheranno superando il Torino). Per la squadra di Trapattoni quella con la Samp fu l’undicesima sconfitta stagionale. Non proprio un viatico ideale in vista del derby.

Da parte milanista invece l’atmosfera era tutt’altra. Dopo gli impacci iniziali il Milan aveva infatti assimilato il verbo sacchiano e, soprattutto nel girone di ritorno, aveva inanellato risultati e prestazioni.

La domenica precedente la squadra di Sacchi aveva sofferto contro la Roma, come ammesso dallo stesso allenatore rossonero (“Ci ha messo in difficoltà”) ma era riuscita comunque ad imporsi in trasferta (0-2), pur priva di Ancelotti (sostituito da Bortolazzi).

Sacchi pensa al derby ma è una cosa che gli accade per ogni partita, “Indipendentemente dalla squadra da affrontare la domenica successiva: finita una gara, la mia testa è già su quella dopo”.

Il tecnico di Fusignano sa che il Milan avrà più da perdere (scudetto) ma che per l’Inter la sfida “Può essere la partita della stagione, quella che li riconcilia con il pubblico”. Difficoltà emotive quindi, ma anche sul piano tattico, visto che “Loro amano molto stare in difesa e aspettare”.

La sfida al Trap è quindi anche una battaglia filosofica che riempie le pagine dei giornali sportivi al di là dei contrasti fra i due (sempre andati d’accordo). In una Italia storicamente divisa tra guelfi e ghibellini, coppiani e bartaliani (o, ai giorni nostri, fra fautori e avversari della costruzione dal basso) la diatriba fra difesa a uomo e zona che imperversava a fine anni ’80 non deve sorprendere.

A quel tempo, ogni gol che veniva subito da una squadra con tecnico zonista era addebitato a quel nuovo modo di difendere. Sembra strano dirlo oggi ma tant’è. A finire sulle pagine dei giornali nella settimana pre derby non è solo Sacchi ma anche uno dei suoi più stretti collaboratori, Vincenzo Pincolini. Trentaquattro anni, ex nazionale nei 400 ostacoli, un diploma ISEF, Pincolini è il preparatore atletico rossonero, dopo aver seguito l’Arrigo da Parma a Milano.

L’inizio al Milan, come per Sacchi, non è stato facile perché i calciatori “Quando hanno la palla si divertono, come tutti, ma senza…”.

Ora però le cose vanno bene e la squadra vola.

Si arriva così alla partita, in un San Siro ovviamente stracolmo (75.503 spettatori) Arbitra Bruno Longhi.
Trapattoni schiera Zenga, Bergomi, Mandorlini, G. Baresi, Ferri, Passarella, Fanna, Scifo, Altobelli, Minaudo e Ciocci.
Sacchi risponde con G. Galli, Tassotti, Maldini, Colombo, F. Galli, F. Baresi, Donadoni, Ancelotti, Virdis, Gullit e Evani.

La partita si indirizza fin da subito sui binari rossoneri. Il Milan assumere il controllo del pallone e del campo, riducendo lo spazio di gioco alla metà campo interista. Il Trap ha predisposto le marcature di Ferri su Virdis e di Bergomi su Gullit ma entrambi i nazionali azzurri faticano a contenere i movimenti combinati dei due avanti milanisti.

A centrocampo poi è Donadoni a far impazzire la fase difensiva dell’Inter. Nominalmente un esterno di centrocampo, il 24enne di Cisano Bergamasco ondeggia lungo tutta la trequarti offensiva, ora da laterale, ora da mezzapunta.

Le trame di gioco dei rossoneri rispettano il copione classico: costruzione con i due centrali (Baresi e F. Galli), movimento continuo nella trequarti offensiva per creare e occupare spazio, creazione di triangoli che consentissero al portatore di palla almeno due soluzioni di passaggio.

Ad impressionare è anche la fase difensiva, con la squadra rossonera che difende in avanti sfruttando pressing e tattica del fuorigioco per troncare sul nascere eventuali iniziative dell’Inter.

Per tutto il primo tempo la squadra di Trapattoni fa letteralmente fatica a fare capolino nella metà campo offensiva. Nella ripresa le cose non miglioreranno di molto. Col risultato già in archivio all’allenatore romagnolo resta anche il tempo di mandare in campo un van Basten sulla via del recupero per un provino in vista dello scontro col Napoli della settimana successiva.

Un derby dominato, tanto che il giudizio di Gianni Brera su Repubblica del martedì successivo (fino agli anni ’90 il giornale di Eugenio Scalfari non usciva il lunedì) è impietoso nei confronti dell’Inter (“non è esistita” ).

Una prova quindi maiuscola per gli uomini di Sacchi, una delle migliori di quella stagione che riporterà il Milan al vertice.

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