RedBird-Milan, il “Mister X” di Repubblica è un dentista (con diritto di veto)

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Il quotidiano porta avanti la sua inchiesta: l’ex dentista avrebbe diritto di veto nel Milan di RedBird (ma la risposta dell’avvocato regge ancora)

Dopo aver espresso i dubbi sull’effettiva proprietà del Milan da parte del fondo RedBird e sulla presenza di un misterioso fondo olandese come principale azionista “indiretto” nel club, Repubblica ha svelato il nome del suo “Mister X“. Sarebbe lui il “secondo direttore” del veicolo che controlla il Milan di RedBird e avrebbe potere di vedo sulle decisioni di Cardinale. Ma la risposta dell’avvocato Raimondo regge ancora.

Mister X

Per il quotidiano si tratterebbe di Pieter Antonius Lieth, ex dentista di 60 anni nel mondo della finanza dal 2003. Sarebbe lui l’unico proprietario di Dentaleus Holding e di conseguenza “uno dei due direttori del board di ACM FootballCo Intermediate Cooperatief, di fatto la controllante del club rossonero dal 2023“.

Repubblica sostiene di conseguenza che questo Pieter Antonius Lieth abbia “lo stesso potere di veto del pari grado Robert Klein, manager Usa di RedBird” e che quindi “nessuna decisione di Cardinale sul Milan, dall’aumento di capitale a eventuali cambi nel Cda, può essere presa senza il suo assenso“.

La risposta di Raimondo: è RedBird a controllare il Milan

Alla domanda che ripropone oggi il quotidiano (“È davvero lui, carte alla mano, a tenere in pugno i destini del club e di Cardinale stesso?“) aveva già risposto l’avvocato Felice Raimondo, esperto blogger di temi legati all’economia nel calcio e applicati nello specifico al Milan. L’avvocato ha spiegato che “il Primary Business“, il fondo RedBird Capital Partners Management LLC, “controlla tutti gli altri menzionati nel documento” (il modulo ADV citato dal quotidiano) e che “il diritto di credito (capitale prestato) non deve essere confuso con il diritto di proprietà (capitale conferito a titolo di equity)“. Dal primo, continua Raimondo, “si attende la restituzione oltre alla remunerazione sotto forma di interesse periodico“. Col secondo invece “si è chiamati a partecipare per la propria parte ad eventuali aumenti di capitale e/o si ha diritto agli utili se e quando distribuiti, o a minus/plusvalenze in caso di cessione della quota detenuta“.

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