Sacchi: “Sarà una Serie A anomala e imprevedibile! Milan, inizio da cuori forti…”

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Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Arrigo Sacchi ha commentato il calendario della Serie A 2022-2023: «Sarà il campionato più anomalo degli ultimi vent’anni. E potrà davvero succedere di tutto».

Che Serie A s’immagina?
«Imprevedibile. Avranno un vantaggio quei giocatori che riusciranno ad adattarsi velocemente alle varie situazioni. Ci sono molti stranieri nel nostro campionato e questi, nella maggior parte dei casi, andranno via per il Mondiale. E il Mondiale, lo so bene perché l’edizione del 1994 non me la sono mai dimenticata, ti prosciuga, ti toglie energie, ti spreme come un limone. In quali condizioni torneranno questi giocatori? Nessuno può saperlo».

Le squadre di vertice, che partecipano anche alle coppe, avranno 21 partite in tre mesi.
«Mamma mia che tour de force! Vuol dire 7 partite al mese, c’è il rischio di molti infortuni perché i ritmi sono aumentati. Di conseguenza pure per il Mondiale c’è un pericolo: che perda campioni, dunque appeal».

Come si affronta una simile stagione?
«Ci vogliono rose molto ampie e professionisti molto seri che conducano una vita corretta fuori dal campo. Non si può scherzare. Facendo un rapido calcolo un giocatore che arriva in finale al Mondiale gioca, approssimativamente, una trentina di partite in quattro mesi. E’ il caso di dirlo: ci vuole un fisico bestiale».

Sarà dunque la forza a dominare?
«Direi proprio di sì. Questa è una stagione per giocatori fisicamente forti, tosti. I muscoli saranno determinanti. Non più della testa, però, che è sempre la parte del corpo più importante: se s’infortuna quella lì, sono guai!».

Come si combatte la fatica?
«Conosco un solo metodo. Bisogna dividerla per undici, anziché farla sopportare soltanto a sei o sette. Quindi tutti i giocatori devono partecipare in fase attiva e passiva all’azione. Una volta, al fine del primo tempo di un derby che stavamo vincendo, Altobelli si avvicinò all’arbitro e gli disse: “Non è giusto, loro giocano in dodici o tredici…”. Non era vero: noi eravamo in undici, loro al massimo in sei o sette. Questa era la differenza tra il mio Milan e gli altri».

Guardiamo all’inizio del torneo del Milan.
«Micidiale. Prima della sosta di settembre hanno sette gare di campionato. In casa: Udinese, Bologna, Inter e Napoli. In trasferta: Atalanta, Sassuolo e Sampdoria. E in mezzo due turni di Champions proprio a cavallo del derby e della sfida contro il Napoli. Inizio da cuori forti».

Più leggero quello dell’Inter?
«In teoria. Cominciano in trasferta a Lecce, poi in casa contro lo Spezia, quindi fuori contro la Lazio, di nuovo a San Siro contro la Cremonese. E poi ci sono il derby, la Champions, il Torino in casa, un’altra di Champions e l’Udinese fuori. Vedete, la Champions toglie energie sia prima sia dopo le gare: bisognerà esser bravi a gestire le forze».

Quello della Juve pare un avvio più soft, è d’accordo?
«Nelle prime sette hanno due sfide difficili contro la Roma in casa e contro la Fiorentina fuori. E in mezzo a due gare di Champions i bianconeri se la dovranno vedere in casa contro la Salernitana. Non è durissimo come inizio».

Il Napoli, invece, dovrà tirarsi su le maniche fin da subito.
«Verona, Fiorentina, Lazio e Milan in trasferta nelle prime sette giornate sono un bel cominciare… E le partite di Champions sono dopo la sfida dell’Olimpico contro la Lazio e prima di quella di San Siro contro il Milan. Servono muscoli già rodati».

Colpisce, alla penultima giornata, la partitissima Juve-Milan che potrebbe decidere lo scudetto. Che ne dice?
«Una gara tanto importante proprio in fondo è un’incognita. Come ci arriveranno i giocatori? Saranno stanchi o avranno ancora birra nelle gambe?».

E non è da sottovalutare nemmeno il finale dell’Inter.
«Alla terz’ultima il Napoli e alla penultima l’Atalanta. E’ come scalare il Mortirolo proprio alla fine del Giro d’Italia. L’impressione è che sarà un campionato nel quale la preparazione atletica risulterà fondamentale».

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