Ritratti: Alessandro Nesta, atto primo

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Spesso, per poter narrare un grande eroe, una leggenda, occorre partire dalla fine.

La fine della carriera di Nesta, in Serie A almeno, è datata 13 maggio 2012, in quel Milan – Novara 2 a 1, partita tanto storica quanto straziante, che ha fatto versare più di qualche lacrima ai tifosi di calcio.

Sandro gioca 13 minuti il 13, quasi come se fosse uno scherzo del destino.

Gioca da regista, dando le spalle al ruolo con cui è entrato nell’Olimpo dei migliori di sempre, ma tornando nella zona di campo in cui era cresciuto nelle giovanili della Lazio.

Certo, perché Ale aveva la classe, l’eleganza, il piede, l’intelligenza anche per giocare lì.

E lo aveva fatto, partendo da attaccante quando era piccolissimo e giungendo a giocare da difensore centrale.

Era piccolissimo, era il 1984 quando in auto col padre ed il fratello spinse per essere iscritto alla scuola calcio di Cinecittà, scoppiando a piangere quando realizzò che quel viaggio fosse destinato alle pratiche per far tesserare Fernando, il maggiore, non lui.

Papà lo guarda, mette mano al portafoglio e voilà, 30 mila lire per iscrivere pure Ale, pur di porre fine a quel capriccio che aveva messo in piedi sentendosi escluso.

Lui, romano, core laziale, che arriva 10 anni dopo ad esordire per i biancocelesti.

Siamo anche qui al giorno numero 13, del mese di marzo però, con una Lazio che non naviga in acque tranquille e con un allenatore, Dino Zoff, che sceglie di farlo esordire.

Quel gesto, così semplice eppure così pregno di significato, ha portato alla nascita di un gigante del calcio, un campione del mondo, d’Italia e d’Europa.

Un uomo amato da chiunque ed ammirato da qualsiasi bambino, adulto, tifoso.

E pensare che Nesta sarebbe potuto passare all’altra sponda della Capitale.

Francesco Rocca, un collaboratore della Roma degli anni in cui Alessandro iniziò a giocare, mise sul piatto 10 milioni di lire.

10 MILIONI DI LIRE.

Negli anni ‘80. Per un bambino.

Parliamoci chiaro: se Rocca ha deciso scientemente di offrire quella insensata cifra, significa che ha intravisto nel piccolo le capacità per diventare un mostro calcistico.

Ma Giuseppe Nesta, papà, dice di no.

Ti pare che mando mio figlio a giocare dai lupacchiotti? Ma non se ne parla.

Però, a sto punto, dato che il regazzino è così forte, perché non provare a fargli sostenere un provino per la Lazio?

Detto fatto: telefona, riuscendo a farlo provinare.

San Basilio, 300 bambini tra cui Alessandro, anni 9.

Sandro, destinato all’eccellenza, stupisce, iniziando a diventare il calciatore.

Ala destra, attaccante, centrocampista, gioca ovunque nei primi anni.

Poi, così, de botto, decide di crescere di soli 22 centimetri in una stagione.

“Na caccola”, come direbbe il lazialissimo Christian De Sica.

Chiunque sia passato da questi picchi di crescita è a conoscenza degli scompensi fisici e dei dolori che questi boom creano in un atleta, soprattutto in ambito calcistico.

Nesta sarà tormentato spesso da problemi muscolari, infortuni traumatici, fastidi ossei nel corso della propria carriera.

Nonostante questo si parla di uno dei più grandi centrali della storia del calcio, personalmente il migliore che dalla mia nascita, nello stesso anno del suo esordio, io abbia ammirato su un campo da calcio e fuori.

Ebbene sì, perché il numero 13 è sempre stato un esempio per tutti, sia per la resilienza dimostrata nei momenti complicati della propria carriera, che lo hanno sempre visto uscire vincitore anche da situazioni complesse, che per l’atteggiamento umile e l’eleganza che lo hanno contraddistinto in ogni atteggiamento umano, prima ancora che sportivo.

1998, World Cup, Parigi: durante Italia – Austria il suo ginocchio subisce una torsione anomala, tremenda da vedere.

I legamenti si rompono, l’operazione porta ad un secondo intervento a causa di un’infezione riscontrata nella ferita precedente.

Inizia un calvario, un calvario in cui il suo presidente, Cragnotti, decide di intentare causa contro la Federazione, richiedendo un risarcimento di 13 miliardi di euro (ma guarda un po’).

Un infortunio tragico grazie a cui paradossalmente conosce di più Gabriela, figlia del segretario del CONI, sua futura moglie e madre dei suoi figli.

Nazionale beffarda, in cui aveva esordito in un Moldavia – Italia 1 a 3 nell’ottobre del 1996 e con cui chiuderà in Georgia – Italia 1 a 3 dell’ottobre 2006 da campione del mondo: fra queste date, 3 mondiali giocati e 3 infortuni che gli hanno impedito di giocare tutte le gare della massima competizione FIFA.

Uno a tre. Uno e tre. Sempre.

Però l’azzurro per cui Alessandro vuole tornare a lottare dopo quell’infortunio è più flebile, è più vicino al celeste della sua Lazio.

Un amore immenso e tremendamente intenso, fatto di sfide e tensioni nei derby, che lo portano da picchi di passione dei tifosi agli insulti e le contestazioni dopo un derby in cui, con la squadra verso la sconfitta, il capitano non rientra per il secondo tempo del match.

Nel mezzo, una fascia da capitano conquistata ancora giovanissimo per carisma, qualità tecniche fuori dal comune ed un attaccamento fortissimo alle aquile della capitale.

Due vittorie in Coppa Italia, una Coppa delle Coppe, ma soprattutto uno storico scudetto con Eriksson in panchina nel 2000, anno in cui sfiora anche l’Europeo con la Nazionale a suon di prestazioni mostruose e che svanisce per un nonnulla.

Alessandro ha scritto la storia della Lazio e lo ha fatto con una passione enorme, un impegno viscerale ed una sofferenza inumana in alcuni periodi della carriera.

Ma nell’estate 2002, tutto è destinato a cambiare.

Cragnotti non ha più denaro da immettere sul mercato e deve vendere i propri pezzi pregiati.

Sandro è uno di questi, tecnicamente il più interessante.

L’Europa intera sente l’odore del colpaccio,ha la bava alla bocca.

Inter, Milan e Juve in Italia, Real Madrid e compagnia all’estero.

Si scatena l’asta.

Adriano Galliani sogna in grande, sogna una coppia Nesta – Maldini, certo, ma il rischio è uno solo, ossia che l’attesa necessaria per il colpo dell’anno rossonero, legata al passaggio del turno preliminare di Champions League contro lo Slovan Liberec di fine agosto, possa portare il classe ‘76 romano lontano dalla sponda rossonera del Naviglio.

Le richieste sono molto alte dato il valore del calciatore, tanto che parte un’asta senza senso a cui il Condor prova a partecipare ufficialmente dal 13 agosto, quando abbozza un’offerta di 26 milioni di euro al presidente laziale che ne chiede 43.

Il Milan deve muovere parecchi giocatori per reperire le risorse necessarie all’acquisto, ma soprattutto deve uscire indenne dalle sfide preliminari della massima rassegna continentale.

Il 28 agosto, Pippo Inzaghi ha liquidato la pratica Slovan e portato, grazie ad una sua rete, i rossoneri ai giorni di Champions.

Nesta è ancora un calciatore della Lazio e deve uscire necessariamente per permettere l’iscrizione della squadra al campionato di Serie A ed evitare un fallimento che sembra essere sempre più vicino.

Sono le ore calde, le ultime della sessione estiva di calciomercato.

Adriano è pronto, è il suo momento.

Il Re del mercato muove la prima pedina il giorno stesso.

“Torna Costacurta, il nostro mercato è chiuso”.

Tic tipico di Galliani a seguire, che per un tifoso milanista significa un segnale inequivocabile.

L’AD chiama Madrid, direzione Atletico: José Mari, Albertini, Coloccini, Contra e Javi Moreno fanno le valigie da Milanello e vanno nella capitale spagnola.

L’Atletico non è più nella corsa per accaparrarsi il diritto alle prestazioni sportive del capitano biancoceleste.

Seconda mossa sullo scacchiere.

Terza mossa da fare era quella di scardinare le resistenze di Marina Berlusconi, figlia del presidente, che voleva porre un freno alle spese del padre nell’AC Milan.

Silvio non resiste.

Adriano gli fa capire che aspetta soltanto un suo cenno per scatenare l’inferno.

Berlusca says YES.

30.2 milioni sul tavolo più 3.5 a Van Doorn, società olandese che deteneva i diritti d’immagine di Alessandro.

Qualcuno sostiene che il ruolo politico di Galliani nella Lega Calcio e la situazione Lazio-Chievo su alcuni riscatti misteriosamente risolta abbiano implicato una corsia preferenziale della società di Via Turati nell’acquisto del giocatore.

By the way, quarta mossa, scacco matto.

Alle 8.48 del 31 (sempre uno e tre) agosto arriva l’annuncio ufficiale.

Alessandro Nesta è un calciatore del Milan.

Ariedo Braida prima delle 10 deposita il contratto.

Sandro non avrebbe mai cambiato squadra, lo fa per amore dei propri colori.

I tifosi lo contestano inizialmente, ma poi comprendono.

Il suo cuore, però, da quel giorno non sarà più soltanto biancoceleste, ma inizierà a diventare indissolubilmente anche rossonero.

Perché quel giorno, all’Hotel Gallia, uscendo su quel balcone e sventolando la maglia numero 13 del Diavolo, Sandro ha iniziato a scrivere una delle pagine più belle del calcio ed iniziato a far sognare tanti bambini che, come me, mai hanno più visto qualcuno di simile calcare un campo da calcio.

I tifosi, sotto quel balcone, erano totalmente impazziti, possiamo dire fuori di Nesta.

To be Continued…

Emanuele Frigerio, Simone Cristao, Pietro Balzano Prota

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