Caro Rafa, iniziamo a capire chi sei (virgola settantasei)

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Sei virgola settantasei secondi

Cosa riuscireste a fare in 6,76 secondi? Potreste scartare un cioccolatino, allacciarvi le scarpe, sfogliare un libro e ritrovare il segno in cui vi eravate fermati. Potreste aprire il portone e chiamare l’ascensore dopo una lunga giornata di lavoro, potreste cercare e fortunatamente trovare un posto libero a sedere in metro. 

In meno di sei secondi viene alla luce una nuova vita. In meno di sei secondi mi ha lasciato mio padre in un incidente ormai più di 10 anni fa. 

Rafael Leão in sei virgola settantasei secondi ha segnato il gol più veloce della storia della Serie A e dei 5 maggiori campionati europei, ma questo lo sapete già. 

A me, personalmente, bastarono circa 6,76 secondi per innamorarmi calcisticamente del talento portoghese: atletismo, rapidità, dribbling, tecnica, tiro e tanto altro. Il problema sorge proprio quando si va a scavare nemmeno troppo a fondo di quel “tanto altro”, perché alle voci costanza, determinazione e impegno Leao è tutt’altro che promosso, al limite rimandato. Vero è che la Carta d’Identità ancora recita “21” e che non è per nulla facile essere catapultati da Lisbona a Lille prima e da Lille a Milano poi. Eppure la crescita c’è, inesorabilmente lenta e centellinata, ma le sue statistiche migliorano di anno in anno, nonostante tutto. L’unica voce un po’ fuori dal coro è il rating, ancora piuttosto basso, indovinate un po’? 6,76. 

Rafa però fa arrabbiare perché contro il Genoa a Marassi ti bastano 6,76 secondi per capire che giocherai praticamente in 10, senza di lui e senza i suoi colpi. È come se captasse di non potercela fare o di andare in apnea per 90 minuti in base alle prime giocate, ai primi controlli, condizionando interamente la sua gara. O bianco o nero, non esistono sfumature. Alti e bassi continui, senza troppa logica e denominatori comuni, a parte uno: quando il numero 17 ha voglia e testa non ce n’è per nessuno, e di secondi a volte ne bastano anche meno di 6,76.

La traversa di San Siro dopo la rovesciata in Milan-Cagliari vibra per 2-3 secondi. Sempre a San Siro, passano 5 secondi da quando prende la palla lasciata giù da Rebic a quando trafigge Szczesny e stende la Juve. In meno di 6,76 secondi riceve la sfera, ubriaca D’Ambrosio e serve Ibra per il 2-0 nel Derby. Ultimo, in ordine di arrivo, il gol capolavoro a Benevento: più o meno 3 secondi per salvare una “palla morta”, girarsi e mettere un sigillo in un match complicatissimo. 

Ora, ce ne sarebbero naturalmente altri di esempi da fare, ma non vorrei tediarvi per più di 6,76 minuti del vostro tempo. 

Il punto sta proprio qui. In un calcio in cui il valore di un giocatore aumenta o decresce di 6 milioni ogni 76 minuti giocati, caro Rafa, non puoi permetterti che questi restino solo fulmini casuali a ciel sereno. Serve pioggia, grandine, nebbia intensa. Quindi fammi e fatti un favore: prenditi il Calcio Rafa. Mordilo. Aggrediscilo, perché il Milan è una cosa seria e in 6,76 secondi ti può elevare in Paradiso o trascinare negli Inferi. Sta a te. Sei l’artefice del tuo destino, è il tuo tempo, non bloccare le lancette proprio ora.

photocredits acmilan.com

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