Quella volta che: Milan-Lazio e il raggio verde di Kakà al tramonto

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Il raggio verde è un fenomeno ottico, visibile quando il sole al tramonto crea una sottile striatura luminosa, un lampo accennato, di colore verde che dura pochi istanti.

Quell’ultimo raggio di colore inaspettato, regalo d’addio di una giornata al termine, ha ispirato libri e film, Jules Verne ci scrisse un romanzo, dal titolo appunto “il raggio verde”:

«… un raggio verde, ma di un verde meraviglioso, di un verde che nessun pittore può ottenere sulla sua tavolozza, un verde di cui la natura né nella varietà dei vegetali, né nel colore del mare più limpido, ha mai riprodotto la sfumatura! Se c’è del verde in paradiso, non può essere che quel verde, il vero colore della speranza»

É una serata piovosa di fine ottobre, il Milan che scende in campo contro la Lazio è un Milan strano, in campionato sta facendo fatica ad ottenere risultati, i punti in classifica non sono quanti vorremmo che fossero. In generale c’è una brutta aria, da tifosi abbiamo percepito l’assenza di progettualità e pure di qualcos’altro. Non funziona.

Emblema e protagonista di questo sentimento contorto è Ricardo Kakà, figliol prodigo ritornato. Quella sera Kakà gioca in coppia d’attacco con Mario Balotelli. 

Si, se esistesse una classifica delle coppie d’attacco improbabili, con questa si mira tranquillamente al podio.

La maniera migliore per farvi percepire la stranezza di quel Milan è offrirvi da leggere l’undici iniziale e la panchina di quella sera:

Gabriel; Abate, Zapata, Zaccardo, De Sciglio; Montolivo, De Jong, Muntari; Birsa, Balotelli, Kakà. 

In panchina: Amelia, Coppola, Constant, Nocerino, Cristante, Emanuelson, Poli, Robinho, Saponara, Matri, Niang. 

Allenatore: Allegri

Già. Capite che intendo?

Quel Milan strano comunque approccia la partita con volontà, gioca un calcio a folate, talvolta intense, ma la cifra tecnica del possesso palla è quella che è.

Kakà escluso, ovviamente.

La Lazio di Petkovic comunque non è un avversario che incute particolare timore, Hernanes a centrocampo sembra la copia sbiadita dei se stesso nella stagione precedente, Candreva è in un periodo no e Klose comincia ad avvertire il peso delle primavere sulle spalle.

È una serata malinconica, è fine ottobre ma entrambe le squadre e le rispettive tifoserie hanno capito che non sarà un anno di soddisfazioni. Anche se, in fondo, uno ci spera sempre.

A proposito, qual’è il colore della speranza?

Il secondo tempo è iniziato da 8 minuti, Balotelli tiene palla sulla fascia e si esibisce in un doppio passo inutile e irritante. Poi la passa indietro a Kakà.

Qualche anno prima avrebbe accelerato, invece rallenta, placido come un tramonto sul mare appena mosso dal vento di scirocco.

Alza la testa. Scocca il raggio.

La parabola che nasce dal suo interno destro è meravigliosa, di quelle che escono dallo specchio di porta e rientrano. Carrizo è un turista, spettatore di quel lampo finale di una carriera che a mezzogiorno era stata accecante. 

Il rumore del pallone che sposta la rete zuppa è perfetto. Gol.

In quella serata piovosa eravamo in 25.000 a San Siro, c’era un’aria strana, malinconica.

Eppure è bastato l’ultimo raggio di un campione al tramonto per esplodere in un boato di gioia, a guardare quel prato con una fiducia ritrovata.

Un raggio verde su un prato verde, stessa esatta sfumatura: color speranza.

Stefano Attardi

photocredits acmilan.com

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