Quella volta che: Kakà fece tutto giusto (e Sno quasi)

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Milan – Celtic  mercoledì 7 marzo 2007 20:45

Mi sono seduto alla scrivania con l’intenzione di raccontare e farvi ricordare il gol in serpentina di Kakà ai supplementari, di descrivervi l’esattezza di ogni tocco, la prepotenza dell’eleganza. 

Ci arriveremo, ma non subito.

Prima dobbiamo parlare della partita quasi perfetta di Evander Sno.

Tranquilli, è normale non ricordarsi di Sno. Se avesse avuto più fortuna magari sarebbe uno di quei nomi che, quando vengono pronunciati, ti trovi ad annuire in automatico: Makelele, Edgar Davids, Gravesen… Nomi culto di giocatori/guerrieri che non avrebbero sfigurato allineati di fronte a Mel Gibson, con un’ascia in mano, nel discorso finale di Bravehart.

Evander Sno sta giocando una gran partita: è il 7 marzo, a S. Siro l’atmosfera è quella giusta, una foschia appena accennata che rende ancora più epiche le luci dei riflettori. 

Sono gli ottavi di champions. É il ritorno.

Dentro o fuori.

La partita d’andata del 20 febbraio è finita 0 – 0, noi abbiamo qualche difficoltà a segnare. Sheva è andato al Chelsea, è stato sostituito da Ricardo Oliveira che siede, giustamente, in panchina.

Ancelotti ci ha organizzati in un compatto 4-4-1-1 (o 4-3-2-1 in fase offensiva):

Dida; Oddo, Bonera, Maldini, Jankulovski; Gattuso, Pirlo, Ambrosini, Seedorf; Kakà; Inzaghi. (Kalac, Simic, Favalli, Brocchi, Gourcuff, Oliveira, Gilardino)

Kakà gioca da sottopunta (anche se nel 2007 si diceva mezzapunta) svaria molto alle spalle di Pippo, predilige partire da sinistra, girarsi, a attaccare la difesa. Spesso cerca la palla filtrante per Inzaghi, una vita in linea, o, se prova a penetrare e viene chiuso, non disdegna la palla dietro per gli inserimenti di Gattuso o Ambrosini.

Il ruolo di Evander Sno è essere il gemello siamese di Kakà.

Tanto semplice quanto difficile.

Eppure Evander sta facendo tutto bene. È asfissiante. Rivedendo la partita, il duello tra lui e Kakà sembra un incontro di boxe in cui, invece dei pugni, si usano gli scatti. Viene il fiatone solo a guardarli.

Anche il ritorno finisce 0 – 0. Supplementari.

É il terzo minuto, negli highlights della partita si vede il Milan ribattere un pallone di testa in difesa,  un giocatore del Celtic arriva primo sul pallone ma lo colpisce male e perde un rimpallo con Ambrosini, Massimo appoggia la palla a Kakà, che è, a centrocampo, già orientato col corpo per attaccare la porta.

Col primo tocco mette a sedere, sconsolato, un primo avversario nel cerchio di centrocampo.

Col secondo, terzo e quarto tocco Accelera.

Col quinto tocco rallenta appena e si sposta la palla sul sinistro, i centrali pensavano andasse sul destro.

Col sesto tocco, elegante e maleducato al tempo stesso, infila il pallone tra le gambe di Boruc. Un tocco di sinistro, giusto, corretto, esatto. Eppure Boruc non lo ricorda come un bel gesto.

Mentre il pallone attraversa le gambe del portiere, nell’inquadratura Evander Sno si sta arrendendo.

Ha sbagliato l’appoggio di destro, ha perso il rimpallo con Ambrosini. Ha iniziato una rincorsa disperata guardando Kakà, vicino ma irraggiungibile. 

Una partita quasi perfetta.

Uno scatto disperato ai supplementari in cui ci mette tutto il cuore da mediano che ha.

Già, il cuore.

L’anno dopo, dopo una splendida stagione col Celtic passa all’Ajax. Ma qualcosa non funziona come dovrebbe, qualche infortuno di troppo, poi, un giorno, in una partita con le riserve quello stesso cuore lo tradisce. Attacco cardiaco.

No no, tranquilli, è ancora tra noi. 

Anzi, è qui arriva la parte strana della storia, ha continuato a giocare con un mini-defibrillatore impiantato sottopelle. Nel 2011 è quasi finito al Genoa ma il trasferimento saltò perchè, stranamente, c’è una regola che in Italia vieta ai giocatori di avere un defibrillatore cardiaco sottopelle quando giocano. In Olanda no, vabbè, vai a questionare…

È il 2020, Sno ha smesso di giocare, fa l’allenatore. Kakà pure non gioca più.

Ma, se giovedì guarderete la partita in tv, a sinistra dell’inquadratura, vedrete la stessa metà campo in cui Kakà fece tutto giusto e Sno cercò, correndo, di rimediare al suo unico errore.

Stefano Attardi

photocredits acmilan.com

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