Milan-Napoli

Milan-Napoli 13/01/2008: Quella volta che…a passo di Papero

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MILAN-NAPOLI – È una fredda sera di gennaio a San Siro. Guanti e cappelli sono ai loro posti, i giubbotti sono quelli pesanti. Però, attirato da una bandiera brasiliana che sventola allegra sugli spalti, un alito di vento caldo e estivo arriva da lontano. Lontanissimo.

È partito dalle spiagge verdeoro ed è arrivato nella pianura padana ballando la samba, si porta dietro un sorriso indistruttibile; più forte di qualsiasi saudade.

Il Milan in quella sera schiera, per la prima volta, il tridente Kakà, Pato, Ronaldo (prima versione del Ka-Pa-Ro). Al centro di quel trinome c’è un diciottenne brasiliano buffo, che all’ufficio immaginario per l’anagrafe dei soprannomi (U.I.A.S) in Brasile, hanno registrato Pato, papero.

Tuttavia, per quanto buffo e diciottenne, l’A.C. Milan per vederlo indossare la maglia rossonera ha dovuto privarsi di 22 milioni di euro. La speranza, di tutti, è di aver preso un campione.

Pato è arrivato ad infoltire una colonia brasiliana che al momento comprendeva: Dida, Cafu, Digao, Emerson, Kakà, Ronaldo e Serginho. Cene, feijoada, churrasco e sottofondo di bossa nova.

In realtà Pato è arrivato al Milan a settembre, ma non ha potuto giocare gare ufficiali per questioni burocratiche legate alla minore età.

L’attesa, giustamente, è arrivata a livelli isterici. L’elettricità delle prime volte scorre sul prato segnato dal gesso, raggiunge il centrocampo.

Le squadre scendono in campo:

MILAN (4-3-1-2): Dida; Bonera, Nesta, Kaladze, Maldini, Ambrosini, Pirlo, Seedorf; Kakà; Pato, Ronaldo. All. Ancelotti

NAPOLI (3-5-2): Iezzo; Cupi, Cannavaro, Domizzi; Garics, Hamsik, Gargano, Bogliacino, Savini, Lavezzi, Sosa. All. Reja.

Il Napoli è ancora l’embrione della squadra che, anni dopo, arriverà competere per il titolo. Ma è comunque una squadra da rispettare, con una sua solidità. 

Rosetti porta il fischietto alle labbra, si comincia.

Pato, il papero, ha gli scarpini arancioni. Forse un caso, forse no. Ma l’immagine di lui, magrolino, riccio e con i piedi da papero rimane tatuata negli occhi di ogni milanista.

Sono e sono stati tanti i giocatori forti, spesso hanno un atteggiamento da duri, a volte forzato, a volte sono semplicemente antipatici.

Essere forte è fare simpatia è una qualità rara, e, di solito, fa innamorare i tifosi.

La prima occasione è del Milan, ottima apertura di Pato che trova Kakà sulla trequarti, filtrante per Ronaldo. Tiro. Ottima parata di Iezzo sul primo palo.

Il tridente funziona, gli scambi sono frequenti e di ottima qualità. Certo, poi ci sarebbe anche la fase difensiva… Ecco, diciamo che l’equilibrio non era il punto di forza di quell’undici. Comunque quando attacchiamo gli avversari tremano.

Al 15’ andiamo in vantaggio con un gol davvero strano: Pirlo si avvicina all’area avversaria in percussione, trova un’imbucata per Ronaldo che controlla e tira. Iezzo para una porzione ridotta di palla che s’impenna e sta per finire in porta. Pato corre verso il pallone, la porta è vuota, succede qualcosa. Dall’immagine televisiva sembra che Pato sia riuscito, ad un centimetro dalla linea di porta, a prendere la traversa. L’arbitro indica il dischetto, convinto che il pallone abbia superato la linea. Gol di Ronaldo.

Il replay, anche senza VAR, ci è utile ad anni di distanza a far luce su un’ingiustizia. A contrasto con Pato sulla linea di porta è andato un difensore del Napoli: Andrea Cupi.

Andrea Cupi oggi ha 45 anni e fa l’allenatore, e, in quel momento, aveva fatto un salvataggio pazzesco. Di cui, però, nessuno si è accorto.

In ogni caso, senza goal line tecnology, non c’è modo di sapere se la palla sia entrata o meno. Siamo condannati al dubbio imperituro.

1-0 per noi.

L’equilibrio, dicevamo, infatti al 28’, in vantaggio, prendiamo una ripartenza orribile. I giocatori del Napoli sono talmente soli che hanno il dubbio di essere nella metà campo sbagliata. Bogliacino – Lavezzi – Sosa. 1-1.

Due minuti dopo attacchiamo e risolviamo il problema. Il potenziale offensivo di quella squadra è impressionante. Pato ingaggia un duello personale con Iezzo: Ronaldo finta il tiro e mette Pato uno contro uno col portiere, parata. Ronaldo raccoglie la respinta e rimette Pato da solo davanti al portiere. Parata. La palla finisce sui piedi si Seedorf, il cui adduttore poteva tranquillamente essere adoperato come cric per camion, che sfonda la porta. 

2-1 per noi.

Però non c’è nulla da fare, la squadra continua ad attaccare con quasi tutti gli effettivi, è nella sua natura; irresistibile.

Al 37’ Lavezzi viene lanciato in contropiede, Kaladze lo atterra in area. Rigore.

Domizzi trasforma, rasoterra alla destra di Dida.

2-2.

Fabio Caressa si lascia andare ad una affermazione piena di entusiasmo: “Se tutta la partita è così, pago anche io il biglietto”. L’allegria brasiliana di un calcio divertente, leggero ed irresponsabile è rimbalzata sul prato di San Siro ed ha raggiunto tutti.

Al rientro in campo dagli spogliatoi ci mettiamo esattamente un minuto a segnare. Al 46’ Seedorf mette un delizia in area di Rigore, Ronaldo anticipa il marcatore in tuffo di testa.

3-2 per noi.

Carletto comunque si deve essere fatto sentire, smettiamo di attaccare come degli scriteriati quando siamo in vantaggio. Miracolosamente nessuno segna per venti minuti. Poi al 68’ Kakà decide di saltarne due sulla trequarti e tirare una fucilata rasoterra all’angolino.

Così, come hobby.

4-2 per noi.

I tre punti non sembrano più in discussione, però in questa serata di festa e gol quel brasiliano diciottenne con i piedi arancioni si sta incupendo. Ha giocato bene, molto bene, però un paio di gol li ha sbagliati. Non ha ancora segnato, e lui, quell’esordio col gol lo aspetta da settembre.

Dove non arriva la fortuna arriva la bravura.

Un lancio di Paolo Maldini da lontanissimo lo trova isolato contro un difensore partenopeo, la palla è lunga e veloce. Difficile.

Con l’interno destro fa uno di quei controlli che fanno urlare i telecronisti, cambia direzione con un mezzo pallonetto, il difensore è seduto al tavolino con cornetto e cappuccio, insomma è al bar.

Solo davanti a Iezzo. Ancora.

La palla rimbalza, il portiere pensa al pallonetto e salta. Pato gli fa passare la palla sotto.

Il gol è bello, divertente, liberatorio.

5-2 per noi.

L’esultanza sugli spalti è radiosa, si ride. 

C’è un diciottenne simpatico che è molto forte e segna per noi.

Photo credits: sport.sky.it

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