Milan-Genoa-2018

Milan-Genoa 31/10/2018 Quella volta che…Capitano.

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MILAN-GENOA – “Gli uomini perdettero immediatamente ogni contatto fra loro. Perché questo è il potere di disgregazione dei grandi venti: isola. Un terremoto, una frana, una valanga colpisce l’uomo incidentalmente, per così dire, e senza collera. L’uragano, invece, se la prende con ciascuno come con un nemico personale, mira ad intimidirlo, a immobilizzarlo membro a membro, mette allo sbaraglio la sua forza di resistenza.”

 La citazione proviene dal racconto di Conrad “Tifone”, il protagonista del racconto è il capitano del piroscafoNan-Shan. Un personaggio particolare, un antieroe che ha la sua massima virtù non in produrre gesti eclatanti ma nel mantenere la calma. Quando tutto sembra perduto e la catastrofe sembra ineluttabile, il capitano Macwhirr conserva tranquillità e ferrea determinazione, animata da una fiducia profonda nella resistenza della sua imbarcazione.

Alessio Romagnoli è stato il capitano del Milan in un periodo difficile, con la fascia al braccio ha portato questo gruppo attraverso venti orientali, allenatori dubbiosi e orizzonti finanziari incerti.

Curioso che proprio adesso, quando sembra che il peggio sia passato, quando le nuvole del centro classifica e della improvvisazione gestionale si sono aperte, sopra la testa dei milanisti tutti, il capitano stia affrontando il momento più difficile della sua esperienza al Milan.

Il suo posto al centro della difesa, con la fascia al braccio, non è più indiscutibile. In quella porzione di campo, quella in cui vedi le spalle dei tuoi compagni, li comandi, hanno guadagnato autorità e gradi due nuovi marinai: Simon, tenente di vascello norreno di chiara discendenza vichinga, occhi di ghiaccio e carisma di roccia e Fikayo: Guardiamarina giovane, veloce (maledettamente veloce) e anglofono, alla sua giovane età ha già attraversato l’atlantico; arrivando in terra inglese, portandosi dentro il sangue fulmineo delle linci canadesi.

Proprio adesso che la nave sembra poter entrare in porto, proprio adesso che il tifone sembra alle spalle, il capitano non è più in cabina di comando.

Forse noi, mare sconfinato di tifosi milanisti, dovremmo essere più rispettosi dell’operato di un capitano calmo e determinato, un capitano saldo in condizioni difficili.

Come quella volta…

Era una sera di ottobre, la partita in programma era Milan – Genoa, recupero della prima giornata. Posticipata a causa di un crollo tragico, di cui ancora la città di Genova avverte l’eco nelle notti di incubi.

Il Genoa, allenato da Juric, è una squadra dura e dinamica, di chiara ispirazione Gasperiniana ma con l’aggiunta del vigore dell’allenatore croato. Si schiera (ovviamente) in un 3-5-2: Radu; Biraschi, Gunter, Criscito; Lazovic, Romulo, Mazzitelli, Bessa, Zukanovic; Kouamé, Piatek.

Il Milan è allenato da Gattuso, gioca un calcio ancora tatticamente indeciso, quella sera a Genoa si schiera in un 3-5-2, essenzialmente per la scelta di mettersi “a specchio” con gli avversari: G. Donnarumma; Musacchio, Romagnoli, Rodriguez; Suso, Kessie, Bakayoko, Calhanoglu, Laxalt; Higuain, Cutrone.

La partita si mette subito in discesa per l’equipaggio rossonero: al quarto minuto Suso, dopo un scambio con Chalanoglu, rientra sul sinistro (quando la cosa non era ancora né irritante né comica) e la mette all’ incrocio. Gol.

La facilità con cui calcia lo spagnolo di Cadice, la scioltezza e la velocità con cui parte il pallone, paragonate a innumerevoli tentativi che saranno, sembrano di due calciatori diversi. Chissà, chi scrive non è un medico, né un fisioterapista, ma da profano (ex praticante dello sport) sembra che qualcosa si sia incasinato nel fisico di quel ragazzo; che calciava in maniera così naturale. Magari lo leggeremo nella biografia di Ignazio Abate fra cinque anni.

La palla viene rimessa in gioco, si riparte dall’uno a zero per noi. La partita rimane bloccata, il Milan difende basso e ordinato, attento a coprire tutti gli spazi. Piatek (in maglia rossoblu) trova una conclusione velenosa verso la porta di Donnarumma ma il capitano Alessio è pronto a frapporre il polpaccio e a deviare in calcio d’angolo.

Secondo tempo.

Al decimo minuto, il tentativo di controllare la partita in tranquillità naufraga. Bakayoko combina un mezzo disastro tentando di addomesticare un pallone nella nostra area e lo regala a Kouamé, il cross in mezzo dell’attaccante genoano è rimpallato e il pallone s’arrampica in una traiettoria beffarda che scavalca Donnarumma.

Alessio, il capitano, quando vede entrare il pallone ha le mani sui fianchi e lo sguardo incredulo, la deviazione decisiva è la sua.

Era uno a zero, sembrava facile, è bastato che si alzasse il vento ed è di nuovo tempesta. Romagnoli, come sempre, non si scompone. Batte le meni ad incitare se stesso è i compagni. Ok, non sarà una crociera ma non affonderemo senza combattere.

La reazione della ciurma, animata dal capitano è veemente. Radu, il portiere del grifone, si deve superare in due interventi, due tiri potenti e angolati di Higuain e Kessiè. Anche Donnarumma deve distendersi per deviare in angolo un tiro di Lazovic destinato all’angolino.

Lo zero a zero, con le mareggiate che comporterà, sembra inevitabile. Il novantesimo è già scaduto. Il capitano è salito al limite dell’area per l’arrembaggio finale. Il pallone viene lanciato dalla nostra metà campo direttamente in area genoana, Radu esce di pugno ma devia male. Il pallone arriva da Alessio, fuori dall’area.

Romagnoli fa mezzo passo indietro e colpisce al volo di sinistro. Il pallonetto che ne esce scavalca tutti e va a morire in fondo alla rete, un arcobaleno partito dal capitano che allontana la tempesta.

I suoi marinai corrono da lui, compatti. Lo portano in trionfo, lui esulta in un urlo composto. É ancora una squadra.

È passata un’altra tempesta, la nave è in porto.

Photo Credits: gazzetta.it

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