Milan – Bodø/Glimt: da Brattbakk a Nilsen, la complicata storia tra il Milan e la Norvegia

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MILAN – BODØ/GLIMT – Dopo la trasferta irlandese, si presenta un altro avversario inedito sul cammino europeo del Milan: il Fotballklubben Bodø/Glimt. Non è una novità, invece, trovare un avversario norvegese… purtroppo. Sì, perché l’unica volta che i rossoneri hanno affrontato una compagine proveniente dal paese scandinavo ne sono usciti con le ossa rotte.

Stagione 1996/97: Berlusconi ha appena esonerato Tabarez, il maestro venuto dall’Uruguay (con scalo a Cagliari). In realtà non lo ha mai amato e con la famosa battuta “Chi è costui? Un cantante di Sanremo?” lo ha messo in discussione sin dal primo giorno a Milanello. Fatali l’eliminazione dalla Coppa Italia (doppio pareggio con il Vicenza nei quarti) e la rovesciata del Toro di Sora, Pasquale Luiso, che regala al Piacenza la prima storica vittoria in Serie A contro i blasonati avversari. Il Cavaliere decide di tornare a Fusignano e sceglie Sacchi per affrontare la partita decisiva del girone di Champions League che può rilanciare le ambizioni europee del Milan, regalando un derby italiano con la Juventus nei quarti di finale, oppure complicare ulteriormente una stagione nata male con la sconfitta nella Supercoppa Italiana.

Il 4 dicembre 1996 il Milan ospita il Rosenborg, che nella partita di andata ha demolito con un secco 4-1 grazie a una delle più belle prestazioni di Marco Simone in maglia rossonera. Basta un pareggio per passare il turno e lasciare i norvegesi alle spalle. Sacchi, complici alcune assenze forzate, cambia praticamente mezza squadra rispetto alla partita di Trondheim, in particolare la coppia di attaccanti: fuori Weah (squalificato per la testata a Jorge Costa nel turno precedente) e Simone, dentro Baggio e Dugarry. I tifosi, che accolgono benevolmente il ritorno di Arrigo, non risparmiano critiche ai giocatori, in particolare a Seba Rossi, che, dopo le due papere di pochi giorni prima a Piacenza, al ventinovesimo minuto viene battuto dal numero dieci dei norvegesi, Brattbakk. Il Milan gioca una partita brutta e nervosa, ma, nonostante tutto, riesce a raddrizzarla poco prima che l’arbitro fischi la fine del primo tempo. Boban allarga sulla sinistra per Ambrosini, che crossa di destro trovando Baggio. Il Divin Codino, spalle alla porta, scarica per l’inserimento dello stesso Boban che calcia; Jamtfall para, ma non può fare nulla sulla ribattuta di Dugarry. I tifosi tirano un sospiro di sollievo: la rete arrivata proprio in quel momento sembra un segno. Nella ripresa Sacchi inserisce Panucci e Simone per Ambrosini e Baggio e in effetti il Milan sembra più ordinato e tranquillo, arrivando anche a sfiorare la rete del vantaggio con un palo di Simone. Ma dura poco: a metà del secondo tempo, il solito Brattbakk recupera un pallone nella sua metà campo, avanza di qualche metro eludendo il controllo di Reiziger e scodella nell’area rossonera dove Heggem colpisce di testa in mezzo a Baresi e Maldini. Nulla di pericoloso, se non fosse che Seba ha deciso di uscire maldestramente e viene nuovamente trafitto. Questa volta il Diavolo non reagisce più. Il Rosenborg avanza ai quarti di finale e cancella dal tabellone il derby con la Juventus, ma a quell’appuntamento con la storia il Milan si sarebbe presentato decisamente più in forma qualche anno dopo…

La Norvegia, dunque, sembra essere indigesta per il Milan, ma sfogliando le pagine della meravigliosa storia rossonera si trovano anche motivi per guardare alla terra dei fiordi con spirito di riconoscenza, in particolare due: Per Bredesen e Steinar Nilsen. Il primo giocò solo una stagione nel Milan, ma in quel 1956/57 fu, con 6 reti, uno dei protagonisti del sesto Scudetto. Più recente, invece, il ricordo di Steinar Nilsen, acquistato dal Milan nel novembre 1997 per circa due miliardi di lire dal Tromsø, proprio su segnalazione di Bredesen. In realtà la carriera di Nilsen al Milan sarà breve (a fine stagione passerà al Napoli) e con pochi acuti, ma uno, anzi l’unico, rimane nella storia. Il Milan del Capello bis nei quarti di finali di Coppa Italia incrocia l’Inter e nella partita di andata vanno in scena le prove di quell’autentico incontro di tennis che si sarebbe giocato pochi anni dopo. Il Milan chiude il primo tempo sul 3-0 e la seconda rete la realizza il neo acquisto Maurizio Ganz, che, appena passato sul lato opposto del naviglio, non dimentica il suo soprannome, el segna sempre lü, e non trattiene l’esultanza.

Nella ripresa l’autorete di Colonnese regala ai rossoneri il poker, ma non è ancora finita. Arriva il momento di gloria per il difensore di Tromsø che su punizione, con un potentissimo rasoterra, buca barriera e Pagliuca e fissa il risultato su uno storico 5-0. 7 presenze e 1 rete: a volte basta poco per entrare nella storia e Gianni Comandini ne sa qualcosa. Steinar, però, quella coppa non la vincerà, l’amaro epilogo con la Lazio è noto. L’unico trofeo nella bacheca del ragazzo norvegese rimarrà quello alzato l’anno precedente a casa sua: la Coppa di Norvegia conquistata nella finale contro… il Bodø/Glimt!

Joel Da Canal 

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