L’ex allenatore di A: “Non ho dubbi su chi sarà più decisivo”

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Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Leonardo Semplici analizza il calcio italiano tra mercato e la scorsa stagione, in attesa di tornare protagonista nella massima serie.

Il mercato non è ancora cominciato ufficialmente, ma i botti già ci sono: Lukaku torna all’Inter, Pogba alla Juve, Origi è la punta per il Milan. Chi è il più devastante tra i tre?
«Non c’è dubbio: Lukaku. Va ad aumentare il valore dell’Inter. Ha grande voglia e determinazione e quando c’è stato si è sentito eccome. Vuole tornare dopo una non felice esperienza al Chelsea. Pogba, invece, rientra alla Juve con grandi presupposti e con mentalità. Ha fatto bene, ma non benissimo al Manchester United. Origi è un colpo da Maldini-Massara. Dà valore a un ambiente giusto e in cui tutto è ben organizzato».

Cosa insegna lo scudetto del Milan?
«Il Milan non era favorito, lo era l’Inter alla quale è mancato quel quid in più per vincere. Il Milan ha avuto continuità di prestazioni, un buon impianto di gioco e il gran lavoro di Pioli in questi due anni».

Mourinho ha ridato un trofeo europeo, la Conference League, all’Italia. Ha un effetto essere allenati da lui?
«Sicuramente. Una spinta per i giovani. La sua mano si è vista tanto nel finale, ha cambiato modulo ed è arrivato infondo in Europa. Forse dalla Rona ci si aspettava qualcosa in più in campionato».

Dove, invece, ha fatto benissimo la sua Fiorentina.
«Sono tifoso viola da bambino e non lo nego. Un’annata strepitosa. Italiano ha portato grande entusiasmo in una città in cui c’era sofferenza. La sua riconferma è importante».

Un calciatore viola che l’ha colpita?
«Duncan. Ragazzo straordinario che ho allenato a Cagliari. Aveva bisogno di fiducia e continuità. L’ha trovata e meritata».

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Un nome su cui scommette per la prossima serie A?
«Dico innanzitutto Manuel Lazzari per le qualità che ha. Abbiamo fatto un percorso insieme. Dalla C. Spero faccia un ulteriore salto in alto. E poi aggiungo Petagna al quale serve avere più spazi e fiducia».

Le faccio un altro nome: Strefezza. A Lecce in B ha segnato 14 gol, ma è nato con lei alla Spal.
«Mi auguro che possa imporsi con il Lecce. Ha avuto una crescita esponenziale migliorando nella finalizzazione. Giusto che giochi davanti, è uno che corre e ha bisogno di un altro che gli copre le spalle quando parte».

A Lecce comanda il mercato un certo Pantaleo Corvino che ebbe fiducia in lei portandola alla Fiorentina in Primavera.
«Gli devo tanto e gli sono grato per l’opportunità che mi ha dato. Io tifavo viola, mi ha portato lì dove sognavo. Spero che centri la salvezza col Lecce».

Dove c’è uno dei sette tecnici toscani della prossima A, Marco Baroni. Chi è il corregionale col quale ha migliori rapporti?
«Proprio Baroni. Siamo cresciuti insieme in paese a Tavarnuzze. stessa strada, via 2 giugno. Un giorno fu ribattezzata “via della serie A”. I nostri figli sono amici, le famiglie pure, ci sentiamo sempre».

Chi lotta per la salvezza?
«Saranno sei, sette squadre. Poi verrà fuori la solita sorpresa. Emergerà chi ripartirà bene dopo la sosta del Mondiale».

Ora che ha visto molto calcio in libertà è ancora convinto che la difesa a tre, che lei predilige, sia la base giusta?
«In A sì. Ma il calcio è strano. Fino a qualche anno fa in Europa non era ben vista, poi ha vinto Tuchel col Chelsea e allora ok. Ci sono troppi luoghi comuni».

Lei si è aggiornato girando tanti Paesi e guardando anche i dilettanti. Ma, tolti i soliti noti, cosa l’ha stupita?
«L’intensità dell’Athletic Bilbao. Allenamenti brevi, ma di una intensità pazzesca. Quando tornerò li proporrò».

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