Irrati sul Var: “All’inizio ci sembrava una provocazione”

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Massimiliano Irrati ha rilasciato un’interessante intervista a Repubblica alla vigilia del debutto mondiale della squadra arbitrale italiana, capitanata da Orsato, che dirigerà il match inaugurale di Qatar2022. Sarà infatti Daniele Orsato il primo fischietto del prossimo campionato del mondo, coadiuvato dagli altri italiani. Tra questi al Var ci sarà Massimiliano Irrati, il fischietto di Pistoia, considerato da molti il miglio “varista” in circolazione. L’arbitro ha toccato diversi temi, dal primo approccio con la tecnologia al prossimo mondiale che lo vedrà subito protagonista. Sull’ingresso del Var nel calcio, Irrati si è espresso così: “All’inizio ci sono state resistenze, sì. L’impatto è stato molto forte. La prima volta che venne Rosetti a Coverciano a parlarci del Var la ricordo bene: aveva partecipato a un seminario ad Amsterdam su questa idea. Sarà stato forse il 2015. Lo guardammo come a dire “questo è pazzo”. Non riuscivamo a capire: per noi era la moviola di Biscardi, ci sembrava quasi una provocazione. Invece aveva capito per primo quale fosse il futuro.”

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Irrati ha poi parlato anche del passaggio “automatico” per un arbitro che diventa professionista, quello dall’essere un tifoso di una squadra ad arbitro imparziale: “Quando inizi ad arbitrare scatta qualcosa, guardi le partite della tua squadra seguendo più l’arbitro che i calciatori: quelli segnano ma tu guardi altro, nemmeno esulti più.” Interessante anche il pensiero sulla possibilità di far parlare gli arbitri dopo le gare: “Noi siamo aperti all’idea, ma deve esserci una certa predisposizione. Quando abbiamo provato nel 2017 con Orsato ci sono state diverse polemiche, non è stata una bella esperienza. Far capire cosa c’è dietro a una decisione però è importante.”  Su quale sia per un arbitro la critica peggiore, Irrati non ha dubbi: “Pensare o scrivere che ha preso una decisione per favorire una delle due squadre. L’accusa di malafede. O come diceva qualcuno la sudditanza psicologica. Anche solo insinuarlo è l’insulto peggiore.

Infine una chiosa sul prossimo mondiale: “Mi sarebbe piaciuto vivere questa esperienza con i giocatori della nostra nazionale. Non mi sento di rappresentare il Paese, non credo che la gente si riunirà per guardarci”

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