Il belga ex Serie A: “Origi è impressionante! De Keteleare mi ricorda… Kakà”

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L’ex Serie A (Torino e Inter) Enzo Scifo ha parlato di Lukaku, Origi e De Ketelaere alla Gazzetta dello Sport: «Se arrivano così tanti nostri talenti da voi, vuol dire che ne produciamo in abbondanza…»

Scifo, partiamo da Lukaku: ha visto cosa ha combinato pur di tornare a Milano?
«Non mi ha sorpreso, Romelu è una persona buona, un uomo vero e appassionato: non era felice lì dove stava, cercava solo un posto in cui esserlo, indipendentemente dai soldi. Nella vita si può sbagliare e c’è sempre spazio per riparare a un errore: il periodo al Chelsea lo ha fatto riflettere sul calcio e sulla vita. E poi avete notato quella parola che ha pronunciato?».

Quale?
«”Scusa”. Non è da tutti chiedere scusa ai tifosi, soprattutto se sei un campione affermato. Non sappiamo ovviamente come siano andate le cose lì a Londra, ma quella parola non è banale».

Con che testa ritorna?
«La testa di sempre e ha ancora più fame. Vuole dimostrare di fare bene come la prima volta all’Inter: è una rivincita da prendersi a tutti i costi per cancellare l’ultimo anno. Io ho viste tante partite dell’Inter di Inzaghi e posso dire con certezza che, se avesse avuto Romelu, avrebbe stravinto lo scudetto».

A proposito di Inzaghi: Rom si adatterà al suo gioco così diverso da quello da Conte?
«All’Inter non può cambiare tutto, ma qualcosa sì perché in mano Inzaghi non ha un’arma normale: serve un punto di equilibrio tra il nuovo Dna della squadra, che gioca benissimo, e le caratteristiche di Lukaku che vanno esaltate. In un modo o nell’altro, si gioca per lui…».

Lukaku ritrova Lautaro: è la Lu-La dei sogni. E se in mezzo a loro due arrivasse Dybala?
«Sarebbe un bel lusso. Il prenderlo o meno dipende molto dalle ambizioni della società: ti presenteresti con un attacco eccezionale per competere anche in Champions. Di certo sappiamo che Lautaro e Lukaku insieme fanno scintille, mentre Dybala ha caratteristiche diverse, può giocare dietro. Ma con questo tridente, è difficile conservare l’equilibrio».

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Origi arriva al Milan senza essere stato protagonista, né al Liverpool né nel Belgio: con Pioli come le vede?
«Io l’ho avuto come giocatore nell’U21: credetemi, è fortissimo, fa cose che impressionano. Deve solo giocare, avere minuti e fiducia. Se invece lo hai preso per metterlo in panchina, fai un errore. E perdi l’occasione di avere un centravanti completo».

In che cosa eccelle, per lei?
«Potenza, velocità, ma sa pure giocare la palla. Deve solo trovare soprattutto il partner giusto: serve qualcuno che lo inneschi negli spazi. E poi ha grande presenza davanti alla porta».

Ci guidi nel pianeta De Ketelaere: è un campioncino?
«Lo è. Ma non paragonatelo a me, siamo diversi: è molto più attaccante di me. Più che altro, ricorda un po’ Kaka: alto, tecnicamente forte e veloce con la palla. Intelligente e pure polivalente: non mi sorprenderebbe vederlo giocare pure sulla fascia».

Vale 30 milioni per davvero?
«Se continua così, un giorno ne varrà 100. La cosa impressiona è quanto cresce e con che velocità: in due anni ha bruciato le tappe e adesso non sai davvero dove possa arrivare questo gioiellino».

Ecco, dove?
«Tra i migliori in assoluto. Dipende da come vivrà questo passo: l’andare in una grande squadra e in un altro Paese. Capisco perché Maldini si sia innamorato di lui, poi troverà un connazionale, Saelemaekers, che è sottovalutato ma è utilissimo: Alexis dimostra che al Milan stanno lavorando bene».

La sua parte italiana soffre nel non vedere azzurro in Qatar?
«Certo, molto. Lo stupore è ancora maggiore se penso alla vittoria dell’Europeo e alla beffa dei due rigori sbagliati da Jorginho».

E, invece, il Belgio può davvero vincere il Mondiale stavolta?
«Se tutti i talenti che abbiamo, e sono tanti, vanno lì convinti di farcela, possiamo riuscirci per davvero: questa squadra non è seconda a nessuno. Dovremmo fare come i francesi, che hanno un carattere diverso: sono sicuri di sé, convinti di farcela. Noi siamo più umili come popolo e questo a volte ci penalizza».

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