A. Donnarumma: “Mio fratello sta bene dov’è, non ha rimpianti”

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Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex portiere rossonero Antonio Donnarumma ha raccontato la sua storia e… quella del fratello.

Le chiamate dalla B sono arrivate, il Palermo su tutte. E non solo quella, in realtà.
“Ma non ho mai pensato di lasciare Padova”.

È stata la prima trattativa condotta senza Mino Raiola, le è pesato?
“Certamente, un anno fa proprio da una chiacchierata con Mino emerse la possibilità di Padova e ha saputo consigliarmi bene. Adesso so di poter fare affidamento sul cugino Enzo e sui collaboratori della loro struttura. La mia è stata una scelta di cuore, voglio riportare in B questa città dove anche la mia famiglia si trova molto bene. Mino sarebbe contento di sapermi ancora qui”.

La squadra però sta cambiando molto, in ritiro a Rivisondoli stanno arrivando giocatori giovani e i tifosi la vogliono capitano. Come si riparte?
“È l’inizio di un nuovo ciclo con premesse diverse, ma percepisco comunque entusiasmo nonostante si arrivi da due finali playoff perse. Decideranno il mister Caneo e la squadra chi dovrà indossare la fascia. Se dovesse toccare a me, sarebbe un onore. Ciò che conta è essere riuscito a farmi conoscere e a trasmettere che persona sono alla gente e ai tifosi. Qui mi sento voluto bene, per un calciatore è importante essere felice”.

A proposito: anche suo fratello Gigio è felice a Parigi?
“Certo, al Psg sta molto bene. Spera di giocare di più? Ho letto come voi che il nuovo allenatore Galtier potrebbe mettere fine all’alternanza con Navas, dandogli la maglia da titolare. Chiaramente non entro nel merito, posso però dirvi che per un portiere conta giocare il più possibile”.

Qualche rimpianto per non aver vissuto lo scudetto del Milan? Gliel’ha mai confessato?
“Nessun rimpianto, ripeto, è felice dove sta e della scelta che ha fatto. Allo stesso modo, mio fratello è un grande tifoso del Milan ed è stato contentissimo di vedere i rossoneri festeggiare”.

La stagione di Gigio non è però finita benissimo: l’errore in Germania-Italia, un po’ di tensione, frutto anche delle scorie di Real Madrid-Psg. Ne avete parlato?
“Ci sentiamo sempre al termine delle partite per un’analisi a caldo, poi anche nei giorni successivi. L’intervento di Benzema è fallo per 9 arbitri su 10. L’errore con la Nazionale è stato invece diverso, frutto di stanchezza da fine stagione e del coefficiente di rischio che innegabilmente si alza quando il portiere è chiamato sempre a giocare con i piedi”.

Forse è il fondamentale su cui dovrebbe migliorare, per alzare ancor di più il suo livello: avete parlato anche di questo?
“Guardi, Gigio nel giocare con i piedi nel corto è fortissimo. Mi sono allenato tanto insieme a lui, gli ho visto fare giocate di grande sicurezza e qualità sulla prima impostazione. La chiave di lettura è un’altra: i portieri giocano molti più palloni rispetto a qualche anno fa, è statisticamente normale che in proporzione commettano più errori con i piedi. Anche quelli bravi”.

Non si è un po’ stancato di essere sempre “il fratello di”?
“No, abbiamo un grande rapporto. E poi lui è un fenomeno sin da quando era ragazzino, un’altra categoria. Io sono contento del mio percorso: quando lui è arrivato in A (nel 2015) io ci avevo già esordito col Genoa, oltre ad aver giocato un campionato da titolare in B a Gubbio”.

Ecco, forse la sua onestissima carriera è stata oscurata da quei quattro anni al Milan: Gigio titolare, lei terzo portiere, senza vedere quasi mai il campo con il peso di quel famoso ingaggio da un milione di euro. Rifarebbe la scelta?
“Senza dubbio sì. Vi dico un cosa: dopo i quattro anni di allenamenti al Milan sono diventato molto più forte, mi è servito tanto. È stata poi la chiusura di un cerchio, perché in rossonero già c’ero stato nelle giovanili arrivando anche ad assaggiare la prima squadra. Certo, il campo mi mancava, ma mi allenavo sempre al massimo e mi sono fatto trovare pronto quando ho dovuto giocare”.

Dalla passata stagione, in ogni caso, spesso giocate entrambi. A casa chi guardano in tv?
“Sono abbonati a ogni genere di piattaforma streaming e satellitare, il problema è solo quando le nostre partite sono in contemporanea”.

Che aria speciale c’è a Castellammare di Stabia?
“Una grande scuola di portieri, ma anche diverse generazioni di talenti negli altri ruoli. Noi portieri, penso anche a Iezzo, Sicignano, Mirante, siamo usciti fuori tutti dal lavoro del maestro Ernesto Ferraro che purtroppo ci ha lasciato nel 2019. Dal Club Napoli, la nostra stessa scuola calcio, arrivano anche i fratelli Esposito. C’è grande qualità negli allenatori delle scuole calcio stabiesi, tanta fame nei ragazzini, chissà forse anche una predisposizione a livello genetico”.

Perché tutto quel patrimonio di talento raramente resta a Napoli?
“Non saprei, nell’adolescenza spesso i ragazzi vanno al Nord anche per scelte di vita loro e delle famiglie. La verità è che tutti i napoletani che vanno a giocare fuori prima o poi vorrebbero tornare a vestire la maglia del Napoli, pur sapendo quanto sia complicato essere profeti in patria”.

Gigio lo rivedremo in Italia, prima o poi?
“Ripeto, sta benissimo dov’è”.

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