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Hakan Çalhanoğlu: analisi del Milan con e senza il suo numero 10

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HAKAN ÇALHANOĞLUIl cambiamento nel modo di stare in campo dei rossoneri, in assenza del turco, è sotto gli occhi di tutti: cerchiamo di comprendere attraverso i numeri quali siano le concrete spiegazioni del calo di soluzioni e qualità di gioco senza il trequartista.

La sconfitta contro l’Atalanta è soltanto la seconda in campionato in questa stagione, la quarta dal gennaio 2020. Trovare imputati e colpevoli dopo un match è fuori luogo, cercare alibi nelle assenze sarebbe una caduta di stile.

Il Milan ha perso meritatamente e da questo non si scappa.

Sarà però balzato all’occhio di tutti il cambio di alcune dinamiche di gioco nei momenti di assenza di Hakan Çalhanoğlu, ormai divenuto leader tecnico della formazione allenata da mister Pioli.

Il ruolo di regista offensivo e di primo rifinitore della squadra ha portato le squadre avversarie a vedere spesso inibiti i propri tentativi di soffocare le fonti di gioco milaniste, col trequartista abile ed intelligente nel posizionarsi nel modo più idoneo per ricevere palla e creare situazioni in fase di possesso (ma anche di non possesso), tali da permettere ai compagni di operare in condizione di efficacia ed efficienza nonostante le strategie avversarie.

17 partite giocate da Hakan in questa Serie A, di cui 15 da titolare, con prestazioni di squadra esaltanti e rilevanti, anche nel caso della sconfitta contro la Juventus.

Pochi sono i casi di poca brillantezza nel gioco dei rossoneri, ma in quelle situazioni viene messo in luce un calciatore con capacità di sacrificio tali da diventare parte della fase difensiva e guidare la prima impostazione, quella palla in uscita fondamentale per ripartire e riorganizzare la manovra.

L’importanza del numero 10 è stata spesso sottovalutata, sia dagli addetti ai lavori che da alcuni tifosi che non lo hanno ritenuto così fondamentale per il gioco milanista: ecco, i fatti dimostrano che la necessità di rinnovare il contratto di questo calciatore sia più impellente che mai.

Il coefficiente di creazione di azioni terminate in rete è per lui di 0,78 a partita, per un totale di 12 reti in cui è riuscito ad incidere in 17 partite disputate.

Un dato inferiore soltanto a quello di Zlatan Ibrahimovic, che conta uno 0.90.

Quello che conta ancora di più è il coefficiente in grado di misurare la creazione di azioni terminate con un tiro verso la porta avversaria, che Çalhanoğlu porta a 6.57, con 101 occasioni create in 17 partite di campionato, soltanto 31 rispetto a quelle generate in tutta la stagione precedente, dove disputò 35 partite con un rating più basso di due chance per match.

In questo è il migliore in Italia per medie, il secondo calciatore rossonero è Diaz, con 4 occasioni create a gara ma un tasso di realizzazione di 0.50.

In sua assenza, prendendo in considerazione le ultime tre di Serie A, l’apice di occasioni solo create dal singolo sono state 4 per Brahim contro il Toro, 5 per Kessiè in Sardegna, 4 per Tonali contro i bergamaschi.

Questo significa che il creatore di gioco dei rossoneri è irrimediabilmente lui, che riesce a fornire una seconda fonte di gioco e fantasia rispetto a quella degli eventuali registi presenti in mediana, facendo sì che l’eventuale occultamento dello spazio di gioco del playmaker possa essere compensato dal suo movimento e la liberazione di situazioni che altrimenti sarebbero rese irrealizzabili.

Ma soprattutto riesce ad avere la lucidità e la capacità di creare la chance per mandare in porta i compagni o se stesso con maggior facilità di chiunque altro.

Il lavoro di Pessina, posto a uomo su Tonali durante l’incontro di sabato, ha permesso ai nerazzurri di schermare l’iniziativa di gioco rossonera, non avendo questi alcuna ulteriore risorsa in grado di rimpiazzare il centrocampista nativo di Mannheim per caratteristiche.

Ma le problematiche di gioco erano già state in parte evidenziate contro Torino e Cagliari, dove l’assenza di Hakan fu compensata dalla profondità data dalla copertura degli spazi di centrocampi a 3, in cui le caratteristiche del numero 21 hanno trovato terreno fertile nonostante non fosse un costruttore di gioco.

Il Milan, infatti, gioca un calcio leggermente differente in quei casi, vuoi per una preferenza nella verticalizzazione, vuoi per una maggiore difficoltà nel palleggio.

L’ingresso del numero 10 nella gara contro i granata, seppur a mezzo servizio, aveva mostrato come l’abilità tattica e tecnica gli permettesse di uscire da situazioni non facili con giocate balisticamente proprie del suo repertorio ed irrealizzabili per gli altri membri del team di Pioli, che dispone di caratteristiche interessanti nei propri singoli ma che non possono compensare l’assenza del talento turco.

La media dei tiri realizzati a partita è di circa 3, la percentuale di dribbling riusciti del 68%, il successo nella ricezione della sfera di circa 83%.

Questi sono dati ulteriori che avvalorano le tesi precedenti, certo, ma non permettono di comprendere il fatto che questo calciatore sia semplicemente insostituibile.

Le plurime assenze che hanno contraddistinto la stagione del Milan hanno mostrato la capacità di compensare in qualche modo l’assenza di molti calciatori, anche di pezzi grossi, ma per il modo di giocare della formazione di Pioli, Hakan Çalhanoğlu è indispensabile.

photocredits acmilan.com

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