11 – 83 – 15 (e 93) sulla ruota di Zlatan

0 cuori rossoneri

11, il numero di maglia e i metri che separano il dischetto dalla linea di porta. Undici metri in cui c’è l’esatta distanza tra una gioia e un dispiacere, una possibilità e una certezza.
Undici metri non sono pochi, sono sufficienti per renderti conto che la palla che hai colpito, appena troppo sotto e appena troppo forte, se ne sta andando.
Vola via, verso una curva vuota a rimbalzare triste su dei seggiolini senza scopo. Zlatan sapeva già che, proprio questo, non poteva sbagliarlo. Sapeva che, anche se sopra l’undici che hai sulla maglia c’è pressato a caldo un nome che conoscono in tutto il pianeta e a nessuno verrebbe mai in mente di rispondere “No” alla domanda “Ma Ibra è forte?”, non poteva sbagliarlo.
Prima della battuta, Silvestri (il portiere dell’Hellas) nel silenzio dello stadio chiede a Ibra “L’ultimo l’hai sbagliato vero?”
Vero. Lui lo sa. Noi lo sappiamo.
In fondo Silvestri dice ad alta voce quello che stavamo pensando tutti, Ibra compreso.
Hemingway ne Il vecchio e il mare scrisse che le cose dette ad alta voce non si avverano, chissà, magari se Silvestri avesse detto “Questo lo sbagli” staremmo raccontando una storia diversa. Ma, in questa, la palla è finita fuori dall’apposito spazio che ti permette di aggiungere un numero alla casella gol fatti.
Quindi: 83, i rigori segnati da Zlatan Ibrahimovic in carriera.
15, i rigori sbagliati.
Compreso quello di ieri sera, che, pensandoci, prendendo per buona la dichiarazione d’intenti nel post-partita (Il prossimo lo tira Kessiè), potrebbe essere stato l’ultimo rigore della carriera di Zlatan Ibrahimovic.
 
Al 93’ di una partita difficile comunque il suo gol arriva, arriva sovrastando un difensore avversario che avrà almeno dieci anni meno di lui, con cattiveria, determinazione e coraggio.
Perchè, parafrasando De Gregori, sono questi i particolari da cui si giudica un giocatore.
Stefano Attardi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Radio Rossonera Live

live