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Quella volta che

Milan-Atalanta 3-3, 02/03/03: Quella volta che… Una partita postmoderna

Stefano Attardi | 23 Gennaio 2021

MILAN ATALANTA – Nell’anno in cui il Milan solleverà la coppa, in un’indimenticabile notte inglese di fine maggio, è passato un pomeriggio particolare. Un pomeriggio in cui sbaglia chi di solito non lo fa, dove le cose prendono una piega strana, poi si aggiustano e ti lasciano con la sensazione che non hai capito bene quello che è successo.

Definire una partita postmoderna, parrebbe una forzatura, ma gli eventi di quel 2 marzo si snodano con un’ importante dose di irrazionalità e ironia, e, in certi momenti mettono in discussione l’esistenza di una realtà oggettiva.

Il Milan, allenato da Carlo Ancelotti, entra in campo accolto dal boato che producono  60.095 spettatori stipati nei vari settori di San Siro. Scendono in campo, dal primo minuto: Dida; Maldini; Kaladze; Costacurta; Gattuso; Rui Costa; Seedorf; Serginho; Rivaldo; Inzaghi.

Alcuni non lo ricordano, ma quell’anno la Champions aveva ancora la doppia fase a gironi, quindi a marzo c’era la necessità di far ruotare gli uomini a disposizione. In quella domenica, contro l’Atalanta, Ancelotti aveva optato per Serginho e Rivaldo alle spalle d’Inzaghi.

L’Atalanta di Vavassori, che non ha le stesse problematiche, si dispone con: Taibi; Sala; Natali; Siviglia; Dabo; Gautieri; Doni; Tramezzani; Zenoni; Vugrinec; Rossini. Occhio a Fausto Rossini, perché questa è anche la sua partita. 

L’arbitro Stefano Farina, alle 15 in punto, da il via.

Paolo Maldini è universalmente riconosciuto come uno dei difensori più forti al mondo, gioca con la fascia di capitano e un carisma che risplende di luce propria.  Ma questa partita è diversa e vuole mettere le cose in chiaro da subito. Passano 46 secondi, l’Atalanta batte una rimessa laterale lunga, dalla nostra trequarti, verso la nostra area di rigore. 

La palla spiove, velleitaria e docile, verso il difensore più forte, che però, in questa partita, calcia malamente di destro, svirgola in maniera orribile. Autogol.

Dida guarda Maldini perplesso, come se l’avesse fatto di proposito. Non è abituato a vederlo sbagliare così, nessuno è abituato. Primo minuto, Atalanta in vantaggio. 0-1. 

L’errore è contagioso, nel giro di dieci minuti Dida respinge malissimo un tiro centrale e Nesta sbaglia completamente un’ uscita di testa e mette Rossini solo davanti alla nostra porta. In entrambe le occasioni ci salviamo, non si sa bene come. Al 29’ Gautieri scende sulla fascia destra e crossa in mezzo, Fausto Rossini controlla di testa, taglia fuori Paolo Maldini che commette pure fallo, lo sovrasta fisicamente e segna. 0-2.

Un paio di minuti dopo, al 31’ Doni porta palla al limite della nostra area di rigore, spostato sulla destra, Gattuso è passivo, invece di intervenire temporeggia, altri due compagni si adeguano. Doni mette una palla in mezzo, un campanile arcuato, Rossini salta in testa a Costacurta e segna. 0-3.

Qualcosa nell’universo si è incastrato male, quello che di solito succede, le razionalità su cui si poggia l’esistenza sembrano sospese. Quando pare che sia una domenica imprevedibile, storta, le cose si rimettono a girare nel verso corretto da sole. Senza motivo. Rui Costa verticalizza per Seedorf, esterno destro/tacco delizioso e innescare Inzaghi che si avviluppa attorno al suo sventurato marcatore (Sala, ex Milanista), che non capisce bene come sia finito Inzaghi da solo davanti al portiere.

34’ Gol. 1-3.

Dieci minuti dopo sempre Inzaghi subisce un fallo in area (sempre Sala): rigore. Sul dischetto va Rivaldo, il cui sinistro è universalmente riconosciuto come uno dei migliori, campione del mondo in carica.

Palo. Sempre 1-3

Le squadre rientrano negli spogliatoi, l’assist di Seedorf è stato stupendo e invece Rivaldo ha giocato un brutto primo tempo, impalpabile, e ha pure sbagliato il rigore. Ancelotti, pervaso dall’incantesimo di quelle ore, toglie Seedorf e mette Tomasson.

Ecco, in un pomeriggio in cui niente si capisce, Carlo intuisce qualcosa. E farà la differenza. Il Milan del secondo tempo è diverso, ha messo, non si sa come (o forse Ancelotti lo sa), le cose nel verso giusto,la squadra macina gioco e le occasioni arrivano. Traversa di Rui Costa, bella parate di Taibi su bellissimo sinistro dal limite di Rivaldo. 

Manca qualcosa, Carlo sa cosa. Al 56’ entra Helveg per Kaladze.

Al 70’ la palla, crossata proprio da Helveg, trova Inzaghi in area contrastato da un difensore bergamasco. La palla schizza sui piedi di Tomasson, che dribbla il portiere con eleganza e freddezza estreme. Gol.

2-3.

Al 79’ Rui Costa crossa dalla sinistra: Inzaghi si stacca, dal marcatore e stacca, di testa. La palla si infila nell’incrocio dei pali opposto, osservata da Taibi impotente.

3-3.

Il Milan avrebbe pure l’occasione di vincerla quella partita, Rivaldo, solo davanti al portiere, tira di destro ma Taibi pizzica la palla coi tacchetti della scarpa del suo piede destro. 

3-3 finale.

Alla fine del film dei fratelli Cohen “Burn after reading” tradotto in italiano “A prova di spia” un dirigente della CIA, esaminando i fatti appena narrati durante il film con il suo sottoposto chiede:

“Cosa abbiamo imparato Palmer ?”

“Non lo so signore”

“Non lo so neanch’io”

“Immagino che abbiamo imparato a non farlo più”

“Sissignore”

“Se solo sapessimo che cosa abbiamo fatto”. 

photocredits machenesanno.it/

Scritto da Stefano Attardi

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