Quella volta che: Teorema Serginho

“L’azione costruita su due triangoli isosceli, che hanno per vertici Seedorf e Tomasson, produrrà una bisettrice tendente all’ucraino che impatterà la sfera per l’angolo opposto del rettangolo di porta”.

La partita la vinceremo 0-3, ve lo scrivo subito perché è un dato sovrabbondante, così come è superfluo soffermarsi sulla bellezza di un Milan che nel maggio antecedente si era guadagnato l’articolo determinativo davanti.

Già, quello non è “un” Milan, quando ne parliamo quello è “il” Milan.

Il Milan di Ancelotti però ha appena perso 0-1 in casa col Bruges in champions, la partita che arriva domenica è di quelle che servono per riscattarsi, di quelle che non vedi l’ora che arrivano per dimostrare che la sconfitta di metà settimana è stata un caso, un passo falso.

Inzaghi si è stirato, al suo posto gioca quel giocatore mitico e mistico che risponde al nome di John Dahl Tomasson (tra l’altro passione calcistica del direttore Simone Cristao). 

I ricordi che abbiamo di Tomasson sono tutti avvolti da una nebbia di inconsistenza onirica, ogni tanto qualcuno lo nomina e ci appaiono dei flash, degli schizzi a pastello di azioni che galleggiano nelle etere.

Personalmente non ricordo il periodo in cui è andato via dal Milan, lo immagino che saluta i compagni in spogliatoio e viene assunto in cielo da un fascio di luce, che lo fa sparire oltre le nuvole screziate di porpora; in un tramonto di maggio.

Tomasson l’eletto.

Eppure quel pomeriggio il divino Tomasson viene degradato ad angolo acuto, a semplice strumento geometrico. In cattedra è salito, schiarendosi la voce, l’esimio Professor Sérgio Cláudio dos Santos.

Ha un teorema da esporre, chiede la collaborazione dei suoi assistenti: un centrocampista dal piede delicato e il baricentro basso, nato a Paramaribo, di nome Clarence. Il sovracitato Gesù danese di nome John Dahl e un ragazzo ucraino volenteroso.

Il professor Sérgio Clàudio posiziona la cattedra sulla nostra fascia sinistra, all’altezza della metà campo. É il 14’ del secondo tempo, dimostrando una certa attenzione alle tradizioni, ha concesso il consuetudinario quarto d’ora accademico.

Si sistema il collo alto di cachemire in modo che non gli dia fastidio, regola l’altezza del microfono, si sistema con l’indice gli occhiali sul naso adunco.

Procede con due cenni del capo che i suoi reattivi assistenti colgono al volo, si posizionano esatti, l’egregio professore sembra soddisfatto, si può iniziare:

  • Tocco per Seedorf, scatto a superare l’avversario, la palla ritorna.
  • Tocco per Tomasson, scatto alle spalle del terzino preso in mezzo, la palla ritorna.
  • Tocco per Shevchenko, tiro, gol.

Il professore, si siede, ha terminato.

L’applauso arriva, fragoroso.

Gli studenti Sampdoriani sono estasiati ma preoccupati, hanno preso appunti ma a riguardarli si rendono conto che dovranno studiare parecchio. Alcuni hanno le mani sui fianchi, sconsolati.

Eppure, mentre il professore spiegava, era sembrato tutto facile…

Stefano Attardi

1 commento su “Quella volta che: Teorema Serginho”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Tutti convocati

Radio rossonera live

torna al live

La radio 24/7 dedicata al Milan