Pobega: “Rabiot è il centrocampista che mi ha creato più problemi”

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Piero Mantegazza
Nato in provincia di Como nel 2000, laureato in Economia dei beni culturali e dello spettacolo. Ho mosso i primi passi nel giornalismo a “La Provincia di Como” per poi passare a Radio Rossonera. Raccontare lo sport è la mia passione: calcio e tennis non devono mai mancare. Fin da bambino il focus è il Milan, che è come una seconda famiglia. Innamorato delle bandiere e delle loro ineguagliabili storie, ormai sempre più in via d’estinzione

Quella di Tommaso Pobega è una bellissima storia, in cui il Milan ha sempre fatto da protagonista. Il centrocampista è cresciuto nel settore giovanile rossonero, per poi girare diverse squadre, ma sempre in prestito. Esordisce in Serie A con lo Spezia nel 2020, poi dopo la parentesi al Torino, fa definitivamente ritorno a casa nell’estate 2022.

Con la Dinamo Zagabria ha trovato in contemporanea il primo gol con il Milan e il primo gol in Champions League. É stato intervistato nella nuova puntata di 1v1 di Dazn, dove ha raccontato il suo momento e tanti interessanti aneddoti.

Sto bene. Sono contento finalmente di essere riuscito a rimanere qua. Sono soddisfatto di quello che stiamo facendo a livello di squadra, possiamo fare ancora di più, sicuramente. Dopo magari qualche anno in cui ho fatto prestiti, ritornare qua ha un sapore diverso, il senso di dire: vai, vai, fai esperienza, dai il tuo massimo e poi torna qui che c’è un ambiente per lavorare fantastico”.

 Dopo lo Spezia, come hai vissuto il passaggio al Toro? – “Uscendo dalla Primavera sicuramente non ero già pronto per fare un salto più alto di quello che ho fatto. Mi è servito fare ogni step per crescere, maturare e migliorare. Sapevo che stagione avevo fatto allo Spezia, sapevo il livello che c’era qua, io volevo avere un’altra prova da me stesso e dire: “Ok, voglio andare a fare un altro anno, rimettermi in gioco e cercare di fare ancora meglio”.

Reagite sempre bene dopo le sconfitte – “Ripartire dopo la sconfitta con il Napoli? È stata una cosa su cui anche il mister ha parlato tanto in allenamento, negli spogliatoi: le squadre forti si vedono sempre dopo una piccola caduta, perché tu puoi cadere però l’importante dopo è rimettersi subito in sesto e continuare su quello che stavi facendo e noi in queste 3 partite l’abbiamo dimostrato e dobbiamo continuare così”.

Ambiente al Milan – “Sto cercando di abituarmi, ma penso sia difficile, all’affetto dei tifosi. Ho vissuto tante piazze diverse in cui c’è comunque tanta passione, l’anno scorso al Torino c’era una piazza molto appassionata. Però qua al Milan proprio come numeri e presenza allo stadio è una cosa diversa. Quando vedi le coreografie che fanno prima della partita capisci che è veramente bello e importante”.

Gattuso– “Mi ricordo che quando eravamo noi in Primavera, eravamo 4 ragazzi, quelli un po’ più “anziani”, perché ci sono sempre più anni insieme nel gruppo Primavera. In convitto avevamo sempre un tavolo separato rispetto agli altri, stavamo sempre lì. Quando è venuto a saperlo dai tutor o da qualcuno, ci ha chiamato da parte e ci ha detto “non voglio più vedere queste cose perché siamo una squadra”. Anche da questo punto di vista lui curava l’aspetto proprio della persona e dei legami che ci sono all’interno della squadra”.

Il numero 32 – “Ho sempre avuto numeri pari, poi quando dovevo scegliere ho guardato la serie sui Los Angeles Lakers e c’era Magic Johnson, un giocatore che mi è sempre piaciuto in NBA, mi piaceva come numero e ho scelto quello”.

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Centrocampista che ti ha messo più in difficoltà’ – “L’anno scorso posso dire Rabiot”.

Idoli – “Extra calcio LeBron James. Calcio, amavo Schweinsteiger da bambino”.

Gara 7 delle NBA Finals o finale di Champions League– “Dipende da chi c’è in campo e dalle partite. Se c’è LeBron dico gara 7”.

Il Milan in una parola – “Passione”.

Primo gol con il Milan – “Sinceramente, ci ho capito poco in quel momento. E’ stato veramente bello, all’inizio volevo proprio capire se la palla era entrata. Poi è stato bello quando tutti i compagni mi hanno abbracciato. Rappresenta che si lavora bene e tutti insieme, poi ognuno è contento del successo del compagno”.

Il soprannome HARRY POTTER – “Come film mi piace, ho fatto la saga con la mia ragazza. Ma dopo un po’ non ne posso più veramente (ride, ndr)”.

photocredits: acmilan.com

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