Pioli, parla l’ex compagno: “Era un leader alla… Maldini”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, il doppio ex di Verona-Milan ed ex compagno anche di Stefano Pioli Giuseppe Galderisi ha parlato della sfida di stasera e… dello stesso Stefano Pioli: “Al Milan non fu un’esperienza fortunata, ma fui uno dei primi 5 acquisti di Berlusconi”.

Il primo aneddoto che le viene in mente su Silvio?
“Un giorno, prima di una partita, prese sottobraccio me e Donadoni, ci facemmo una passeggiata e ci disse che saremmo diventata la squadra più forte del mondo”.

Un must, che però lei non fece in tempo a vedere: la stagione successiva si trasferì alla Lazio.
“Sono andato a Milanello con grande entusiasmo, convinto che si potesse iniziare qualcosa di importante in termini di squadra e personali. Ho apprezzato molto la gente rossonero, e loro hanno apprezzato me. Là ho imparato che non devi essere per forza di cose titolare per sentirti forte, ma occorre sfruttare al massimo le occasioni del momento. Una gran bella esperienza, l’unico rammarico è che avrei potuto fare molto di più”.

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Anche Giroud è arrivato al Milan convinto di poter iniziare qualcosa di importante. Obiettivo centrato, 36 anni e non sentirli. Ce lo descriva con l’occhio dell’attaccante.
“Olivier è spettacolare. Per capacità tecniche e perché è un punto di riferimento. E’ pazzesco, sa vedere la porta anche se la porta ‘non c’è’. E’ ciò che sa fare una punta vera, e poi ha una carica e una mentalità eccezionali”.

Parole con cui si può fare copia-incolla per Ibra.
“Io lo aspetto, nella seconda parte dell’anno. Da come parla e cosa dice, mi attendo di vederlo ancora decisivo. Ha la personalità giusta per continuare a far crescere il gruppo. Nel finale di stagione sarà un’arma in più, anche se ormai il Milan ha da tempo una sua identità ben precisa”.

Origi invece deve ancora finire il rodaggio.
“Il periodo di ambientamento, gli infortuni e la scarsa continuità non l’hanno aiutato, ma io ho un’immensa stima dell’uomo e del professionista Maldini, che sta facendo cose molto importanti. Quindi so che se portano a Milanello qualcuno, è perché quel qualcuno può funzionare”.

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Domanda secca: Leao va rinnovato a tutti i costi oppure oltre una certa offerta è giusto non spingersi?
“Io dico che il Milan arriverà a chiudere la trattativa. Lui peraltro deve tanto a questo club per come l’ha sostenuto e per chi l’ha fatto diventare. Il Milan non se lo farà sfuggire, e dico anche che in certi casi, ben ponderati, una deroga al budget ci può stare”.

Prima parlava di Milan con un’identità precisa: è l’eccellenza del lavoro di Pioli.
“La bravura di un club che va a prendere giocatori bravi, funzionali e a cifre contenute va messa in un contesto dove c’è un allenatore che sa far rendere al meglio i suoi giocatori. Questo Milan ha l’anima di Pioli, un tecnico per costruire una grande squadra deve saper entrare nella testa dei giocatori. Farli sentire tutti importanti. E questa è un’altra grande qualità che lui ha. Milan e Napoli sono le squadre che giocano il calcio più bello. Il Milan è cresciuto anno dopo anno con la capacità dell’allenatore di gestire il gruppo nei momenti difficili. La squadra ha sempre reagito, se la squadra reagisce vuol dire che ha un’anima, e quell’anima gliela trasmette l’allenatore”.

Ci racconti il Pioli di campo e di spogliatoio: stagione ’88-89, Stefano arrivava dalla Juve di Scirea, Platini e Boniek, non era più un ragazzino.
“Un signor giocatore. Ma devo dire che avevamo una squadra bella unita. Io, Volpecina, Iachini, Bortolazzi, Pioli… Ci si trovava spesso la sera, e avevamo una cultura del lavoro importante, si viveva i momenti col giusto equilibrio. Ecco, a proposito di equilibrio, Stefano ne ha sempre avuto tanto. Non era un chiacchierone, ma quando parlava diceva sempre cose sensate e veniva ascoltato. Era uno dei leader, aveva la capacità di entrarti dentro senza la necessità di sbraitare. Un modo di porsi, diciamo, un po’ alla Maldini e infatti non è casuale che si trovino così bene adesso. Pioli ha fatto vedere la stoffa giusta per allenare fin dai primi passi nelle giovanili del Bologna. Grande persona, grande stratega. Il suo Milan può rivincere il campionato, deve crederci fortemente perché ha dimostrato di essere all’altezza. E, ripeto, Pioli sa esaltare i giocatori nei momenti di difficoltà”.

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Photocredits: acmilan.com

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