Terim: “Milanisti, vi capisco! Ok lo stile Pioli, ma così si sbaglia”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Terim si apre verso Italiano e Pioli: il giudizio e la vicinanza ai due tecnici del doppio ex prima di Milan-Fiorentina

In passato alla guida sia di Milan che di Fiorentina, Fatih Terim è intervenuto ai microfoni della Gazzetta dello Sport per analizzare le due diverse situazioni di Stefano Pioli e Vincenzo Italiano. L’ex allenatore turco ha dato spazio alla parola “pressione” e anche ai pensieri dei tifosi. Di seguito, la sua intervista.

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Dalla pressione agli obiettivi

Terim, conosce la pressione che stanno vivendo Pioli e la squadra in questi giorni?

«Perfettamente, come la conoscono loro del resto. Essere al Milan, da allenatore o giocatore, vuol dire una cosa sola: si ha il dovere di essere sempre ai vertici. Hanno vinto il campionato nel 2022 e l’anno scorso sono andati avanti in Europa: devono continuare su questa linea. Scudetto e Champions, è il destino dei grandissimi club. E il Milan deve lottare ogni anno per questi obiettivi».

Vale anche per il Milan di oggi, costretto a rinunciare ai suoi uomini d’attacco migliori, Leao e Giroud, e condizionato dagli infortuni?

«Rafa porta tanta qualità, Giroud è il bomber e per loro ho massimo rispetto. Ma le grandi squadre devono sapere fare a meno di tutti, non ci sono scuse».

Aggiunge altra pressione su Pioli…

«Conosco questa parola. Lo stile di Pioli mi piace: il Milan gioca sempre per imporsi, come nell’anno dello scudetto, in casa e fuori. Chiaro che un allenatore vorrebbe sempre lavorare in tranquillità e non pensare che dopo due-tre partite senza vittorie la gente chieda la sua testa… Servono altre due semplici parole: fiducia e pazienza. Il club deve fargli sentire vicinanza, è sbagliato sedersi in panchina e pensare: “Se non va bene, è finita”».

Tra campionato e coppa è un momento delicato: riusciranno a rilanciarsi sui due fronti?

«In questo capisco i tifosi, abituati a grandi vittorie. La storia del Milan impone di essere sempre ai vertici. Ma comprendo anche il parere della dirigenza che, con un gruppo nuovo, invita alla calma. Un passo alla volta e cogliere il lato positivo delle cose: chi gioca al posto dei titolari avrà una chance per mettersi in mostra e dare ulteriore valore alla squadra».

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La Viola

La Fiorentina non è l’avversaria migliore per riuscirci: obiettivi viola?

«Arriva a San Siro da quinta in classifica, come il Milan deve avere traguardi ambiziosi. Altro che ottavo, nono o decimo posto: dovrebbe puntare ogni anno ai primi quattro che valgono la Champions League. Non ho portato loro troppa fortuna quando li ho visti dal vivo l’ultima volta, a Istanbul: hanno perso 3-0 in Conference contro il Basaksehir. Dalla tv però ho visto spesso delle belle partite. La città e i tifosi che riempiono sempre lo stadio meritano di tornare in alto e di restarci».

L’entusiasmo deriva anche dal bel gioco: le piace Italiano?

«Sì, sì, sì». Terim lo ripete tre volte. «Mi piace il suo spirito offensivo, il modo di fare pressing molto alto e l’idea di insistere sul possesso palla per avere il controllo del gioco. Italiano erede dell’imperatore Terim? Altro sì, ha una filosofia molto simile a quella che era la mia anche se con giocatori diversi».

Vincenzo Montella come lei ha guidato Fiorentina, Milan e ora è c.t. della nazionale turca. Ha condiviso questa scelta?

«Altro bravo allenatore, che ho seguito e che stimo. Siamo in contatto già da quado era tecnico dell’Adana, da allora abbiamo continuato a sentirci per telefono. Penso che con lui la Turchia possa inseguire nuovi successi. E’ un altro interprete del calcio offensivo, per questo mi piace: giocare all’attacco è la prima regola del mio carattere».

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