il 06/10/2023 alle 14:02

Pioli: “Vi porto dentro Milanello, tra il gioco e la giornata tipo”

2 cuori rossoneri

L’evoluzione del suo gioco, il rapporto coi giocatori e la vita a Milanello: Pioli si racconta a “Il Nuovo Calcio”

In una lunga intervista rilasciata ai microfoni de “Il Nuovo Calcio”, rivista specializzata per allenatori e addetti ai lavori del mondo del calcio, Stefano Pioli si spoglia di segreti e di riservatezze e ci porta dentro ai suoi metodi. Non solo com’è cambiato il suo modo di giocare e allenare, ma anche le tecniche per far rendere al meglio i suoi calciatori e per avere un rapporto sincero con ognuno di loro. Di seguito, alcuni passaggi dell’intervista all’allenatore del Milan.

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L’evoluzione del gioco, il ruolo e la giornata tipo

C’è ancora un’evoluzione del gioco e del Pioli allenatore?

“Certamente, deriva dalla passione con cui affronti ogni giorno il campo, dalla curiosità che ti porta ad aggiornarti, a vedere tante cose. Sono vent’anni che alleno squadre, se penso come lavoravamo allora con il mio staff… ci sono stati cambiamenti su qualsiasi aspetto, sulla parte tecnico-tattica, sulla preparazione fisica, sulla comunicazione, sul rapporto coi giocatori, i giocatori stessi sono completamente differenti, anche da me come calciatore. Adesso sono preparatissimi, chiedono molto, pretendono tanto, a volte anche troppo, in termini di conoscenze”.

E il ruolo di allenatore, l’interpretazione personale secondo Stefano Pioli, è sempre la stessa? Oppure…

“Il ruolo no, è identico. L’allenatore deve gestire una squadra e prepararla al meglio. Sono cambiate invece le modalità e le priorità. Anche le mie conoscenze sono diverse, ora sicuramente molto più profonde. Adesso, mi concentro su due aspetti: rapporto coi giocatori e strategia di gara. Parlare con continuità con i ragazzi, quotidianamente, è troppo importante, mi porta via molto tempo ed energie. Però è determinante conoscerli a fondo. Questo è il mio primo focus. Per quanto concerne la settimana di allenamento, viene pianificata e gestita con lo staff. Sappiamo bene visto il tempo che siamo insieme dove e come incastrare le nostre cose, i nostri lavori tattici, la strategia sulla partita. Poi…”.

Prego, mister.

“Ho completamente modificato la maniera di lavorare sul campo. Adesso, giochiamo e basta. Sempre 11>11. Sempre. Variamo gli spazi, più stretti, più lunghi, niente interventi per reparti, li ho cancellati. Introduciamo qualche regola, qualche vincolo, ma non tutte le volte. Credo che allenarsi 11>11 sia la cosa migliore, quella che dà conoscenze più utili ai giocatori. Alla fine, la “domenica” cosa facciamo? Giochiamo. Giochiamo 11>11. Li abituo a questo. Niente spazio di metà campo ad esempio, non mi piace”.

Com’è organizzata generalmente la seduta, o meglio una giornata tipo al Milan?

“Si comincia dalla colazione obbligatoria insieme, un’ora prima dell’inizio tutti nello spogliatoio, attivazione individuale secondo piani personalizzati, coi preparatori o da soli. Compresa la prevenzione. Prima di entrare in campo i ragazzi svolgono una parte aerobica sul tapis roulant, quindi si esce e via. Riscaldamento tecnico? Quasi mai. Gli aspetti legati alle gestualità col pallone, come detto, li facciamo prima o dopo la sessione, quasi sempre dopo, a dire il vero. Considerate comunque che di settimane standard da sette giorni durante la stagione ce ne sono pochissime. Le prime tre dell’anno, ad esempio, ma già dopo la prima sosta per le nazionali abbiamo 7 partite in 21 giorni. Abbiamo fatto bene in preparazione e in questo periodo, siamo partiti presto, rosa quasi completa, lo sapevamo… volevamo un inizio del genere”.

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I terzini dentro al campo e i day-off

Proseguendo sul discorso dell’evoluzione metodologica di Pioli, c’è dell’altro?

“Che mi soffermo meno sulla partita disputata, la guardo ci mancherebbe, osservo le cose negative e positive, ma ci concentriamo sul futuro. Non c’è tempo, anche perché la gara successiva sarà completamente differente: nuovi avversari, nuove situazioni ambientali, nuove posizioni. Noi abbiamo i nostri principi, insistiamo su questo, studiamo gli avversari, ma dare nell’immediato troppa attenzione a quello che è già successo non giova molto. Ogni 25 giorni comunque per noi, come staff, c’è una sosta. E mi vengono presentati dal nostro gruppo di lavoro video e dati, dati report per capire le tendenze della squadra, fase difensiva, fase offensiva… e in questo contesto facciamo un riesame di quanto compiuto”.

Com’è nata l’intuizione di portare Calabria, o i terzini in generale, a giocare dentro il campo?

“Dalla preparazione dei miei colleghi italiani. Dalla soluzione di giocare uomo su uomo di diversi avversari, soluzione che ti obbliga a trovare contromosse. Se affrontiamo squadre che lavorano a uomo, devi pensare a come creare loro difficoltà, in caso contrario non ti resta che vincere tutti gli 1>1. La prima volta che l’abbiamo fatto è stata contro l’Atalanta, abbiamo usato Calabria e Theo molto ‘dentro’ per portare via i loro esterni. È chiaro che prendo spunto anche da quello che fanno in campo internazionale. Guardiola ha adottato spesso questa soluzione. L’importante per me è che i giocatori sappiano cosa devono fare. Siano contenti di farlo. E abbiano le caratteristiche giuste, Calabria nasce mezzala. Se avessi esterni bassi di sola corsa, farei altro probabilmente. I giocatori vanno messi dentro un’organizzazione, dentro a dei principi, a dei concetti… che ti permettono di avere un determinato equilibrio. Dopo che è nata l’idea, si usano i video, si va sul campo e quando percepisci che la sentono loro… è fatta”.

Quella sensazione lì è solo dell’allenatore, è difficile apprenderla…

“Ti è data dal mestiere, dalle esperienze e dalla conoscenza profonda dei tuoi uomini. Dal rapporto che hai creato, costruito. A volte mi basta qualche atteggiamento, una postura, uno sguardo, per capire se proseguire nell’obiettivo che stiamo ricercando”.

[…]

“Quando posso, concedo volentieri un day-off. È apprezzatissimo, non perché i ragazzi non fanno niente, ma perché recuperano e tornano ad allenarsi con una voglia diversa. Preferisco un allenamento in meno, ma quello dopo fatto al massimo, che due mezze sedute al risparmio. Vi faccio una domanda: qual è il campionato dove tutti dicono ci siano più corsa e ritmi sempre alti?”.

L’Inghilterra, mister?

“Sì, e lo sapete anche voi che è una prassi dare un giorno di riposo più o meno a metà settimana, appunto il cosiddetto day-off! E questo non incide sulle prestazioni. Certo, c’è una cultura diversa dalla nostra. A proposito, dimenticavo: ho ‘cancellato’ anche le doppie sedute. Avere una squadra poco reattiva il giorno successivo mi serve a poco”.

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